Blog di interesse enologico, con degustazioni e note di viaggi alla ricerca di aziende vinicole ed approfondimento su vitigni e terroir, caratteristiche ambientali e pedoclimatiche.
mercoledì 1 febbraio 2017
VINI & VITIGNI: VIGNAALTA, UNA BELLA ESPRESSIONE DI SANGIOVESE IN ...
VINI & VITIGNI: VIGNAALTA, UNA BELLA ESPRESSIONE DI SANGIOVESE IN ...: Badia di Morrona a Terricciola, in provincia di Pisa, oggi una delle più interessanti realtà enologiche toscane, ha una storia antica e im...
VIGNAALTA, UNA BELLA ESPRESSIONE DI SANGIOVESE IN PUREZZA
Badia di Morrona a Terricciola, in provincia di Pisa, oggi una delle più interessanti realtà enologiche toscane, ha una storia antica e importante, come ci racconta Filippo Gaslini Alberti, rappresentante di terza generazione della famiglia che ne gestisce le attività agricole.
Fondata dai Benedettini nell’alto Medioevo per poi passare ai monaci Camaldolesi, le prime notizie riguardanti l’Abbazia risalgono al 1089 ed è riconducibile al 1152 la chiesa romanica con chiostro annesso, inserita nel complesso. Divenuta nel quindicesimo secolo residenza estiva del Vescovo di Volterra, in realtà è sempre stata terra vocata alla coltivazione della vite.
Fu solo nel 1939 che la proprietà venne acquistata dalla famiglia Gaslini Alberti, il cui capostipite Gerolamo era stato il fondatore del famoso omonimo ospedale genovese per bambini, divenuto famoso nel mondo.
Italo e Mario, ci racconta il loro discendente, hanno iniziato un lavoro tenace e profondo di cambiamento e rinnovamento che è stato continuato negli anni successivi dai discendenti che hanno mantenuto come simbolo aziendale lo stemma di famiglia e hanno proseguito l’opera di rinnovamento, iniziata nel 1939, dai vigneti alla cantina, al fine di produrre vini di qualità.
Oggi l’Azienda ha 600 ha, dei quali 105 allevati a vigneto.I vigneti sono stati completamente rinnovati, migliorate costantemente le tecniche di vinificazione e di affinamento,
la cantina è stata ampliata rispetto al fabbricato storico
del Settecento e ora comprende 5500 mq. estesi su sei livelli.
La zona ricade nella DOCG Chianti e l’Azienda ha, in effetti, privilegiato la produzione di vini rossi, anche se viene vinificato anche dell’ottimo Vermentino.Due vini tipici di fascia alta vengono prodotti nell’Azienda:
N’Antia, un Supertuscan di taglio bordolese, e VignaAlta, un Sangiovese in purezza.
Proprio il Sangiovese in purezza viene presentato in degustazione verticale durante la serata organizzata a Milano, presso l’Osteria del treno, il 30 gennaio 2017 per le annate 1997 1998 1999 2000 e 2011.
La serata dal titolo “ Sangiovese nel vecchio e nel nuovo millennio” mette a confronto anche due stili di affinamento diverso: prima la maturazione del vino avveniva esclusivamente in barriques, ora in botti grandi di rovere francese e in barriques di secondo passaggio solo per una piccola parte del vino.
Filippo Gaslini Alberti, presente alla serata con la moglie, spiega come sia per loro prioritario, oltre produrre vini di qualità, valorizzare la tradizione del luogo, concentrare tutta l’attenzione sulla specificità del territorio da salvaguardare e da trasmettere nei prodotti. Oltre la metà dei 110 ettari impiantati a vitigno, vedono crescere tra i filari il Sangiovese, vitigno principe della Toscana.
Degustazione:
In generale il Sangiovese prodotto dall’Azienda ha un bel bouquet e una bell’ equilibrio complessivo in tutte le sue annate, pur con differenze notevoli:
VignaAlta 1997
da uve raccolte dopo una estate con vendemmia anticipata, di alta concentrazione zuccherina.
L’affinamento è avvenuto per 15 mesi in barrique.
Al naso frutti rossi, un sentore di fiori essiccati, talco e spezie. Un lieve sentore polveroso.
In bocca il vino mantiene una bella acidità, corpo e persistenza. Ha vent’anni e non li dimostra, si avverte ancora il suo fascino fa sia all’olfatto che in bocca.
VignaAlta 1998
vino più vivo del precedente, da uve raccolte verso fine settembre, maturato solo in barrique per 15 mesi.
Bella espressività al naso, fruttato e speziato; in bocca buona l’acidità e bella la compattezza, morbido ma vivo e fresco il tannino.
VignaAlta 1999
Al naso fruttato con connotazioni di spezie, chiodi di garofano e frutti rossi; in bocca armonico, compatto e persistente; equilibrio e bella armonia.
VignaAlta 2000
Vino da annata eccellente con agosto caldissimo e vendemmia anticipata.
Frutta e fiori rossi al naso, ciliegie e amarene, spezie, liquirizia, chiodi di garofano, ma anche mineralità e macchia mediterranea. Maggiore la morbidezza rispetto ai precedenti.
VignaAlta 2011Annata attualmente in commercio.
Ottima primavera, uva sana ad alta concentrazione zuccherina e rese basse.
Al naso bouquet intenso ed elegante con profumi di spezie dolci e frutta rossa, di alloro e di ciliegia, note di vaniglia.
Sangiovese di bella eleganza, fruttato e profondo al naso, morbido, calibrato e complesso in bocca. Bel tannino.
L’affinamento è avvenuto in botti da 25 hl di rovere francese e per una piccola parte del vino, in barrique di secondo passaggio.
In complesso vini di bella interpretazione del Sangiovese e dello stile toscano.
lunedì 5 dicembre 2016
VINI & VITIGNI: Tesori della Costiera Amalfitana
VINI & VITIGNI: Tesori della Costiera Amalfitana: “Considerato uno dei migliori bianchi italiani, riconosciuto internazionalmente come tale, è un vino creato con vitigni sconosciuti che cr...
Tesori della Costiera Amalfitana
“Considerato uno dei migliori bianchi italiani, riconosciuto internazionalmente come tale, è un vino creato con vitigni sconosciuti che crescono in una zona ristretta ed è il prodotto di una viticoltura decisamente eroica: è un grande vino e merita veramente un grande riconoscimento”
Se Fiorduva è il fiore all’occhiello dell’Azienda di Marisa Cuomo, anche il Ravello Rosso Riserva e il Furore Rosso Riserva sono vini di notevole livello.
Come sempre per capire i vini si deve partire dall’ analisi del terroir qui particolarmente favorevole in quanto la zona è montagnosa, a picco sul mare, con strati di materiale roccioso dolomitico alternato a terra calcareo-vulcanica; si tratta di una miscela variegata di tufi, argille e calcare che rendono assolutamente unico questo lembo di terra spolverato a più riprese dalle ceneri delle eruzioni del Vesuvio che, da tempo, lo hanno arricchito e lo hanno preservato dalla filossera, dal momento che qui tutte le vigne più antiche sono ancora a piede franco. In questo terreno, un tempo, la vite veniva impiantata direttamente sulla macera, cioè sul muro verticale di contenimento, tra una pietra e l’altra, per utilizzare il terreno sottostante per altre coltivazioni. Il vignaiolo era quasi sempre anche contadino e pescatore perché riusciva a sopravvivere solo grazie a tutte e tre le attività. Anche il clima qui è ottimo: marino, ventoso non troppo freddo ma d’estate alleggerito dal fresco che arriva dall’entroterra.Il sistema di allevamento è tradizionale in questa zona tra la penisola sorrentina e la costa amalfitana che risulta essere storicamente il punto di divisione tra la coltura di origine graco- romana a filari ed alberelli e quella di tradizione etrusca con le alberate, i famosi vigneti che si arrampicano sugli alberi.
Terra di grande tradizione di vini bianchi proprio per la particolare composizione del terroir e per le notevoli escursioni termiche del clima, qui le tipologie dei vitigni si distinguono in viti di mare, cioè vitigni che prediligono la parte costiera, viti di fuoco, tipiche delle aree vicino alle zone vulcaniche e viti di terra, all’interno della regione.
Vale la pena di riportare la storia dell’Azienda Marisa Cuomo.
Nel piccolo comune di Furore esisteva l’Azienda Gran Furor Divina Costiera, che, dal 1942, produceva vini prodotti con uva proveniente dai terrazzamenti della costa di Furore; essa venne acquistata da Andrea Ferraioli, ultimo discendente di un’antica famiglia di vinificatori, che la offrì come dono di nozze alla moglie Marisa Cuomo ed, insieme, ripresero la tradizione di famiglia.
Dal 1980 in poi in quei minuscoli pezzetti di terra furono impiantate, sotto la consulenza dell’enologo Luigi Moio, le barbatelle di vitigni del luogo, quelli più tradizionali e quelli più antichi, abituati a crescere sulla roccia come il Coda di Volpe, la Bianca Zita, la Bianca Tenera, il San Nicola, il Ripoli, il Fenile, la Ginestra per i bianchi.L’attività fu premiata, nel 1995, con il riconoscimento della Doc Costa d’Amalfi e da riconoscimenti nazionali ed internazionali dei vini della zona.
Il Fiorduva vinse l’Oscar del vino nel 2006 come miglior bianco d’Italia.
I tre vitigni autoctoni che lo compongono sono: Ginestra 30%, Fenile 30% e Ripoli 40%, coltivati a pergola tra i 200 e i 550 m.s.l.m.
Le uve che hanno grappoli piccolissimi e rese molto basse vengono vinificate con un’enologia raffinata e ricercata; la raccolta viene fatta in cassette a mano e sono prodotti i tre vini separatamente e maturati in parte in barrique nuove e poi, infine, assemblati. Il risultato è la produzione di un vino ricco, grasso e burroso di grande longevità e di evoluzione.
Degustazione di Fiorduva Furore Bianco 2014. 2013, 2009
Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40%
2014
Vino dal colore giallo carico con riflessi oro. L'odore ricorda l'albicocca ed i fiori di ginestra, con richiami di frutta esotica.
Naso interessante e complesso: agrumi, cedro, mandarino, arancia, frutto tropicale, ananas maturo e percezioni balsamiche.
Alla rotazione del bicchiere prevalgono una sensazione marina e minerale, grande sapidità, note fruttate e gradevoli di pesca ed albicocca matura, frutta gialla. Profumo ricco e intenso.
in bocca si manifesta straordinario e grandissimo, di impressionante persistenza e con nota amarotica di grande eleganza che conduce ad uno stupefacente finale agro – dolce - amaro.
Vino complesso che si abbina a piatti complessi
Ottimo, intenso e pulito.
2013
Naso più minerale, meno fruttato e più balsamico, con note di pino e molta mineralità, molto sapido intenso e piccante, con sentori di zenzero, salvia, menta e anice.
Grandissimo naso con qualche nota di idrocarburo.
In bocca molto mentolato, con note di salvia, timo, pino e balsamo; il frutto è più intenso e diverso dal vino precedente, minore è la presenza di frutta gialla.
Persistente e lungo con retrogusto amarotico e agrumato.
Vino ancora relativamente giovane, di grande intensità e persistenza.
2009
Il colore è decisamente piu dorato.
Il naso nettamente agrumato: cedro, bergamotto, nota di miele agrumato, sentore balsamico con eucaliptolo, frutto giallo tipo pesca stramatura, molto eucaliptolo, sentore minerale molto pulito e netto.
in bocca: straordinario vino rotondo, grasso, floreale e fruttato; euilibrato e armonico: uno dei migliori bianchi prodotti in Italia.
Un grandissimo vino, sapido con connotazioni marine, minerali e speziate, floreale e fruttato che merita tutti i riconoscimenti ottenuti.
Un vino da applauso.
Degustazione di Ravello Rosso Riserva 2012, 2011, 2010
Piedirosso 70% e Aglianico 30%
2012
Colore tendente all’aranciato, elegante e con bella densità.
Bel naso con immediato sentore di speziatura: chiodo di garofano, pepe, frutto rosso fresco, prugna e mirtillo.
Bel naso e bel vino con frutto rosso pulito bella spezia.
In bocca pulito, verticale con note verdi di speziatura gradevole; sentore erbaceo e lunga persistenza.Vino da carni.
2011
Naso profondo e terroso, humus, cipria, frutto rosso macerato tipo prugna; vino pulito, grasso con marasca e con nota di chiodi di garofano, noce moscata e pepe. Più strutturato del precedente, con tannino finale e con lungo retrogusto.
2010
Naso meno verticale, frutto rosso, molta prugna e pepe nero, più smussato al naso, piu maturo e meno aggressivo.
In bocca un bel vino orizzontale con tannino notevole e una bella spezia arricchito da note di incenso. Molto lungo e persistente in bocca, vino del sud con bella tattilità. Ha fatto barrique nuova.
Degustazione di Furore Rosso Riserva 2012, 2011, 2010
Piedirosso e Aglianico 50% e 50%
2012
Naso dolce, morbido e vanigliato; vino elegante con prevalenza di frutto rosso, di mora, ciliegia, prugna e spezia dolce; note di marasca e di pasticceria. L’Aglianico è un modellatore e un equilibratore dei sapori.
In bocca grande vino molto equilibrato ed elegante, tattile con bel finale di grande cioccolato, grande freschezza e bella acidità.
2011
Naso lineare molto elegante e pulito con molto frutto; fresco ed equilibrato dal grande vitigno che è l’Aglianico.
Gradevole in bocca, molto fresco e rotondo con tannini perfetti.
Persistentissimo, con grande freschezza e con bella spezia.
2010
Questo vino conferma che aumentando la percentuale di Aglianico si ottiene un vino più equilibrato e con maggiore persistenza.
Naso con sentori di frutta sotto spirito, di marmellata, di pepe, di terra, di spezie, cuoio, cannella e di macerazione dichiarano un bel vino già evoluto.
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lunedì 10 ottobre 2016
GRANDI VINI AROMATIZZATI
Serata interessante, intensa e originale quella organizzata da Onav Milano il 6 ottobre 2016, sia per le otto gradevolissime degustazioni di vini rari e speciali, sia per le storie aneddotiche e le curiosità sul passato e sulla storia di questi vini, veri tesori della produzione del nostro paese, illustrati da Vito Intini.
I vini aromatizzati si creano con alcol e prodotti aromatizzanti, per una base enoica del 75% e un titolo alcolometrico compreso tra i 14,5° e i 22°, con alcol etilico solo di origine vinicola e la loro produzione nacque, in passato, dall’esigenza di conservare i vini e di rendere più gradevoli quelli mediocri con l’aggiunta di erbe e spezie che, si riteneva, avessero anche proprietà medicali, antisettiche e antibatteriche.
Se il vino era considerato un medicamento fin dal tempo dei Greci e già Galeno, nel II sec. D.C. ne raccomandava il valore terapeutico, fu soprattutto dal Medioevo in poi che speziali e vinattieri divennero in grado di preparare vini speziati, ognuno con la propria formula segreta.
Lo testimonia la bellissima storia inedita del Rabarmasino, creato da una ricetta della Farmacia Regia Masino, una delle più antiche di Torino, fondata da Giambattista, lo speziale di corte di Carlo Alberto di Savoia. Creato con vino siciliano cui si aggiungevano zucchero, alcol ed infusi ottenuti da radici di genziana, assenzio, boldo e rabarbaro cinese, il Rabarmasino era considerato un vero e proprio medicinale dei re e dei nobili, antiinfiammatorio, digestivo, lassativo e vitaminico, nonché disinfettante per lacerazioni e ferite. Questo infuso di erbe, che ancor oggi si vende in farmacia, si presenta con un bellissimo color ambrato e, al naso, richiama il rabarbaro e la genziana, il cuoio e il legno secco. Buonissimo in bocca, morbido e rotondo.Interessante, poi la storia dell’Ippocrasso che la tradizione vuole sia stato inventato da Ippocrate nel V secolo A.C. ma riprodotto nel Medioevo e, oggi, prodotto in Basilicata: vino molto speziato e un tempo ricercatissimo sia perché l’alto costo delle spezie che permetteva al nobile di ostentare la propria ricchezza anche a tavola, sia perchè i medici medievali erano convinti che le spezie rendessero più digeribili le vivande. Questo digestivo medievale, creato con artemisia, miele, cannella, zenzero e cardamomo, offre un naso ricco e un po’ agrodolce, con sentori di spezie, miele e pepe; in bocca è curioso, piccante e marcato, intenso e molto speziato.
Narrata, poi, la storia del Vermut nato a Torino nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano, che rappresentò per molto tempo il 25% di export italiano e che ebbe successo in seguito alla guerra tra Francia e Inghilterra, quando vennero bloccate le importazioni di vino francese sull’isola e quando, di conseguenza, gli inglesi ricercarono vini liquorosi portoghesi ed italiani. Si tratta di un infuso di assenzio o artemisia, unita ad altre erbe medicinali come luppolo, camomilla, garofano, cardamomo, sambuco e zafferano ecc, fatte macerare nel vino, secondo quantità e ricette storiche che, spesso non sono state tramandate. L’assenzio è una pianta che cresce in modo libero che contiene il Tujone, un terpene che può creare danni se consumato in grandi quantità. Il primo Vermut in degustazione è Falset di Canelli, che offre un naso aromatico, balsamico, con sentori di rabarbaro e legno; il secondo, il Vermuth del Professore, risulta più ampio, di grande complessità olfattiva, con sentori di legno, rabarbaro, genziana, chinotto, tabacco e con una dolce nota di vaniglia.
In Italia esiste anche la tradizione di vini creati con la frutta messa a macerare con alcol e zucchero o miele, prodotti tipici del centro e sud dell’Italia, vini fatti in casa, vini dell’accoglienza. Nel Mandorvin, creato in Sicilia, sull’Etna, c’è la fermentazione di mandorle amare nel vino e il risultato è un prodotto che ha in Sicilia diffusione ampia, viene servito freddo come aperitivo o come vino da dessert in abbinamento con la cassata o con la frutta martorana. Color ambra dorato, naso gradevole, alla mandorla, con vena dolce, equilibrato, pieno ed intenso in bocca.
Il Ratafià appartiene, invece, alla cultura e alla tradizione franco-piemontese ed è un vero e proprio liquore di 27°alcolometrici, creato con amarene macerate nel vino rosso di Montepulciano. Rosso violaceo, strordinario e intenso al naso con aromi di liquirizia, rabarbaro e legno, in bocca gradevole ed elegante, amalgamato ed armonico, da abbinare al gelato, o al semifreddo. Ambrato al colore, al naso offre sentori di mobile antico, legno secco, china, rabarbaro e genziana. Buonissimo in bocca, rotondo, morbido e armonico.
Un fiore all’occhiello dell’Azienda rappresenta, ancora oggi, il Barolo Chinato di Cappellano, creato a Serralunga d’Alba alla fine dell’Ottocento nella farmacia del dott. Teobaldo Cappellano e indicato, in origine come ricostituente per bambini e medicamento contro il raffreddore. Creato con una ricetta segreta a base di china calissaia, rabarbaro e cardamomo, risulta di straordinaria finezza ed eleganza al naso, intenso, armonico ed quilibrato in bocca.
VINI IN DEGUSTAZIONE:
1) Mandorvin, antico vino di Sicilia aromatizzato alle mandorle
2) Ratafià Praesidium
3) Vermut Falset
4) Vermut del Professore Vaniglia Distillerie Quaglia
5) Rabarmasino della Farmacia Regia di Torino
6) Barolo Chinato di Teobaldo Cappellano
7) Polvere di Ippocrasso vino medievale.
I vini aromatizzati si creano con alcol e prodotti aromatizzanti, per una base enoica del 75% e un titolo alcolometrico compreso tra i 14,5° e i 22°, con alcol etilico solo di origine vinicola e la loro produzione nacque, in passato, dall’esigenza di conservare i vini e di rendere più gradevoli quelli mediocri con l’aggiunta di erbe e spezie che, si riteneva, avessero anche proprietà medicali, antisettiche e antibatteriche.
Se il vino era considerato un medicamento fin dal tempo dei Greci e già Galeno, nel II sec. D.C. ne raccomandava il valore terapeutico, fu soprattutto dal Medioevo in poi che speziali e vinattieri divennero in grado di preparare vini speziati, ognuno con la propria formula segreta.
Lo testimonia la bellissima storia inedita del Rabarmasino, creato da una ricetta della Farmacia Regia Masino, una delle più antiche di Torino, fondata da Giambattista, lo speziale di corte di Carlo Alberto di Savoia. Creato con vino siciliano cui si aggiungevano zucchero, alcol ed infusi ottenuti da radici di genziana, assenzio, boldo e rabarbaro cinese, il Rabarmasino era considerato un vero e proprio medicinale dei re e dei nobili, antiinfiammatorio, digestivo, lassativo e vitaminico, nonché disinfettante per lacerazioni e ferite. Questo infuso di erbe, che ancor oggi si vende in farmacia, si presenta con un bellissimo color ambrato e, al naso, richiama il rabarbaro e la genziana, il cuoio e il legno secco. Buonissimo in bocca, morbido e rotondo.Interessante, poi la storia dell’Ippocrasso che la tradizione vuole sia stato inventato da Ippocrate nel V secolo A.C. ma riprodotto nel Medioevo e, oggi, prodotto in Basilicata: vino molto speziato e un tempo ricercatissimo sia perché l’alto costo delle spezie che permetteva al nobile di ostentare la propria ricchezza anche a tavola, sia perchè i medici medievali erano convinti che le spezie rendessero più digeribili le vivande. Questo digestivo medievale, creato con artemisia, miele, cannella, zenzero e cardamomo, offre un naso ricco e un po’ agrodolce, con sentori di spezie, miele e pepe; in bocca è curioso, piccante e marcato, intenso e molto speziato.
Narrata, poi, la storia del Vermut nato a Torino nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano, che rappresentò per molto tempo il 25% di export italiano e che ebbe successo in seguito alla guerra tra Francia e Inghilterra, quando vennero bloccate le importazioni di vino francese sull’isola e quando, di conseguenza, gli inglesi ricercarono vini liquorosi portoghesi ed italiani. Si tratta di un infuso di assenzio o artemisia, unita ad altre erbe medicinali come luppolo, camomilla, garofano, cardamomo, sambuco e zafferano ecc, fatte macerare nel vino, secondo quantità e ricette storiche che, spesso non sono state tramandate. L’assenzio è una pianta che cresce in modo libero che contiene il Tujone, un terpene che può creare danni se consumato in grandi quantità. Il primo Vermut in degustazione è Falset di Canelli, che offre un naso aromatico, balsamico, con sentori di rabarbaro e legno; il secondo, il Vermuth del Professore, risulta più ampio, di grande complessità olfattiva, con sentori di legno, rabarbaro, genziana, chinotto, tabacco e con una dolce nota di vaniglia.
In Italia esiste anche la tradizione di vini creati con la frutta messa a macerare con alcol e zucchero o miele, prodotti tipici del centro e sud dell’Italia, vini fatti in casa, vini dell’accoglienza. Nel Mandorvin, creato in Sicilia, sull’Etna, c’è la fermentazione di mandorle amare nel vino e il risultato è un prodotto che ha in Sicilia diffusione ampia, viene servito freddo come aperitivo o come vino da dessert in abbinamento con la cassata o con la frutta martorana. Color ambra dorato, naso gradevole, alla mandorla, con vena dolce, equilibrato, pieno ed intenso in bocca.
Il Ratafià appartiene, invece, alla cultura e alla tradizione franco-piemontese ed è un vero e proprio liquore di 27°alcolometrici, creato con amarene macerate nel vino rosso di Montepulciano. Rosso violaceo, strordinario e intenso al naso con aromi di liquirizia, rabarbaro e legno, in bocca gradevole ed elegante, amalgamato ed armonico, da abbinare al gelato, o al semifreddo. Ambrato al colore, al naso offre sentori di mobile antico, legno secco, china, rabarbaro e genziana. Buonissimo in bocca, rotondo, morbido e armonico.
Un fiore all’occhiello dell’Azienda rappresenta, ancora oggi, il Barolo Chinato di Cappellano, creato a Serralunga d’Alba alla fine dell’Ottocento nella farmacia del dott. Teobaldo Cappellano e indicato, in origine come ricostituente per bambini e medicamento contro il raffreddore. Creato con una ricetta segreta a base di china calissaia, rabarbaro e cardamomo, risulta di straordinaria finezza ed eleganza al naso, intenso, armonico ed quilibrato in bocca.
VINI IN DEGUSTAZIONE:
1) Mandorvin, antico vino di Sicilia aromatizzato alle mandorle
2) Ratafià Praesidium
3) Vermut Falset
4) Vermut del Professore Vaniglia Distillerie Quaglia
5) Rabarmasino della Farmacia Regia di Torino
6) Barolo Chinato di Teobaldo Cappellano
7) Polvere di Ippocrasso vino medievale.
venerdì 17 giugno 2016
VINI & VITIGNI: I GRANDI BIANCHI DI SLOVENIA
VINI & VITIGNI: I GRANDI BIANCHI DI SLOVENIA: Un’occasione unica per scoprire una delle nazioni produttrici di grandi Bianchi è stata quella del Banco di assaggio dei Bianchi di Slovenia...
I GRANDI BIANCHI DI SLOVENIA
Un’occasione unica per scoprire una delle nazioni produttrici di grandi Bianchi è stata quella del Banco di assaggio dei Bianchi di Slovenia, organizzato da Onav Milano, allo Starhotel Ritz, il 15 giugno 2016 con la presenza anche il Console Generale della Repubblica di Slovenia, Gregor Suc.
Certamente durante la serata è stato palpabile l’entusiasmo, causato soprattutto dalla partecipazione di tanti giovani produttori, desiderosi di proporre al pubblico i loro prodotti e di farli degustare.In degustazione solo vini bianchi prodotti nelle tre regioni viticole del Paese:
PRIMORSKA (Litoranea), la zona confinante con l’Italia dove viticoltura risente dell’influsso del mare e delle Alpi che si suddivide a sua volta in quattro zone: Goriška Brda (Collio sloveno), Vipavska Dolina (Valle del Vipaca o Vipacco), Kras (Carso sloveno) e Koper (Capodistria).
PODRAVJE, a ridosso di Ungheria e Austria, è l’area attraversata dal fiume Drava e presenta vini con caratteristiche simili a quelli austriaci per struttura, cultivar e vinificazione.
POSAVJE, territorio confinante con la Croazia, dove si producono i famosi LEDENO WINES, gli Ice Wine sloveni.
Tra i vini bianchi, in Slovenia, molti sono quelli creati con i vitigni internazionali e, come ci racconta il giovane produttore dell’Azienda Guerila ( nome che vuol dire rivoluzione) questo è soprattutto un retaggio del periodo del comunismo, quando si producevano i vini per le masse, solo con vitigni internazionali, in particolare con lo Chardonnay, in grandi quantità e destinati alle cantine sociali e si verificava una grande omologazione tra i vini. I vitigni autoctoni, che erano stati espiantati per ordine superiore, sono stati riscoperti e rivalutati solo alla fine del comunismo, anche prendendo spunto dal vicino Collio e ora le aziende sono fiere di vinificarli e proporli come una peculiarità e ricchezza della loro terra.
Se la Rebula ( la nostra Ribolla) è il vitigno più diffuso, si stanno espandendo anche Zelen, Pinela, Sipon e Vitovska.
“Zelen e Pinela sono il nostro orgoglio personale” afferma il giovane produttore Guerila “ e pensare che erano già conosciuti, nell’Ottocento, alla Corte imperiale viennese come vini per le feste”
La Rebula viene proposta dall’Azienda Erzetic, una delle più importanti realtà vinicole slovene e la produttrice è una giovane ragazza molto preparata: ci fa degustare Rebula in purezza, di colore giallo paglierino con alcuni riflessi dorati, sottile e delicato al naso ma con netti sentori di frutta gialla matura, mele e delicata nota speziata di chiodi di garofano. Ma il loro cavallo di battaglia è certamente la Rebula affinata in anfora, secondo un metodo ancestrale che nasce nella parte orientale del mediterraneo in periodi antichissimi e, proprio per rispettare l’antica tradizione vengono utilizzate solo anfore in terra cotta georgiana.
Tramite questo sistema di vinificazione si ha la possibilità di degustare vini originali, i famosi vini aranciati, con colori che tendono all’ambra, con profumi di confetture e miele, caratteristiche dovute sia alla surmaturazione che a questa antichissima tecnica di affinamento che permette al vino di comunicare con il terreno.
L’Azienda Scurek di Dobrovo nel Collio ci propone in degustazione Rebula e Stara Brajda, nome che significa vigna vecchia e che è una interessante cuvèe creata con l’uvaggio di molti diversi vitigni. Il produttore ci racconta che l’Azienda è arrivata alla quinta generazione, alleva viti su 25 ettari ed è completamente a conduzione familiare.
L’Azienda Mavretic propone la sua versione di Pinela ma, soprattutto, ci stupisce con un raro Icewine, 2011, di Sauvignon bianco in purezza, di eccellente annata.
Al naso raffinata miscela di frutta, miele, uva passa e albicocche secche, in bocca acido e fresco, setoso e robusto; un vino ricco e pieno, morbido ed armonioso.
L’Azienda Stoka presenta come suo vino più importante la Vitoska Grganja 2014, prodotta da vitigno molto antico e, un tempo, molto diffuso nel Carso.
In degustazione i vini delle seguenti Aziende:
Bjana
Goriska Brda
Edi Simcic
Piro
Movia
Valter SirkScurek
Marjan Simcic
Erzetic
Zanut
Kristiancic
Lisjak Wine ArtGuerila
Stokeli
Burja
Sutor
Korenika & Moskon
Vinakoper
Stoka
Kobal VinaPra Vino
Dveri Pax
Ducal
Joannes Protner
P&F WineriesSturm
Mavretic
Marof
Certamente durante la serata è stato palpabile l’entusiasmo, causato soprattutto dalla partecipazione di tanti giovani produttori, desiderosi di proporre al pubblico i loro prodotti e di farli degustare.In degustazione solo vini bianchi prodotti nelle tre regioni viticole del Paese:
PRIMORSKA (Litoranea), la zona confinante con l’Italia dove viticoltura risente dell’influsso del mare e delle Alpi che si suddivide a sua volta in quattro zone: Goriška Brda (Collio sloveno), Vipavska Dolina (Valle del Vipaca o Vipacco), Kras (Carso sloveno) e Koper (Capodistria).
PODRAVJE, a ridosso di Ungheria e Austria, è l’area attraversata dal fiume Drava e presenta vini con caratteristiche simili a quelli austriaci per struttura, cultivar e vinificazione.
POSAVJE, territorio confinante con la Croazia, dove si producono i famosi LEDENO WINES, gli Ice Wine sloveni.
Tra i vini bianchi, in Slovenia, molti sono quelli creati con i vitigni internazionali e, come ci racconta il giovane produttore dell’Azienda Guerila ( nome che vuol dire rivoluzione) questo è soprattutto un retaggio del periodo del comunismo, quando si producevano i vini per le masse, solo con vitigni internazionali, in particolare con lo Chardonnay, in grandi quantità e destinati alle cantine sociali e si verificava una grande omologazione tra i vini. I vitigni autoctoni, che erano stati espiantati per ordine superiore, sono stati riscoperti e rivalutati solo alla fine del comunismo, anche prendendo spunto dal vicino Collio e ora le aziende sono fiere di vinificarli e proporli come una peculiarità e ricchezza della loro terra.
Se la Rebula ( la nostra Ribolla) è il vitigno più diffuso, si stanno espandendo anche Zelen, Pinela, Sipon e Vitovska.
“Zelen e Pinela sono il nostro orgoglio personale” afferma il giovane produttore Guerila “ e pensare che erano già conosciuti, nell’Ottocento, alla Corte imperiale viennese come vini per le feste”
La Rebula viene proposta dall’Azienda Erzetic, una delle più importanti realtà vinicole slovene e la produttrice è una giovane ragazza molto preparata: ci fa degustare Rebula in purezza, di colore giallo paglierino con alcuni riflessi dorati, sottile e delicato al naso ma con netti sentori di frutta gialla matura, mele e delicata nota speziata di chiodi di garofano. Ma il loro cavallo di battaglia è certamente la Rebula affinata in anfora, secondo un metodo ancestrale che nasce nella parte orientale del mediterraneo in periodi antichissimi e, proprio per rispettare l’antica tradizione vengono utilizzate solo anfore in terra cotta georgiana.
Tramite questo sistema di vinificazione si ha la possibilità di degustare vini originali, i famosi vini aranciati, con colori che tendono all’ambra, con profumi di confetture e miele, caratteristiche dovute sia alla surmaturazione che a questa antichissima tecnica di affinamento che permette al vino di comunicare con il terreno.
L’Azienda Scurek di Dobrovo nel Collio ci propone in degustazione Rebula e Stara Brajda, nome che significa vigna vecchia e che è una interessante cuvèe creata con l’uvaggio di molti diversi vitigni. Il produttore ci racconta che l’Azienda è arrivata alla quinta generazione, alleva viti su 25 ettari ed è completamente a conduzione familiare.
L’Azienda Mavretic propone la sua versione di Pinela ma, soprattutto, ci stupisce con un raro Icewine, 2011, di Sauvignon bianco in purezza, di eccellente annata.
Al naso raffinata miscela di frutta, miele, uva passa e albicocche secche, in bocca acido e fresco, setoso e robusto; un vino ricco e pieno, morbido ed armonioso.
L’Azienda Stoka presenta come suo vino più importante la Vitoska Grganja 2014, prodotta da vitigno molto antico e, un tempo, molto diffuso nel Carso.
In degustazione i vini delle seguenti Aziende:
Bjana
Goriska Brda
Edi Simcic
Piro
Movia
Valter SirkScurek
Marjan Simcic
Erzetic
Zanut
Kristiancic
Lisjak Wine ArtGuerila
Stokeli
Burja
Sutor
Korenika & Moskon
Vinakoper
Stoka
Kobal VinaPra Vino
Dveri Pax
Ducal
Joannes Protner
P&F WineriesSturm
Mavretic
Marof
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