giovedì 17 luglio 2014

FRANCIACORTA SOTTO LE STELLE

Degustazione di spumanti dell’Azienda agricola Mirabella organizzata da Degustatori Vino Genova.

Nell’incantevole cornice di corso Italia e del suo mare, è stata organizzata una serata interessante e gradevolissima con la degustazione di quattro degli spumanti prodotti dall’Azienda Mirabella di Franciacorta.
Nata nel 1979 dall’idea di un gruppo di imprenditori bresciani appassionati di viticoltura e di enologia e si colloca come una delle prime realtà di Franciacorta che hanno evidenziato la tipicità del territorio e che hanno concorso ad potenziare un marchio che oggi è una delle più importanti testimonianze dell’eccellenza vinicola italiana nel mondo.
L’azienda si estende su 56 ettari di vigneto tutti compresi nella DOCG Franciacorta coltivati su terreno morenico solido ed asciutto con grande quantità di minerali provenienti dall’antica attività di un ghiacciaio di Val Camonica che, sciogliendosi, ha depositato sostanze essenziali per gli aromi vinicoli e strutture granulari che rendono il terreno drenato ed asciutto.
Climaticamente, la Franciacorta è mite in inverno con estati calde ma moderate dai venti che soffiano dal lago e dalle alture e che impediscono le nebbie e le umidità invernali.
L’azienda Mirabella, che ha sempre dedicato attenzione alla valorizzazione del territorio, ha sistematicamente adottato la riduzione di conservanti ed allergeni all’interno di tutti i prodotti e l’impostazione della sua attività produttiva è culminata nella pubblicazione di una carta etica che dichiara di “aver intrapreso un percorso (una filosofia) produttiva nel pieno rispetto di tipicità e natura”.

I VINI

Mirabella Brut - Franciacorta D.O.C.G.
Uvaggio:
Pinot Bianco 50% - Chardonnay 50%
Vinificazione
Fermentazione in vasca di cemento a 18 °/20 °C
Maturazione
Sui lieviti per un minimo di 24 mesi.
Dosaggio
Circa 7 gr/lt di zucchero.
Affinamento
4 mesi in bottiglia dopo la sboccatura.
Profumo
Raffinato, fine ed elegante.
Sapore
Secco, delicato, mediamente persistente.
Abbinamenti
Aperitivo di gran classe, soddisfa pienamente se opportunamente utilizzato a tutto pasto.

Mirabella Satèn - Franciacorta D.O.C.G.
Uvaggio:
Chardonnay 100%
Vinificazione
Fermentazione in vasca di cemento a 18 °/20 ° C e successivo passaggio in barrique per il 10% del vino base.
Maturazione
Sui lieviti per un minimo di 28 mesi.
Dosaggio
Circa 10 gr/lt di zucchero.
Affinamento
4 mesi in bottiglia dopo la sboccatura.
Profumo
Persistente, raffinato ed elegante.
Sapore
Morbido, complesso ed avvolgente.
Abbinamenti
Aperitivo, ma anche a tutto pasto specialmente con pesce e formaggi.
Premi
Gambero Rosso: 2 bicchieri
32 ° concorso nazionale Douja d'Or Asti: Medaglia d'oro
Formati
bottiglie da 0,75 lt, magnum da 1,5 lt


Mirabella Rosé - Franciacorta D.O.C.G.
Uvaggio:
Chardonnay 40% - Pinot Bianco 35%
Pinot Nero 25%
Vinificazione
Fermentazione in vasca di cemento a 18 °/20 ° C per Chardonnay e Pinot Bianco, a 25 ° C, con macerazione, per Pinot Nero.
Maturazione
Sui lieviti per un minimo di 24 mesi.
Dosaggio
Circa 10 gr/lt di zucchero.
Affinamento
4 mesi in bottiglia dopo la sboccatura.
Profumo
Ampio, gentile con piacevole sentore di rosa.
Sapore
Morbido, con nota dolce appena accennata.
Abbinamenti
Ottimo come aperitivo e con dessert dal gusto non troppo dolce.
Premi
Gambero Rosso: 2 bicchieri
I vini Rosati del Gambero Rosso 2008: 3 rose
33 ° concorso nazionale Douja d'Or Asti: Medaglia d'oro
Formati
bottiglie da 0,75 lt, magnum da 1,5 lt


Franciacorta 'Cuvée Demetra Brut' D.O.C.G.
Uvaggio:
Chardonnay 60% - Pinot Bianco 40%
Vinificazione
Fermentazione in vasca di cemento a 18 °/20 ° C.
Maturazione
Sui lieviti per un minimo di 48 mesi.
Dosaggio
Circa 6 gr/lt di zucchero.
Affinamento
6 mesi in bottiglia dopo la sboccatura.
Profumo
Intenso, pieno con sentori di frutta esotica e lievito.
Sapore
Secco, avvolgente e deciso, di ottima persistenza.
Abbinamenti
Aperitivo importante, in abbinamento con piatti molto raffinati.
Premi
Duemilavini 2009: 4 grappoli
Gambero Rosso: 2 bicchieri
46 ° concorso nazionale dei vini D.O.C.G. - D.O.C. - I.G.T. Mostra vini Pramaggiore: Medaglia d'oro

giovedì 26 giugno 2014

INTERVISTA A PAOLO VERRONE, PRODUTTORE DI FIANO E AGLIANICO

Incontro Paolo Verrone alla serata dedicata alla degustazione dei Vini del Salernitano, organizzata dall’Onav di Milano in via Melzo 7.
Cortese e disponibile, mi racconta la storia del suo Cilento e dei suoi vini.
La tenuta principale della famiglia Verrone si sviluppa su una collina di circa 13 ettari che si erge con i suoi caratteristici terrazzamenti a “Girapoggio” ad un’altezza di circa 150 m. s.l.m. e che si affaccia sulla costa cilentana in località Cannetiello, nel Comune di Agropoli , in provincia di Salerno. Qui si coltiva soprattutto soprattutto l’ Aglianico mentre, nel comune di Lustra, proprio entro il Parco Nazionale del Cilento,viene prodotto il Fiano che ben si adatta al microclima presente ad un’altitudine di 800 m.s.l.m., nella tenuta del Castello di Rocca Cilento,di antica origine longobarda che domina l’antico borgo.
Le antiche vigne di Aglianico e Fiano, vitigni nobili del Sud, allevati a guyot, affondano le loro radici in un terreno composto da flysch cilentano una miscela di terre argillose, calcaree e marniche sedimentate e stratificate anche a causa dell’antico ritrarsi delle acque marine.
L’esposizione è Nord – Ovest – Sud.
L’agricoltura del Cilento, che, nel secondo dopoguerra era stata impostata come zona di produzioni estensive, aveva allora privilegiato le coltivazioni di vitigni nazionali e tradizionali quali Barbera, Sangiovese e Montepulciano per i rossi,Trebbiano e Malvasie per i bianchi;negli anni 90 si è verificato , però, un cambiamento di impostazione e si è cercato di rilanciare i vitigni autoctoni tradizionali che non erano certo spariti dalle campagne.
E’ proprio da queste antiche terre, cariche di storia e di un fascino tutto particolare, che nasce la straordinaria passione per la viticoltura di Antonio Verrone e dei suoi due figli, Paolo e Massimo, decisi, fin dal 1967, a produrre vini che rappresentano veri e propri crus, ottenuti esclusivamente con uve raccolte a mano in queste vigne e realizzati ciascuno in un numero limitato di bottiglie.
La produzione di Aglianico in purezza è di 30.000 bottiglie suddivisa in
Aglianico Riserva Tenuta Giropoggio, affinato due anni in barriques di secondo e terzo passaggio e tre anni in bottiglia;
Aglianico Tenuta Girapoggio, affinato sette mesi in acciaio e sette mesi in bottiglia;

Fiano Riserva Tenuta Girapoggio, affinato in barriques di terzo passaggio e in bottiglia per un anno;
Fiano Vigna Girapoggio, affinato in acciaio per quattro mesi e in bottiglia per quattro mesi;
Rosato Vigna Girapoggio da uve Aglianico in purezza, affinato per sette mesi in acciaio e sette mesi in bottiglia.
Il Fiano è erede dell’antico vitigno Apianum da cui derivarono i grandi bianchi dell’antichità classica.Oggi è diffuso in Irpinia, in Molise ed in Puglia.Si tratta di un vitigno che produce grappoli piccoli e medi, con acini di media grandezza con una buccia coriacea e poco pruinosa, la cui maturazione avviene verso l’inizio di ottobre ed è, purtroppo, abbastanza sensibile all’oidio e alla peronospora.
Alla vista è di un bel colore paglierino tenue e al naso offre bellissime note erbacee e di fresca macchia mediterranea; in bocca è sapido, minerale, fresco e fruttato con un bel finale mandorlato.Ottimo l’abbinamento con la locale cucina di mare.
L’Aglianico deriva dai termini Vitis Ellenica, un vitigno introdotto in Campania dagli antichi Greci e da qui diffusasi in Puglia e Basilicata.
Alla vista rubino carico e al naso ricco, speziato,con sentori di frutti rossi e, se ha fatto legno, con note di pepe nero e tabacco.
Bel vino, che dona lo spirito, la ricchezza e la generosità del sole e della terra del meridione.
Manifesta un ottimo potenziale di invecchiamento e l’abbinamento ottimale è con la cucina di carne tipica delle colline, in particolare, come ci racconta Paolo Verrone, con le ricette a base di agnello e capretto della tradizione salernitana.

martedì 24 giugno 2014

VINI & VITIGNI: FIANO E AGLIANICO, VITIGNI DEL SALERNITANO

VINI & VITIGNI: FIANO E AGLIANICO, VITIGNI DEL SALERNITANO: La DOC Cilento comprende la provincia di Salerno, in particolare una vasta area che si sviluppa a sud est del capoluogo.Si tratta di una zon...

FIANO E AGLIANICO, VITIGNI DEL SALERNITANO

La DOC Cilento comprende la provincia di Salerno, in particolare una vasta area che si sviluppa a sud est del capoluogo.Si tratta di una zona composita in cui si trovano zone marittime, di macchia mediterranea ed altre decisamente più appenniniche, fino al Parco Nazionale del Cilento.L’area di produzione si estende su circa 70 comuni su una ampia area dove sono nate e si stanno ingrandendo circa una trentina di aziende di piccole e medie dimensioni con proprietà viticole molto frammentate.
Due le aree vinicole più vocate del territorio, la Costa di Amalfi ed il Cilento, dove i vini prodotti, se bianchi, risultano generalmente caratterizzati da un buon equilibrio, con sentori fruttati al naso e una bella sapidità in bocca, freschi e gradevolmente acidi, mentre i rossi, si presentano come vini caldi ed avvolgenti. Nella Costa di Amalfi oggi è Furore la zona più vocata per la produzione di vini bianchi sia beverini che di grande struttura ; Il Cilento è, più a sud, zona più ampia che si estende su un’area che va dalla piana del Sele all’alta collina cilentana dove il clima è ancora influenzato dal mare e la terra è calcarea.
L’area più vitata risiede nelle giaciture argillose e sabbiose che si ritrovano intorno alla costa fino alle colline dove esiste un tipo di terroir particolare, chiamato “flisch cilentano” termine che definisce un terreno argilloso-calcareo con argilla,arenaria e marna, sedimentato a stratificazioni perché, specie nelle zone vicino alla costa, è dovuto al ritiro del mare; l’allevamento è a guyot e l’ esposizione è sud-ovest, sud, nord-ovest.
L’agricoltura del Cilento,che, nel secondo dopoguerra era stata impostata come zona di produzioni estensive, aveva allora privilegiato le coltivazioni di vitigni nazionali e tradizionali quali Barbera, Sangiovese e Montepulciano per i rossi,Trebbiano e Malvasie per i bianchi;negli anni 90 si è verificato , però, un cambiamento di impostazione e si è cercato di rilanciare i vitigni autoctoni tradizionali che non erano certo spariti dalle campagne.
Se in queste zone, come in tutta la Campania, i vitigni autoctoni sono largamente diffusi come il Greco, il Piedirosso, il Biancolella, Il Coda di Volpe, lo Sciascinoso, il Tintore… ecc, Fiano e Aglianico rimangono però i principali interpreti del territorio, quelli che danno una resa migliore.Fiano e Aglianico prodotti in Cilento sono vini possenti e morbidi che ricordano il sole e la forza della terra che esprimono.
Il Fiano è erede dell’antico vitigno Apianum da cui derivarono i grandi bianchi dell’antichità classica.Oggi è diffuso in Irpinia, in Molise ed in Puglia.
L’Aglianico deriva dai termini Vitis Ellenica, un vitigno introdotto in Campania dagli antichi Greci e da qui diffusasi in Puglia e Basilicata.
I Romani con quest’uva producevano il loro vino più famoso, il Falernum che, come Falerno Doc è prodotto ancora oggi sulle pendici dei monti Massicani, nel nord della regione.Dà luogo a vini che si sono rivelati tra i più interessanti e longevi in Italia perché di notevole corpo, con buona acidità e componente tannica, di buona struttura, vini che, con l’invecchiamento acquistano grande eleganza e finezza di profumi.
Il Cilento è anche terra da buona coltivazione di vitigni internazionali.
Le Aziende vinicole più importanti della zona:
Az. Giuseppe Apicella Costa di Amalfi
Tenuta San Francesco Costa di Amalfi
Az. Reale Costa di Amalfi
Marisa Cuomo Costa di Amalfi
O’ Cammariello Costa di Amalfi
Le Vigne di Raito Costa di Amalfi
Borgo Giulia Corbara Salerno
Villa Lupara Cava dei Tirreni
Az. Monte Vetrano Monti Picentini
Az. Vuolo Monti Picentini
Az. Lunarossa vini e passione Monti Picentini
Az.Terre di Vento Monti Picentini
Az. Polito Vincenzo Cilento
Az. I vini del Cavaliere Cilento
Az. Luigi Maffini Cilento
Az. Alfonso Ruotolo Cilento
Az. San Salvatore 1988 Cilento
Az. Verrone Viticoltori Cilento
Az. Cobellis Cilento
Cantine Barone Monti Picentini
Casa di Baal Monti Picentini


mercoledì 11 giugno 2014

LE STAGIONI DEL VITIGNO : L'ALLEGAGIONE

Dalla metà del mese di maggio avviene in vigna la Fioritura che è che è il sorgere delle infiorescenze che nascono sui rami del vitigno e diventano sempre più numerose, il momento in cui i fiori, decine e decine in ogni grappolino, si aprono.
A metà giugno,poi, i fiori della vite, che non sono vistosi ma piccole infiorescenze verdi, si aprono col tepore del sole e, se la stagione ha un buon andamento, dopo la fioritura, avviene la Fecondazione che è generalmente eterologa cioè il polline di un fiore feconda quello di un altro e anemofila cioè favorita dal vento.
Tutto questo si svolge in 15-20 giorni ed è uno dei momenti più delicati per il grappolo: se il polline non riesce ad arrivare sui fiori non ci sarà la fecondazione, non avremo così il seme e dal fiore non si avrà l’acino.
Le parti maschile e femminile di ogni fiore vengono così in contatto con l’ambiente esterno in modo che il polline, trasportato dal vento o da insetti possa arrivare sull’ovario e fecondare i gameti femminili al suo interno: nasceranno così l’embrione e tutti i tessuti del seme che lo proteggerà. Il polline si attacca su un sito detto stigma dove germina e sviluppa un canaletto che scende fino all'ovulo e lo feconda. L’embrione poi, produce ormoni che stimolano l’ovario ad accrescersi: inizia così la formazione dell’acino.
Questo fenomeno si chiama Allegagione e si evidenzia con i piccoli acinini in via di formazione. Nei fiori nei quali è avvenuta la fecondazione, aiutata dal vento, si sviluppano gli acini piccoli come tanti granelli di pepe che iniziano ad aumentare di peso e di volume ma che, all’inizio, sono verdi e molto duri. Il piccolo acinino è quindi già visibile in seguito alla naturale autofecondazione .
Seguirà l’Agostamento che consiste nell'accumulo di sostanze di riserva nei tralci, nel periodo successivo, per far crescere i frutti della vite.
In questo periodo delicato il vigneto ha bisogno di particolari cure: si devono togliere alcune foglie davanti ai grappolini perché i raggi solari stimolano l’ovario dei fiori ad ispessire la sua parete, che sarà poi la buccia dell’acino di uva: bucce più spesse sono bucce più resistenti alle malattie e soprattutto più ricche di aromi e, nelle uve rosse, di sostanze coloranti; si cerca di creare maggiore esposizione delle foglie ai raggi del sole e nel contempo di evitare ristagni di umidità nel terreno che favoriscono le malattie.
Troppo caldo e troppa pioggia sono naturalmente elementi nocivi alla vigna.

domenica 25 maggio 2014

IL DOLCETTO DI OVADA DOCG E IL SUO CONSORZIO

Del vitigno Dolcetto le prime notizie risalgono ben al 1593, quando a Dogliani un documento comunale incitava gli agricoltori a vendemmiare con uve dolcetto mature per produrre vino migliore ma la prima citazione scientifica è datata 1798 quando il conte Giuseppe Nuvolone Pergamo, vicedirettore della Società Agraria di Torino, descrisse accuratamente le qualità del vitigno.
L’origine di questa tipologia di uva è contesa tra il Monferrato e la Liguria e anche il nome “dolcetto” ha diverse interpretazioni : potrebbe derivare dalla dolcezza dell’uva matura ma anche dal termine”dosset” cioè bassa collina.
Era tradizionalmente un vino storicamente di scambio tra Piemonte e Liguria, tra collina e piana, vino dal nome curioso e contradditorio perché suggerisce l’idea di un vino da dessert ed è invece un rosso morbido e fresco con un finale amarognolo.
La bassa acidità e la dolcezza dei suoi acini, anche se i vini che se ne ricavano sono tutti secchi, la rendono gradevole e spesso consumata in passato come uva da tavola.
Probabilmente il Dolcetto è originario del Piemonte dove è diffusissimo specialmente in Monferrato e nel Cuneese, nella zona di Alba, nell’Oltrepò Pavese e in Liguria, sulle montagne a ridosso del confine piemontese, dove prende il nome di Ormeasco.
Negli anni 20 e 30 l’uva dolcetto fu considerata curativa per le terapie a base di uva o ampeloterapia, per la sua ricchezza di tannini e la sua carenza di acidità e quindi per la sua buona digeribilità, negli anni 70 e 80 era vinificata soprattutto per produrre vino da tavola. Coltivato soprattutto in provincia di Cuneo ed Alessandria, mentre è quasi del tutto assente nelle altre zone sia piemontesi che italiane, è quasi del tutto sconosciuto all'estero, salvo qualche raro ettaro coltivato in California e in Argentina, di cui però si hanno notizie contrastanti.
In passato, in un panorama viticolo assai più ricco dell’attuale come numero di vitigni, ma povero di varietà ad uva nera precoci, il Dolcetto era, in effetti, l’uva che maturava prima. Questo fattore ha causato la sua diffusione nell’area preappenninica, nella parte medio-alta dei bacini del Tanaro, del Bormida, e del Belbo, l’Acquese (dove era tanto diffuso da essere chiamato uva d’Acqui), tutto l’Ovadese fino a Novi. Il Dolcetto era ampiamente coltivato fino a cinquecento metri di altezza. Rispetto al Nebbiolo, il Dolcetto matura anche con quattro settimane di anticipo, e quindi nelle zone del Barolo e del Barbaresco può lasciare le posizioni migliori e più esposte al sole, quelle più alte, al vitigno più aristocratico delle Langhe, che, maturando tardi, ha più bisogno di sole. Questa sua facilita di crescita ha fatto sì che, per esempio, anche ad Ovada e ad Alba venga coltivato in zone dove le altre varietà avrebbero grosse difficoltà di maturazione.
La “cintura del Dolcetto”, si estende fino alla terra di confine della viticoltura piemontese verso l’Appennino Ligure e le aree più meridionali dei territori a DOC del Dolcetto sono anche quelli in cui il vitigno ha maggiore diffusione cioè le terre di Cuneo e Alessandria. Predilige i terreni collinari, asciutti e poco fertili, le zone argillose e le marne bianche mentre risente negativamente dei terreni pesanti e ricchi.
Il Dolcetto è un vitigno forte e produttivo, resistente alle malattie, di buona resa e di qualità costante che si coltiva con estrema facilità, i cui unici inconvenienti sono rappresentati da una certa sensibilità alle malattie fungine e alla caduta dei grappoli a settembre dovute da alcune mattinate piuttosto fredde. Tuttavia, proprio per la sua precocità, non può essere coltivato in climi caldi, e anche all'estero è presente in pochissime aree fredde.
Una notizia proveniente dall'ampeologo francese Galet, riferisce che il Dolcetto altri non sarebbe che il Douce Noir della Savoia, meglio noto con il nome di Charbonneau, ma, in generale,nessun ampeologo attualmente dubita dell'origine piemontese del Dolcetto.
Se le uve di Dolcetto sono relativamente facili da coltivare, qualche difficoltà può presentarsi durante la vinificazione, perché a causa della bassa acidità le fermentazioni devono essere brevi in confronto alle altre uve, anche se un punto di forza è rappresentato dalla presenza di un buon tannino che consente, nonostante la breve macerazione, di ottenere un vino di colore e di corpo. Le bucce degli acini sono infatti ricchissime di pigmenti, e il vino ha colori molto scuri, rubino-violacei, come se fosse stato prodotto dopo una lunga macerazione.
I vini prodotti con le uve Dolcetto hanno un bel colore rubino, sono asciutti e secchi, con poca acidità e retrogusto lievemente amarognolo e, a seconda della zona di produzione e al sistema di vinificazione, si possono produrre vini freschi, vivaci e di pronta beva, morbidi e da pasto o, se conservati, vini più evoluti per corpo e struttura che reggono bene l’invecchiamento e si esaltano con l’affinamento in legno.Il Dolcetto riesce ad accompagnare moltissimi tipi di pietanze, dagli agnelli alla cacciagione, fino alla carne bianca e ai salumi. Va servito tra i 16 e i 20°C.
Il primo riconoscimento DOC fu del 1972, cui seguirono 3 DOCG E 4 DOC:
Dolcetto di Diano d’Alba DOCG
Dolcetto di Dogliani DOCG
Dolcetto di Ovada Superiore DOCG
Dolcetto di Acqui DOC
Dolcetto di Alba DOC
Dolcetto di Asti DOC
Dolcetto di Ovada DOC
Dolcetto Colli Tortonesi DOC
CONSORZIO OVADA DOCG
Il 22 maggio 2014 a Genova è stata organizzata una serata di presentazione e di assaggi degli Ovada docg di una ventina di produttori associati al Consorzio, nella prestigiosa cornice del Salone delle Feste dello storico Palazzo Imperiale, in pieno centro cittadino. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con il Gruppo Degustatori Vino Genova, un attivissimo circolo di appassionati, sommelier e operatori del settore, è stato allestito con la formula del banco di assaggio e con la diretta partecipazione di molti vignaioli: sono state messe in degustazione diverse annate, per permettere la valutazione dell’Ovada docg come vino da affinamento, anche prolungato.
Si tratta di Aziende e Cantine che producono in un territorio compreso tra Prasco a Cremolino e che distano circa circa trenta chilometri e dove, ovviamente, sono diversi i terroir ed è diverso il microclima.In zone come Prasco, Molare e Cremolino, per esempio, prevale il terreno argilloso, a Rocca Grimalda, Trisobbio e Carpeneto vi è prevalenza di terra rossa, a Mornese, Casaleggio e Bosio prevale il terreno tufaceo.
Per questa ragione i vini presentati sono differenti tra loro, per le condizioni pedoclimatiche diverse della zona di produzione, oltre, ovviamente,per la diversa sensibilità interpretativa di ogni singolo vignaiolo.
TUTTO-UN –ALTRO-DOLCETTO
“Il nostro intento – ha affermato Italo Danielli, Presidente del Consorzio- è quello di far meglio conoscere l’Ovada docg non solo come una delle massime espressioni del vitigno dolcetto, ma anche sotto l’aspetto della sua peculiare attitudine a dar origine a vini di grande struttura e finezza, con spiccata propensione all’invecchiamento, per ritagliare all’Ovada DOCG il posto che siamo convinti debba spettargli tra i grandi rossi piemontesi.”
Erano presenti le seguenti aziende:
Az.Agr. Davide Cavelli
Az.Agr. Giorgio Ferrari
Cà del Bric
Casa Wallace
Cascina Boccaccio
Cascina Gentile
Castello di Grillano
Collina della Pieve
Colombo Vini
Forti del Vento
Ghera
Ghio Vini
Guiglia Carlo
I Pola
La Piria
La Signorina
La Valletta
Rocco di Carpeneto
Tenuta Elena