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martedì 6 gennaio 2015

IL CHIANTI E LA SUA STORIA

Il territorio che da secoli produce il vino Chianti Classico, è situato in una parte di Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai Monti del Chianti, a sud dalla città di Siena e a ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa.
La vite arrivò in Toscana con gli Etruschi come testimoniano alcuni vasi attici del VI secolo a.C. ritrovati a Castellina in Chianti.
La coltura vinicola proseguì durante l’Impero Romano e sopravvisse anche dopo le devastazioni barbariche, grazie all’impegno dei monaci benedettini che, insieme alla cura dello spirito, si occupavano anche delle campagne coltivate a vite e olivo, spingendo la popolazioni a prendersi cura dei campi e della produzione di olio e vino.
A partire dall’anno Mille, si diffuse ovunque, sia nelle terre dei monaci sia in quelle del clero secolare e dei signori laici, la coltura “specializzata” della vite, che veniva allevata in forme basse a filari.
Il termine “Chianti” compare per la prima volta in una pergamena del 790, mentre le prime pergamene in cui si fa riferimento alla vinificazione in Chianti sono del 913 e sono state rinvenute nella chiesa di Santa Cristina a Lucignano.
In epoca medioevale fu terra di continue battaglie e dispute fra le città di Firenze e Siena per il possesso dei territori e fu appunto in quel periodo che
si comprese l’importanza della vite e dell’olivo e che venne sottratto spazio agli estesi boschi di castagni e di querce per produrre olio e vino in quantità sempre maggiore e di qualità sempre migliore tanto da conquistare progressivamente importanza economica e fama internazionale.
Che il vino fosse un prodotto importante lo testimonia, ad esempio, la fondazione a Firenze verso la seconda metà del Duecento, dell’Arte dei Vinattieri, la più importante delle Arti Minori, accompagnata dall’apertura di osterie e celle vinarie.
L’abitudine al consumo del vino, in quell’epoca, si diffuse velocemente e da prodotto di lusso, appannaggio delle tavole nobili, il vino divenne presto una bevanda di consumo popolare: era presente in tutte le case, da quelle dei ricchi a quelle dei contadini, che il più delle volte lo utilizzavano per miscelare un’acqua malsana.
Veniva considerato un vero e proprio alimento e fonti storiche documentano che veniva usato addirittura come farmaco per curare gli ammalati.
Negli antichi documenti si parla di vino “rutilante” o “vermiglio” (se rosso) o “vernaccia” (se bianco).
Dalla fine dell’800 in poi, il vino Chianti Classico si è sempre più affermato sulle tavole di tutto il mondo ed è stato uno dei prodotti italiani più famosi nel mondo.
Le città di Firenze e Siena sono considerate le “capitali” del Chianti Classico e le terre che si estendono tra le due province coprono circa 70.000 ettari che comprendono per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.
La zona vinicola storica del Chianti si estende nelle province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa e Pistoia ed è suddivisa in:
Colli aretini
Colli fiorentini
Colli senesi
Colline pisane
Montalbano
Montespertoli
Rufina

I confini del Chianti Classico corrispondono più o meno a quelli fissati dal bando del Granduca di Toscana Cosimo III De’Medici nel 1716, epoca in cui, per la prima volta nella storia vinicola, un documento legale prevedeva la delimitazione di un’area di produzione, anticipando di oltre 200 anni ogni altra iniziativa del genere nel mondo.
Si deve, invece, al barone Bettino Ricasoli la famosa formula codificata intorno al 1870 per produrre il Chianti Classico.
Famiglia risalente ai tempi longobardi per nobiltà, i Ricasoli erano già baroni nell’undicesimo secolo, quando fecero costruire il Castello di Brolio a difesa della Repubblica fiorentina contro le pretese di estensione territoriale dei senesi.
Il barone Bettino, chiamato Barone di Ferro (1809/1880), fu uno dei protagonisti del Risorgimento italiano insieme a Cavour, due volte Primo Ministro del Regno e l’inventore della formula di vinificazione del Chianti nonché della storia moderna del vino in Toscana.
Per produrre il Chianti Classico era necessario utilizzare l’uva di tre vitigni:
Sangiovese per sette decimi;
Canaiolo per due decimi;
Malvasia del Chianti per un decimo.

La Malvasia, in seguito, verrà sostituita dal Trebbiano toscano.
Il Chianti viene prodotto ancora così, con uve provenienti da vigneti coltivati a non più di 550 metri di altitudine s.l.m. Il vino ottenuto da uve Sangiovese è molto corposo, dal particolare bouquet, piuttosto aspro da giovane e perciò adatto all’invecchiamento. Il Canaiolo Nero mitiga le asprezze del Sangiovese esaltandone il colore.
L’equilibrio del Chianti doveva essere basato, secondo il Barone, su vitigni che fossero ben assuefatti al terreno. Si ricorreva allora – e venne codificata anch’essa – al Governo alla Toscana che consisteva in una particolare tecnica di vinificazione sostenuta nel secolo scorso per ottenere vini fruttati e profumati. Per ottenere un Chianti governato all’uso toscano, in periodo di vendemmia, si doveva prelevare la parte più matura e più sana del Sangiovese e lasciare i grappoli per sei settimane sui graticci affinché appassissero leggermente col semplice contatto dell’aria.
Queste uve, poi pigiate, venivano unite al mosto di vendemmia che aveva, nel frattempo, già compiuto la sua fermentazione e facevano ripartire una nuova fermentazione lenta e prolungata fino a primavera.
Il Chianti poteva essere messo in commercio e bevuto già l’anno successivo alla vendemmia.
Tra Ottocento e Novecento il Chianti si impose, oltre che in Italia, come uno dei vini più apprezzati all’estero, specialmente in Inghilterra, grazie alla sua buona resistenza durante il trasporto.
Il barone Ricasoli era arrivato a sottoporre il suo vino a prove di navigazione anche a lunghe distanze spedendolo su mercantili sino in India e in Sud America, proprio per valutarne la tenuta.
Successivamente, oltre al Canaiolo e al Colorino, vitigni di zona, fu permessa l’aggiunta anche di Cabernet Sauvignon e di Merlot e, dal 2006, le uve bianche non vennero più utilizzate.
Oggi la vinificazione del Chianti avviene prima in botte grande e poi in bottiglia.
Le caratteristiche
Il vino Chianti Classico DOCG ha colore rubino brillante, tendente al granato e odore profondamente vinoso, floreale e fruttato. Il gusto è asciutto, sapido e vellutato. La quantità di zucchero massima deve essere di 4 grammi al litro di zuccheri riduttori, l’estratto secco totale minimo 2,3% e l’acidità totale minima 5 per mille.
Il Chianti Classico deve essere invecchiato per almeno 11 mesi ed avere una gradazione alcolica minima di 12°.
La gradazione sale a 12,5° per il Riserva, che richiede un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia. Rispetto al Chianti Classico, il Riserva è un vino di maggiore finezza e con sentori più marcati, merito delle uve scelte che lo compongono e dell’invecchiamento e solo il 20% del Chianti Classico diventa Riserva.
Di colore rosso più cupo tendente al granato, ha profumo di spezie e frutti di bosco, struttura importante e vellutata.
Col disciplinare del 2013 è nato poi il Chianti Classico Gran Selezione che è stato messo in vendita nel luglio 2014, col vino del 2010.
Quindi ora le etichette sono tre:
Chianti Classico
Chianti Classico Riserva
Chianti Classico Gran Selezione

Leggermente cambiato anche il marchio del Gallo Nero con quello di un Gallo che è raffigurato più possente e dominante sulla scena.
Il Chianti Gran Selezione è un Chianti Classico diverso dagli altri e con mezzo grado in più di alcol, secondo il nuovo disciplinare. Altra grande novità è l’obbligo di dimostrare che l’uva è stata coltivata, raccolta, vinificata e imbottigliata dalla stessa azienda e con l’obbligo di un affinamento più lungo, al minimo di 30 mesi di cui almeno 3 di affinamento in vetro.
I vitigni
Protagonista indiscusso del Chianti Classico è il Sangiovese di qualità superiore, presente in percentuali che possono andare dall’80 al 100%.
Sono ammesse altre uve a bacca rossa per un ammontare complessivo che può arrivare al massimo al 20%: Canaiolo, Colorino, Cabernet Sauvignon e Merlot.
Sono ammesse, infine due uve a bacca bianca come Malvasia e Trebbiano, che da soli o insieme possono arrivare a un massimo totale del 6% (solo fino alla vendemmia del 2005).

Allevamento della vite e vinificazione

Affinché il Chianti Classico mantenga le proprie caratteristiche, il disciplinare del 1996 regola non solo la produzione del vino ma anche la coltivazione delle vigne: ogni ettaro di terra può produrre al massimo 75 quintali di uva equivalenti a circa 52,5 ettolitri di vino; ogni pianta può produrre al massimo 3 Kg di uva e per impiantare nuovi vigneti devono passare 5 anni dall’ultima vendemmia.
I vigneti devono trovarsi su terreni posti a un’altitudine non superiore a 700 metri s.l.m.
La forma di allevamento tradizionale è rappresentata dall’archetto toscano, derivato dalla tecnica Guyot. Negli ultimi anni si è diffuso il “cordone speronato”, forma che si presta a meccanizzazione senza rinunciare alla qualità.

Il simbolo
Il Gallo Nero è lo storico simbolo del Chianti adottato come marchio per il vino Chianti Classico dal Consorzio che raggruppa i produttori e che ne tutela l’immagine.
La scelta del Gallo Nero come simbolo rappresentativo del Consorzio dei produttori ha origini antichissime come attesta la tradizione e vale la pena ricordare l’antica storia della nascita di tale stemma.
La tradizione vuole che nel Medioevo le città di Firenze e Siena rivendicassero, ricorrendo spesso alle armi, il controllo su questo preziosissimo angolo di Toscana, ma entrambe, stanche di battaglie, decisero di regolare la questione con un singolare e pacifico arbitrato.
Infatti, le due città si accordarono di affidare la delimitazione dei loro confini contesi ad una sfida pacifica tra due cavalieri uno in rappresentanza di Firenze e l’altro di Siena. La prova cavalleresca prevedeva che il confine sarebbe stato fissato nel punto dove i due cavalieri si fossero incontrati partendo al canto del gallo dalle rispettive città.
I senesi scelsero un gallo bianco e lo nutrirono con cibo prelibato, convinti che all’alba avrebbe cantato più forte, invece, i fiorentini, scelsero un gallo nero che tennero volutamente a digiuno.
Il giorno della prova il gallo nero fiorentino, affamato, iniziò a cantare molto prima dell’alba, mentre quello bianco senese, sazio, dormiva tranquillo.
Così, il cavaliere fiorentino al canto del gallo iniziò la sua corsa al galoppo, mentre quello senese dovette aspettare ancora prima che il gallo bianco cantasse: il risultato fu che i due cavalieri si incontrarono a soli 12 km dalle mura di Siena e così la Repubblica fiorentina potè annettersi la quasi totalità dei territori del Chianti, area geografica di 70 mila ettari di superficie dove si produce il vino Chianti Classico che ha caratterizzato l’economia e anche il paesaggio della zona.
Il Chianti, in definitiva, è vino amato in tutto il mondo
Ed è certamente uno dei vini più conosciuti.
Tanto che negli ultimi trent’anni inglesi, tedeschi, olandesi, americani attratti dalla magnifica campagna chiantigiana e dal pregiato vino, hanno comprato case e fattorie nel Chianti creando il cosiddetto “Chiantishire“ e, a tale proposito, non si possono non citare le parole dell’enologo e giornalista Burton Anderson che ha scritto:
“Se la Toscana merita di essere descritta come la più caratteristica delle regioni d’Italia, il Chianti s’impone di gran lunga come il più italiano dei vini“.


domenica 26 gennaio 2014

IL GALLO NERO STA CRESCENDO

Cambia il marchio del Gallo Nero e, in quello nuovo, il Gallo è raffigurato più possente e dominante sulla scena.
E cambia anche la produzione del Chianti Classico che dal 1925 prevedeva solo due etichette : Chianti Classico e Chianti Classico Riserva.
Col disciplinare del 2013 è nato il Chianti Classico Gran Selezione che sarà messo in vendita quest’anno, nel luglio 2014, col vino del 2010 dopo controlli organolettici e un invecchiamento di 30 mesi e che sarà l’eccellenza della produzione e ne rappresenterà una percentuale tra il 5% e il 10%.
Quindi:
Chianti Classico
Chianti Classico Riserva
Chianti Classico Gran Selezione
Una scala di qualità che vede in cima alla denominazione Chianti Classico una nuova eccellenza interamente prodotta con uve del Gallo Nero.
"Gran Selezione" rilancerà un Chianti Classico diverso dagli altri e con mezzo grado in più di alcol, secondo il nuovo disciplinare. Altra grande novità è l’obbligo di dimostrare che l’uva è stata coltivata, raccolta, vinificata e imbottigliata dalla stessa azienda.
Con un affinamento più lungo, al minimo di 30 mesi di cui almeno 3 di affinamento in vetro, si spera di proporre un prodotto di maggiore qualità e raggiungere un pubblico sempre più ampio.
Uno dei più importanti simboli del Made in Italy è stato oggetto di un restilyng che si spera sia sostanziale e non solo di facciata.
Il Gallo Nero è lo storico simbolo del Chianti adottato come marchio per il vino Chianti Classico dal Consorzio che raggruppa i produttori e che ne tutela l’immagine.
Nacque come simbolo della Lega del Chianti, una sorta di giurisdizione militare creata dalla Repubblica del Marzocco nel 1384 in funzione antisenese e che comprendeva in origine i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti.
Nel 1716 il Granduca di Toscana, Cosimo III emanò un vero e proprio primo disciplinare decretando che i prodotti di Gajole, Castellina e Radda potessero chiamarsi “Vini del Chianti” ed in cludendo nella zona anche una parte del Comune di Greve.
« ...per il Chianti è restato determinato e sia. Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena..... »
I confini del Chianti Classico corrispondono più o meno a quelli fissati dal bando del Granduca di Toscana nel 1716, epoca in cui, per la prima volta nella storia vinicola, un documento legale prevedeva la delimitazione di un’area di produzione, anticipando di oltre 200 anni ogni altra iniziativa del genere nel mondo.
La scelta del Gallo Nero come simbolo rappresentativo del Consorzio dei produttori ha origini antichissime come attesta la tradizione e vale la pena ricordare l’antica storia della nascita di tale stemma.
La tradizione vuole che nel Medioevo le città di Firenze e Siena rivendicassero, ricorrendo spesso alle armi, il controllo su questo preziosissimo angolo di Toscana, ma entrambe, stanche di battaglie, decisero di regolare la questione con un singolare e pacifico arbitrato.
Infatti, le due città si accordarono di affidare la delimitazione dei loro confini contesi ad una sfida pacifica tra due cavalieri uno in rappresentanza di Firenze e l’altro di Siena. La prova cavalleresca prevedeva che il confine sarebbe stato fissato nel punto dove i due cavalieri si fossero incontrati partendo al canto del gallo dalle rispettive città.
I senesi scelsero un gallo bianco e lo nutrirono con cibo prelibato,convinti che all’alba avrebbe cantato più forte, invece, i fiorentini, scelsero un gallo nero che tennero volutamente a digiuno.
Il giorno della prova il gallo nero fiorentino, affamato, iniziò a cantare molto prima dell’alba, mentre quello bianco senese, sazio,dormiva tranquillo.
Così, il cavaliere fiorentino al canto del gallo iniziò la sua corsa al galoppo, mentre quello senese dovette aspettare ancora prima che il gallo bianco cantasse: il risultato fu che i due cavalieri si incontrarono a soli 12 km dalle mura di Siena e così la Repubblica fiorentina potè annettersi la quasi totalità dei territori del Chianti, area geografica di 70 mila ettari di superficie dove si produce il vino Chianti Classico che ha caratterizzato l’economia e anche il paesaggio della zona.












giovedì 4 ottobre 2012

IL SANGIOVESE E LE SUE MOLTE INTERPRETAZIONI

Interessante e piacevole l’evento organizzato da Onav Genova, nella sede di via San Vicenzo 68,con protagonista assoluto della serata il vitigno Sangiovese in diverse sue realizzazioni.

L’Azienda Tenimenti Angelini ha proposto la degustazione di cinque vini toscani docg creati con Sangiovese in purezza o in uvaggio e presentati dagli enologi Dino Torrone e Marco Quaini.


Il Sangiovese è uno dei vitigni italiani più diffusi e la sua coltivazione copre l'11% della superficie viticola nazionale.


Viene coltivato dalla Romagna fino alla Campania ed è tradizionalmente il vitigno più diffuso in Toscana.
Utilizzato in purezza ed in uvaggio,è la materia prima di importantissimi vini italiani, dal Carmignano al Chianti Classico,dal Brunello di Montalcino al Vino Nobile di Montepulciano, dal Sangiovese di Romagna al Morellino di Scansano.
Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte: le prime informazioni sicure risalgono solo al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini nel suo trattato "La coltivazione delle viti", lo cita come «il Sangiocheto o Sangioveto “, quale vitigno particolarmente produttivo. Anche l'origine del nome è incerta e varie sono le teorie:alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno, altri invece lo fanno risalire a forme dialettali, altre opinioni ancora lo fanno derivare da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove”,in quanto proveniente dal Monte Giove nei pressi di Santarcangelo di Romagna.

Da recenti studi genetici sembra che il "Sangiovese", a dispetto della sua diffusa e storica presenza nell’area romagnola e tirrenica, possieda parentele con vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Campania e Calabria. Dieci varietà ne costituiscono la "famiglia" ed il Ciliegiolo sembra sia un suo discendente diretto.
In generale si parla di Sangiovese, ma in realtà questo termine definisce un gran numero di varietà o cloni nelle quali si è differenziato nel corso dei secoli e nei diversi territori.
Tale vitigno richiede, per esprimersi al suo massimo, condizioni microclimatiche tali da consentirgli la piena maturazione dei suoi tannini che solo in tal caso, acquistano una varietà di sentori e donano morbidezze ed

intensità. In Toscana se ne distinguono due grandi famiglie: il Sangiovese Grosso, il Sangiovese Piccolo e il Prugnolo Gentile che producono vini di grande eleganza con vocazione alla durata nel tempo.
Per questo motivo è difficile dare una descrizione assoluta del vino che se ne ricava, che ha certo alcune costanti come i buoni tannini e l’elevata acidità ed è apprezzato per struttura, pienezza di gusto, eleganza e capacità di invecchiamento.
Il Sangiovese conosce, in effetti, in questi anni una grande popolarità.

L’Azienda Tenimenti Angelini è una realtà che conta oggi circa 500 ettari di cui 210 vitati distribuiti in cinque diverse zone dell’Italia: Montalcino, Montepulciano, Jesi, il Collio e l’Isonzo.
Si tratta di terroir molto diversi tra loro, accomunati da una caratteristica che li riunisce tutti: la grande vocazione per la vite.
In questo evento genovese dell’Onav presenta cinque dei suoi migliori prodotti nati in Toscana e creati col Sangiovese:


1)Rosso di montalcino 2010 docg

2)Nobile di Montepulciano 2009 docg

3)Chianti Classico 2008 docg

4)Chianti Classico Riserva Monsenese 2007docg

5)Brunello di Montalcino 2007docg



La rassegna dei 5 vini in degustazione è stata intitolata:
Il Sangiovese in varie sue espressioni e si è svolta nella sede Onav di Genova, via San Vincenzo 68,con la presenza dei due enologi Dino Torrone e Marco Quaini.

In degustazione 5 vini dell’Azienda:

1)Rosso di Montalcino 2010 Val Di Suga
tit. alc.14°
Composto da Sangiovese grosso al 100%, proveniente da giovani vigneti impiantati sul versante nord di Montalcino,in zona intermedia tra mare e monti e coltivato a cordone speronato, con potatura corta a due gemme, viene fermentato in vasche di acciaio e macerato per 15 gg a temperatura controllata di 30°,invecchiato per 15 mesi in botti di rovere di Slavonia e fusti di rovere francese .
Affinamento in bottiglia per almeno tre mesi, produzione di 60.000 bottiglie.

Rosso rubino brillante con aroma vivace ed intenso di frutta rossa matura, con delicate note speziate.
Corpo intenso, morbidamente tannico e persistente, abbinabile con primi piatti e carni alla griglia.


La Val di Suga è la tenuta montalcinese del Gruppo, luogo in cui nascono i vini della denominazione più prestigiosa: il Brunello di Montalcino. La proprietà si estende su una superficie complessiva di 120 ettari di cui 55 impiantati a Sangiovese. La caratteristica della tenuta rispetto alle altre della zona è quella di avere le vigne situate su tre diversi versanti della collina: a nord il vigneto di Val di Suga che si sviluppa tutto intorno alla cantina e comprende la Vigna del Lago, a sud-ovest il vigneto di San Polo, l’impianto più giovane che gode di una posizione di assoluto riguardo e, a sud-est, la vigna Spuntali dalla quale nasce il più famoso Cru.
La possibilità di utilizzare le uve provenienti dalle tre zone, molto diverse tra loro per tipo di terreno ed esposizione, permette alla cantina Val di Suga di produrre vini armoniosi e di grande equilibrio, dove si ritrovano tutte le migliori caratteristiche di questo terroir.


2)Nobile di Montepulciano 2009 docg



Prugnolo gentile al 90%, Merlot e Cabernet Sauvignon al 5%, fermentato in acciaio e macerato a 30° per 18 gg.
L’uva è coltivata nel versante più a sud, verso Arezzo,in terroir argilloso e sabbioso, con ciottoli e fossili.
Risente dei benefici dell’umidità del lago Trasimeno.
Invecchiato in botti di rovere di Slavonia per 18 mesi ed affinato in bottiglia per un anno.
La produzione è di crca 250.000 bottiglie annue
Color rosso rubino,con bouquet di frutta rossa, mirtillo e prugna,con sentori di tabacco e minerali.

Elegante, equilibrato e persistente, adatto ad arrosti e grigliate e a formaggi di media stagionatura.


3)Chianti Classico 2008 San Leonino docg
Tit. alcol. 13°



Sangiovese al 90% , Cabernet Sauvignon e Syrah al 5%, allevati in terreno argilloso con ciottoli e sassi di galestro in clima continentale.
Fermentazione in acciaio e macerazione a 30° per circa 15 gg, invecchiamento per 15 mesi in botti di rovere di Slavonia e vasche di cemento.
Affinamento in bottiglia per tre mesi.
Produzione di 180.000 bottiglie.

Rubino brillante con riflessi granata per l’invecchiamento.
Profumo di viola mammola e di bacche rosse
Strutturato e con lungo retrogusto fruttato.
Ottimo l’abbinamento con sughi di carne, saporiti e speziati.


4)Chianti Classico Riserva Monsenese 2007
tit. alc. 14°



Il terroir è Castellina in Chianti e le colline rivolte verso Siena, da cui il nome Monsenese,in vigneto esposto da nord a sud.
Acciaio e 18 mesi di rovere francese.
Viene prodotto solo nelle migliori annate e solo 15.000 bottiglie.
Rosso rubino intenso, vino di raro equilibrio, corposo e di ottima persistenza, ricco di aromi intensi, vellutato in bocca e con morbidi tannini.
Adatto a Chianine ad arrosti, a formaggi saporiti e di media stagionatura.
Grande vino.

5)Brunello di Montalcino 2007 Val di Suga



Sangiovese grosso al 100% provenienti da tutti e tre i vigneti dell’Azienda.
Mesi 36 di invecchiamento in botti di rovere di Slavonia e fusti di rovere francese, affinato un anno in bottiglia.
Produzione di 120.000 bottiglie e 500 magnum.

Rosso rubino intenso con riflessi granata.
Bouquet ampio ed armonico,con sentori fruttati e balsamicie note speziate.
Potente ed elegante con persistenza lunghissima e bellissimo equilibrio.
Vino da selvaggina, da carni arrostite e da formaggi di media stagionatura.




rosso di montalcino, val di suga,






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