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sabato 2 marzo 2019

I vini friulani di roccia e di mare

I Delegati Onav Robi Jacomin di Trieste e Massimo Ponzanelli di Genova hanno organizzato e condotto una serata speciale, durante la quale il Carso e la sua produzione vinicola sono stati protagonisti.

“Abbiamo scelto gli autoctoni, cioè la Glera, la Vitovska, la Malvasia, i Refoschi e il Terrano” afferma Jacomin, presentando questi vini insoliti ma molto interessanti, nati in una zona limitata alla provincia di Trieste dove il terroir è diverso rispetto alle altre zone del Friuli Venezia Giulia, diverse le condizioni climatiche e roccia, vento e mare sono davvero elementi fondamentali.
Si tratta della sottile striscia di terra che si estende fino a Trieste, tra il mar Adriatico e il confine Sloveno. Un territorio battuto dalle brezze salmastre del mare e dalla fredda bora, che, con la sua forza, pulisce i vigneti e permette ai viticultori di diminuire notevolmente i trattamenti in vigna: un suolo pietroso, arido, povero di sostanze organiche, ma molto ricco di minerali, un habitat perfetto per la coltivazione della vite, caratterizzato da rocce calcaree bianche, coperte da poca terra rossa e ferrosa.
“Una terra senza terra, in cui le viti lottano per la sopravvivenza con la pietra, tanta pietra”, come cita Robi Jacomin.
Anche il clima è difficile in questa regione: arso e siccitoso, con estati calde e inverni freddi, mitigati dal mare. I vitigni sono perlopiù disposti su terrazze sopra Trieste che è la più piccola provincia d’Italia e la produzione è limitata, solo il 4% della produzione regionale che, a sua volta, costituisce il 4% di quella nazionale.
La viticoltura qui è giovane e, proprio per queste sue caratteristiche, il Carso è il regno dei vitigni autoctoni, che, nei secoli, si sono adattati a queste condizioni estreme e hanno saputo trovare il loro equilibrio, per esprimersi con risultati di eccellenza.

La Vitovska è un’uva autoctona, coltivata solo nella zona del Carso, in passato vinificata spesso insieme con altri vitigni del territorio ma, da alcuni decenni, in purezza, spesso utilizzando l’antica tecnica della macerazione sulle bucce. Piacevole da bere giovane, ma, grazie all’acidità, con un buon potenziale d’invecchiamento.
L’origine del vitigno della Malvasia istriana è antichissima: originario di Creta, dall’Egeo pare si sia diffuso seguendo le rotte della colonizzazione greca. Il nome deriva dal porto del Pelopponeso di Monemvasia, che era il principale scalo di esportazione del vino greco, dolce e aromatico, esportato, fin dal XIII secolo, dalle flotte veneziane.
Il Terrano
è un vitigno autoctono a bacca rossa, tipico del territorio del Carso, di origine molto antica, appartenente alla famiglia dei Refoschi. Vitigno vigoroso e produttivo, presenta forti similitudini genetiche con la Cagnina, coltivata tradizionalmente in Romagna.
Degustazione:

1) - Brut KK Spumante Metodo Classico, Az. Agr. Kante
50% malvasia istriana 50% chardonnay, un anno sui lieviti
Naso: floreale, miele di acacia, con gradevole nota citrina, pompelmo e scorza di limone;
In bocca salinità e acidità lo rendono molto piacevole.

2) Glera 2017 DOC Carso AZ: Bole
Il vino è Prosecco con Glera, autoctono non spumantizzato. La Glera nasce e cresce in tutta la zona, nel Carso viene vinificato fermo solo da due produttori.
Con belle note floreali al naso e buona acidità in bocca, appare un vino non molto complesso ma pulito e franco, di buona piacevolezza, con note amaricanti finali e bella freschezza.

Seguono le due Vitovska, nome che deriva dal viticcio; uva abbandonata e sconosciuta fino agli anni Settanta, poi ripresa negli ultimi 40 anni.
Il primo vino è vinificato in maniera tradizionale, il secondo è vino macerato.

3) - Vitovska 2017, Fattoria Carsica Bajta, IGT Venezia Giulia
Vendemmia un po’ tardiva; naso aromatico, intrigante, con sensazioni citrine e sentori di fiori gialli quali la ginestra, l’albicocca matura. In bocca offre una sensazione fresca e acida, di forte salinità da territorio, elementi molto caratteristici; retrogusto lungo, buon equilibrio.

4) - Vitovska 2016, Az. Agr. Benjamin Zidarich, IGP Venezia Giulia
Vinificato con macerazione tipica dei vini friulani; per tradizione molti produttori lavorano con macerazione l’uva raccolta perlopiù in vendemmia tardiva e poi lasciata per 10 giorni sulle bucce. Non si fanno filtrazioni né controllo della temperatura.
Naso: confettura, agrumi, arance, marmellata, note speziate, anice stellato, un mondo ricco di aromi.
Sapore: naturale, fresco, c’è tutta la salinità e la sapidità del Carso in un corpo da vino rosso.

5)Malvasia 2017, Az. Agr. Lenardon, IGP Venezia Giulia
Vinificazione tradizionale e affinamento in recipienti di acciaio inox.
Naso con intensa nota fumè, floreale pulito e fruttato. Entra in bocca equilibrato, morbido. Vino molto gradevole. Buona morbidezza e grassezza.

6)Malvasia 2016, Az. Agr. Škerlj, IGT Venezia Giulia
Macerazione delle uve, senza controllo temperature, riposo in botti grandi per 24 mesi. Nessuna filtrazione e stabilizzazione, tutto avviene spontaneamente nella cantina scavata nella roccia che garantisce umidità e temperatura fresca. Colore arancione luminoso, acidità buona.
Naso: ricco con frutta e macedonia, complessità olfattiva con spezie intense, note cannella, frutta secca. In bocca: in equilibrio, ricco, acido, dal corpo importante, con sensazioni di zenzero piccante, vino intenso.

7)Terrano 2016, Az. Agr. Škerk, IGT Venezia Giulia
Prodotto dal Refosco dal peduncolo verde.
Macerazione senza controllo temperatura e in barrique di media grandezza. Vino naturale, rubino carico. Naso erbaceo, pirazine, frutta rossa, vaga speziatura, fieno. Bocca: di acidità forte, salatura, corpo medio, molto spigoloso.
Originale nella sua spigolosità.

8) Krogle 2016, Az. Agr. Kocjančič, DOC Carso (Refosco) 12°.
85 % Refosco nostrano, 15 % Merlot, Cabernet Sauvignon e Piccola Nera (varietà autoctona da sempre presente nei vigneti storici)
Tutte le fasi di produzione del vino, dalla vigna alla bottiglia, sono ispirate da principi di assoluta artigianalità e naturalità. Per 12 giorni macerazione, poi riposo in botte.
Naso vegetale, con frutto rosso e note speziate, note di vaniglia. In bocca meno aggressivo del precedente. Acidità e salinità. Vino più bilanciato ma sempre tagliente.
Nel Carso i grandi bianchi prevalgono sui rossi.














sabato 21 settembre 2013

FIORDUVA E TINTORE,DUE INTERESSANTI AUTOCTONI DELLA COSTIERA AMALFITANA

Compresa tra la costa e la catena dei monti Lattari, la Costiera Amalfitana è caratterizzata da stradine ripide che si avvolgono intorno alla montagna e da terrazzamenti, chiamati macere, realizzati in tempi antichi, con la tecnica dei muri a secco, in modo da trattenere la pochissima terra esistente per potervi praticare agricoltura e viticoltura.
La terra di riempimento è stata riportata a spalla così come ancora è trasportata a spalla l’uva raccolta al tempo di vendemmia.
Una vera e propria viticoltura eroica qui, come in poche altre zone della penisola.
I muri sono alti piu’ di due metri ma non sono piu larghi di cinque, sono irregolari e offrono spazio in media solo a quattro filari composti a pergola.
Il tutto ricopre in tutto poco meno di 40 ettari di vigneto cresciuto su roccia dolomitica, in terreno tufaceo, spolverato dalle ceneri piovute dopo le eruzioni dl Vesuvio che, da tempo, hanno arricchito il terroir e lo hanno preservato dalla filossera, dal momento che qui tutte le vigne più antiche sono ancora a piede franco.
In questo terreno, un tempo, la vite veniva impiantata direttamente sulla macera, cioè sul muro verticale di contenimento, tra una pietra e l’altra, per utilizzare il terreno sottostante per altre coltivazioni. Il vignaiolo era quasi sempre anche contadino e pescatore perché riusciva a sopravvivere solo grazie a tutte e tre le attività.
Ancora oggi, le vigne più antiche sono impiantate a circa due metri di altezza, attraverso le macere, e i tralci sono sorretti da un reticolato composto da pali di castagno.
In questo straordinario territorio che va dal porto di Amalfi al valico di Chiunzi in verticale, dai 100 ai 700 m. s.l.m.,un tempo si vinificava dappertutto, ogni famiglia lavorava il suo pezzetto di terra e produceva il suo vino, di solito facile e fresco, e, proprio per questa abitudine, sono sopravvissuti molti vitigni autoctoni che sarebbero altrimenti spariti.
La DOC è stata conquistata nel 1995 con la denominazione Costa di Amalfi e comprende l’intera zona collinare,da Vietri a Positano, anche se l’area più vocata è presente nelle sottozone:
Furore, Ravello e Tramonti.
Si è verificata, in questa zona in particolare, la conservazione di specie antichissime dell’antico patrimonio varietale, non distrutto dalla filossera, 28 vitigni bianchi e 14 rossi ma, secondo l’enologo e ricercatore campano Luigi Moio, molti di più. Nel solo comprensorio di Furore, zona della Costiera particolarmente vocata, sono presenti per i bianchi, vitigni come Falanghina, Biancolella, Fenile, Pepella, Ripolo, Ginestra.
Per i rossi: Aglianico, Aglianicone, Piedirosso,Sciascinoso, Tintore, Tronto.

Con il riconoscimento della DOC, la Costiera Amalfitana con le sue tre sottozone è cambiata in meglio.
A dare il via al cambiamento è stata Marisa Cuomo che ha iniziato l’attività nel 1983 ed è poi stata seguita da altri, al punto che queste piccole realtà offrono ora vini sempre più interessanti ed emozionanti.
Vale la pena di riportare la storia di Marisa Cuomo.
Nel piccolo comune di Furore esisteva l’Azienda Gran Furor Divina Costiera, che, dal 1942, produceva vini prodotti con uva proveniente dai terrazzamenti della costa di Furore; essa venne acquistata da Andrea Ferraioli, ultimo discendente di un’antica famiglia di vinificatori, che la offrì come dono di nozze alla moglie Marisa Cuomo ed, insieme, ripresero la tradizione di famiglia.
Dal 1980 in poi in quei minuscoli pezzetti di terra inondati dal sole e rinfrescati dalla brezza del mare, furono impiantate sotto la consulenza dell’enologo Luigi Moio, le barbatelle di vitigni del luogo, quelli più tradizionali e quelli più antichi, abituati a crescere sulla roccia come il Coda di Volpe, la Bianca Zita, la Bianca Tenera, il San Nicola, il Ripoli, il Fenile, la Ginestra per i bianchi.
L’attività fu premiata, nel 1995, con il riconoscimento della Doc Costa d’Amalfi e da riconoscimenti nazionali ed internazionali dei vini della zona.
Tra i prodotti dell’Azienda di Marisa Cuomo : Fiorduva, Furore Bianco, Ravello Bianco, Costa D’Amalfi Bianco, Costa D’Amalfi Rosato, Furore Rosso, Furore Rosso Riserva.
Il Fiorduva vinse l’Oscar del vino nel 2006.
Oggi l’azienda produce vini di grande prestigio da uve provenienti da oltre 15 ettari di vigneti, di cui 3,5 di proprietà e i restanti coltivati da viticoltori dei territori di Furore, Ravello, Scala, Cetara e Vietri sul Mare.
Il vino è conservato in una cantina scavata nella roccia.

Dopo quest’esempio, seguirono altre produzioni di pregio da parte di Ettore Sammarco, di Giuseppe Apicella, della Tenuta San Francesco, dell’Azienda Agricola Reale, da Le vigne di Raito, da O Cammariello, da Mario Mazzitelli.
La produzione è complessivamente piccola, solo 260.000 bottiglie ma la qualità è generalmente notevole.

Tra i vini della zona, tuttavia, due sono degni di una menzione particolare perché veramente originali, di ottima qualità e vinificati esclusivamente con uve provenienti da vitigni autoctoni :

FIORDUVA di Marisa Cuomo

TINTORE di Azienda Reale.

Il Fiorduva è prodotto dall’Azienda Marisa Cuomo con uve provenienti da 15 ettari di vigneti, di cui 3,5 di proprietà e i restanti tenuti da viticoltori di Furore, Ravello, Scale e Vietri.
I tre vitigni autoctoni che compongono il suo bouquet, Ginestra 30%, Fenile 30% e Ripoli 40%, coltivati a pergola su rocce dolomitiche-calcaree, tra i 200 e i 550 m.s.l.m.e con una resa di soli 60 q./ha, fanno del Fiorduva un vino luminoso e intenso, di bella consistenza, floreale e fruttato, dal colore vivace e carico, ben strutturato, con nette note di frutta gialla e di macchia mediterranea, con fondo mielato e un pizzico di anice.
Un ottimo vino.

Il Tintore viene prodotto in purezza con uve del vitigno omonimo, autoctono e centenario, coltivato a piede franco e molto propenso all’invecchiamento.

Coltivato in alto, sulla montagna, in terroir con brezza marina costante e su terra rossastra, tufacea e argillosa, mista a sabbia e lapilli vesuviani.
Si presenta di color rosso intenso, ed infatti un tempo era utilizzato per colorare altri vini, al naso dona sentori di mirtillo e prugna, ciliegia e more,liquirizia e sottobosco.
Potente, con un bel tannino, vino robusto e interessante.
Fu Prisco, il figlio di Peppino Apicella che decise di vinificare il Tintore in purezza e fu seguito da altri con interesse.
Vino fresco e potente,con morbidezza, acidità e tannini in equilibrio, viene prodotto in sole 1500 bottiglie ed è un vero e proprio distillato rosso della sua terra.
monti lattari,