domenica 9 settembre 2012

SAGRANTINO DI MONTEFALCO D.O.C.G.





Del Sagrantino si hanno numerose notizie e testimonianze storiche risalenti ai tempi più antichi. Plinio il Vecchio, nella sua Historia naturalis, descrive l'Itriola, tipica uva del territorio, che secondo alcuni studiosi potrebbe identificarsi con l'uva Sagrantino. 
Altre fonti ipotizzano che il vitigno sia stato importato dall'Asia Minore dai seguaci di San Francesco: il nome sarebbe riconducibile ai Sacramenti in quanto l'uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi. 
Non mancano i sostenitori dell'ipotesi autoctona, che lo vorrebbe ottenuto per selezione da cloni locali. Già nel 1088 si scriveva di terre piantate a vigna in Montefalco e risalgono al Duecento numerosi documenti che testimoniavano la cura costante che i vignaioli riservano al campo piantato a vigna.
 Dalla prima metà del Trecento le leggi comunali iniziavano a tutelare vite e vino, dedicandogli interi capitoli e rubriche di statuti comunali. Nel 1451 il noto pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai francescani ad affrescare l'abside della loro chiesa, oggi museo civico fra i più importanti del Centro Italia, alludeva forse al Sagrantino dipingendo la bottiglia di vino rosso sulla mensa del cavaliere da Celano negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco. 
 A partire dal 1540 un'ordinanza comunale stabilisce ufficialmente la data d'inizio della vendemmia a Montefalco. La gelata dell'inverno 1586 fu un flagello per le piantagioni viticole di Montefalco, che tornarono a produrre soltanto dopo alcuni decenni. Nel 1622 il cardinale Boncompagni, legato di Perugia, inasprì severamente le sanzioni stabilite dallo statuto comunale, prevedendo persino la pena della forca se alcuna persona tagliasse la vite d'uva
Il primo documento che cita ufficialmente il vitigno risale al sedicesimo secolo, ed è conservato nell'archivio notarile di Assisi.

Montefalco è un comune italiano di 5.702 abitanti della provincia di Perugia. Punto di riferimento della regione vinicola in cui si producono il Sagrantino di Montefalco e il Montefalco rosso.

  Il Sagrantino , secondo il disciplinare, risulta composto da 100/100 di uve Sagrantino
Si richiede un affinamento minimo di trenta mesi di cui dodici mesi di affinamento in legno.

Il Sagrantino di Montefalco nella sua versione secca è un vino rosso granato con velature violacee, di aroma pieno e bouquet che ricorda il profumo delle more di rovo;
il titolo alcolometrico è fra i 13 ed i 15 gradi e va servito a temperatura ambiente, ma non caldo, indicativamente fra i 17° ed 18°. 
E' ottimo  per minestre e carni leggere anche se la sua corposità lo fa scegliere anche per arrosti, selvaggina e per formaggi saporiti. 
 Nella sua versione passita è un perfetto vino da formaggi,per il gusto speziato e caldo, al tempo stesso corposo ed abboccato con tenore alcolico mai inferiore i 14° gradi alcolometrici e con colore tendente al granato.
 Tali particolari caratteristiche  derivano direttamente dalla particolarità delle sue uve capaci di resistere anche per due mesi ad appassire su graticci di legno, dopo essere state colte in un avanzato stato di maturazione, senza marcire o perdere il proprio contenuto di zuccheri. L'alta concentrazione di polifenoli e di tannini richiede, perchè sia raggiunga la perfetta maturazione, un lungo periodo di affinamento; oltre i 30 mesi per entrambe le varietà, di cui almeno 12 per la versione secca da trascorrere in botti di legno.


Un bicchiere di vino rosso rubino intenso, consistente e profumatissimo:
si presenta così, in genere, il Sagrantino di Montefalco, una docg prodotta nella regione Umbria.
Al naso rivela una complessità di frutti rossi e sostanziosi, frutti di bosco e marasche miste ad un sentore pungente di liquirizia,, uno spruzzo di pepe nero, il tutto amalgamato dal sapore lievemente tannico del legno che ne accentua la persistenza al palato.
Caldo, tannico , robusto e fine, si rivela pronto ad essere gustato accompagnato a piatti di buona sostanza, dalla selvaggina alle carni rosse,dai primi di impasto di tradizione umbra ai formaggi più saporiti.




venerdì 20 luglio 2012

Deliziosi Vini di Alsazia


Degustazione di vini alsaziani , presso il ristorante “Tana d’Orso” a Mustonate di Varese,condotta da Lorenzo Colombo, dell’Onav di Lecco,che ha raccontato le caratteristiche principali della piccola regione a nord est della Francia,l’Alsazia appunto, divisa in Alto Reno e Basso Reno,riparata dal vento dell’Oceano Atlantico dalla catena dei Vosgi, che, fin dai tempi antichi,è stata il punto d’incontro tra il mondo romano e quello germanico.
La notizia dei suoi vigneti,la cui proprietà era dei nobili e del clero, e dei suoi vini prestigiosi,soprattutto il moscato, si diffuse fin dal XVI secolo, quando il trasporto avveniva essenzialmente per via fluviale.
Il terreno è una striscia di confine tra la montagna dei Vosgi e la pianura ed è terroir ottimo per il vigneto,perchè solcato dagli affluenti del Reno, in ottima esposizione sud-sud est, con un clima semicontinentale soleggiato, dove i vigneti, adagiati sulle colline ai piedi dei Vosgi tra i 200 e i 400 metri di altitudine, beneficiano di un irraggiamento solare massimo grazie all'altezza particolarmente elevata. Queste condizioni tipiche favoriscono la maturazione lenta e prolungata dei grappoli e lo schiudersi di aromi di grande finezza.
La geologia alsaziana è un vero e proprio mosaico: il granito si alterna al calcare, l'argilla allo scisto e al gres. Questa ampia varietà di terreni, che si estende su una superficie di circa 15.000 ettari, è propizia allo sviluppo di numerosi vitigni. La formazione del terreno è avvenuta in un lungo periodo dopo il collasso della Foresta Nera ed ha dato luogo ad almeno 4 strati di terreno diversi uno dall’altro e creando dei micro-terroir diversissimi.
L’allevamento è a guyot semplice o doppio e le vendemmie, sempre fatte a mano, vengono eseguite dopo l’ordine del prefetto.

La vicinanza con la Germania si sente anche nella grande diffusione di vitigni come il Riesling , il Gewurztraminer , il Sylvaner. Altri vitigni molto diffusi sono il Pinot Grigio , il Moscato. Meno diffusi il Pinot Bianco , il Pinot Nero , il Pinot Auxerrois e il Chasselas.

In Alsazia troviamo:

1)Alsace AOC

I vini della Denominazione di Origine Controllata AOC Alsace provengono al 100% dal vitigno omonimo, solitamente riportato sull’etichetta. Quando non specificato, si tratta invece di un uvaggio talvolta denominato “Edelzwicker” o qualche volta "Gentil", talvolta può semplicemente essere indicato il nome della marca. Sull’etichetta possono inoltre comparire anche indicazioni geografiche complementari, quali località e comuni. L’AOC Alsace rappresenta attualmente il 74% della produzione totale con un 92% di bianchi.
Sono:

Alsace AOC Riesling

Alsace AOC Gewurztraminer

Alsace AOC Pinot Grigio

Alsace AOC Moscato

Alsace AOC Sylvaner


2)Alsace Grand Cru

La Denominazione Alsace Grand Cru consacra la decisa influenza che il terroir esercita sui vini. Viene attribuita a vini che rispondono a una serie di criteri di qualità: rigorosa delimitazione dei terroir, resa più limitata, norme specifiche di conduzione della vite, ricchezza naturale minima, degustazione di gradimento...
Cinquantuno terroir delimitati in base a severi criteri geologici e climatici costituiscono il mosaico dei Grands Crus d’Alsazia. La superficie di questi vigneti d’eccezione varia tra i 3 e gli 80 ettari.
L’etichetta deve tassativamente riportare l’annata, il nome di una delle cinquantuno località che possono fregiarsi di questa denominazione e generalmente il vitigno. Tra i vitigni alsaziani sono ammessi, salvo eccezioni, il Riesling, il Gewurztraminer, il Pinot Grigio e il Moscato.
La denominazione Alsace Grand Cru corona terroir eccezionali, che conferiscono ai vini una forza espressiva e un’autenticità particolari.
I Grands Crus alsaziani rappresentano una produzione media annua di circa 45.000 hl, ossia appena il 4% della produzione vinicola totale alsaziana.


3)Cremant d'Alsace

La Denominazione di Origine Controllata Crémant d’Alsace corona i vini alsaziani effervescenti, vivaci e delicati, elaborati con una seconda fermentazione, a partire principalmente da Pinot Bianco, ma anche Pinot Grigio, Pinot Nero, Riesling o Chardonnay. Questi vitigni sono generalmente raccolti nei primissimi giorni dell’apertura del bando di vendemmia, momento propizio per l’uva che può offrire il miglior equilibrio e l’armonia più fine per la vinificazione.
Sin dalla fine del secolo scorso diverse aziende vitivinicole alsaziane elaboravano spumanti secondo il metodo "traditionnelle". Questa tradizione, meno vitale nella prima metà del XX secolo, si è mantenuta fino al riconoscimento della AOC Crémant d’Alsace con il decreto del 24 agosto 1976 che ha permesso alle Maisons de vins d’Alsace di usufruire di un nuovo quadro necessario per l’elaborazione di uno spumante di qualità secondo prerequisiti paragonabili a quelli applicati dagli operatori champenois. Oggi il Syndicat des Producteurs de Crémant d’Alsace riunisce più di 500 elaboratori.
Grazie alla sua personalità originale e alla qualità ineccepibile, il Crémant d’Alsace è diventato oggi il primo spumante DOC consumato dalle famiglie francesi e ottiene anche un considerevole successo all’estero.
L’AOC Crémant d’Alsace rappresenta attualmente il 22% della produzione totale.

Esistono , poi, i particolari vini preziosi e pregiati che sono detti:

"Vendange Tardive" & "Sélections grains Nobles" (vendemmie tardive e selezione di acini nobili) : Queste due menzioni, rare e prestigiose possono completare le "appellations" Alsace e
Alsace Grand Cru per i vitigni Riesling, Gewurztraminer, Tokay-Pinot-Gris, e Muscat nel corso di annate eccezionali e seguendo dei criteri di una severità exemplare :

i "vendange tardive" provengono dai vitigni succitati raccolti a stramaturità ed a stagione avanzata. Sono vini che, alla qualità caratteristische del vitigno ed all sua aromaticità, aggiungono una notevole potenza dovuta al fenomeno di concentrazione dei succhi. Questi vini vanno degustati soli od in accompagnamento a foie gras o a certi piatti dai sapori pronunciati e particolarmente elaborati ed anche con alcuni desserts.
i "sélection de grains nobles": sono ottenuti con uve colpite da muffa nobile (Botrytis cinerea) i cui acini vengono scelti mediante raccolta e selezioni successive. In questo caso, l'identità caratteristica del vitigno si fa meno sentire mentre prevalgono i caratteri dovuti al Botrytis cinerea ed alle concentrazione dei succhi. Questi vini dagli aromi intensi, dalla struttura poderosa, dal gusto abboccato ed il cui sapore persiste a lungo in gola sono dei veri capolavori. Si gustano soli a per concludere sontuosamente un pranzo eccezionale.





In degustazione sei splendidi vini:

1)Cremant de Alsace brut

ALBERT SELTZ
Sans anèe
Paglierino verdolino
Bella effervescenza
Sapido e maturo anche se non molto strutturato
Vino da aperitivo sotto i 15 euro


2)Muscat 2001 GOLDENT
Secco, paglierino tendente al dorato,col naso idrocarburo del Riesling
In bocca sapido, caldo acido,sentori di uvetta e frutta candita
28 euro

3)Silvaner 2008 sylvaner vieilles vignes
ALBERT SELTZ
colore carico dorato
naso di candito, cocco e vaniglia, in bocca struttura sapidità acidità.
18 euro


4)Riesling Gran Cru 2008
BRAND
Oro antico
Al naso idrocarburi,frutta candita,
acidità e sapidità.
44 euro


5)Riesling Gran Cru 2003
BRAND
Domaine zind humbrecht
Idrocarburi
Dorato acceso, vendemmia tardiva
Frutta candita e pompelmo amaro.

6)Gewurztraminer 2010
CLOS SAINT URBAN
dorato e luminoso
rosa e lichi
aromaticità
acido e sapido ,
sapore di rosa e succo di arancia
50 euro

lunedì 16 luglio 2012

Da i Racconti del vino:Il lambrusco

Sebbene di origine antichissima, il Lambrusco ha sempre stentato ad essere ben conosciuto ed apprezzato fuori dalla sua zona di produzione, cioè nelle province di Reggio Emilia e di Modena. Vino dalla spuma vivace con sentore di violetta. I Romani chiamavano le viti selvatiche che crescevano ai margini (labrum) dei campi coltivati (bruscum) labrusca vitis. Con il tempo il nome diventò Lambrusco e l’appellativo si riferisce a una famiglia di viti, coltivate soprattutto nell’Italia del nord. Le più importanti di queste viti, in termini di produzione di vino, sono il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino (così chiamato perché si dice che i suoi grappoli assomiglino a dei salami) e il Lambrusco Grasparossa (così chiamato per il suo graspo rosso). Dei tre, il Lambrusco di Sorbara produce il vino più leggero e gustoso, con dolci sfumature di succo di lampone. Nel naso c’è chi scopre le viole e, sul palato, aromi di fragole e ciliegie. Il vino fatto con il 100% di Lambrusco Salamino ha un colore scuro, quasi un porpora opaco con una vivace schiuma viola, aromi di frutta selvatica e corpo medio. Il Lambrusco Grasparossa è rubino, con schiuma color ciliegia. I suoi aromi sono più ampi e i meno precisi dei tre. Si possono fare vini con ciascuno di questi tre vitigni presi da soli oppure mescolandoli con altre sottovarietà del Lambrusco, come il Lambrusco Marani, il Lambrusco Maestri e il Lambrusco Ruberti. Andrea Bacci (1524-1600), archiatra di papa Sisto V e autore di uno dei trattati più importanti sui vini italiani ed europei, il De Naturali Vinorum Historia, è stato veramente il primo a notare le differenze presenti nelle zone di produzione del Lambrusco. Egli afferma: “Sulle colline di fronte alla città di Modena vengono coltivate delle viti di Lambrusco, i cui grappoli bianchi e rossi producono vini speziati e fragranti, che fanno una schiuma deliziosa quando vengono versati nel bicchiere”.



venerdì 13 luglio 2012

Pigato, sapore di Liguria

Un eccezionale Pigato che merita di essere elogiato e' quello prodotto da Enrico Dario, nella sua azienda di Bastia di Albenga con uve coltivate nella regione "Marixe", conosciuta come la "Baia dei profumi".
Questo vino,di un bel colore brillante,giallo paglierino con riflessi dorati, ha in effetti un bouquet eccezionale:ricco, intenso, floreale e fruttato,richiama i profumi estivi di macchia mediterranea,il profumo della pesca e quello della ginestra,il sentore della salvia e del rosmarino ed il sottobosco in genere di una regione montuosa ed arricchita dalla salsedine marina.
Qui il clima e' caldo e buona e' l'esposizione ed anche il sapore del Pigato di Dario Enrico lo manifesta: ricco ed intenso,ma , al tempo stesso equilibrato,con sapore di frutti maturi e con lunga persistenza finalearricchita da nota mandorlata e lievemente balsamica.
Vino adattissimo a tutto pasto per la cucina ligure: pesto e lasagne,pansoti e sugo di noci,coniglio alla ligure,frittate alle erbe,pesce e carni bianche.
La lavorazione segue il metodo biologico e l'Azienda e' a gestione familiare,con produzione limitata ma che ha all'attivo premi e riconoscimenti.
Il prezzo in cantina e' eccezionale come il vino :6 euro
Una piccola sintesi di sapori di Liguria contenuta in un bicchiere.
L'azienda produttrice è:
Azienda Enrico Dario
via Massari 4
Bastia di Albenga
Savona
tel 0182 20548



Paraxo,un rosato di Liguria





Vinificato in bianco da uve rosse, in questo caso dal Rossese di Albenga,fermentato in acciaio,il risultato è un vino fresco ed equilibrato, di pronta beva, da servire freddo come aperitivo o con antipasti e piatti di pesce.
Sicuramente un vino estivo ma molto gradevole dal bel colore lucente e rosso ciliegia trasparente, dal bouquet floreale e fruttato con sentori di ciliegia, di prugna,di marasca con qualche nota speziata, dal gusto fluido ed equilibrato con lunga persistenza finale dovuta ad una nota amaricante gradevolissima e rinfrescante.
Bastia di Albenga produce Rossese , Pigato e Vermentino e tanti sono i produttori di pregio in questa zona del Ponente ligure.
Ottimo, in questo caso, anche il rapporto qualita' / prezzo.
L'azienda produttrice è l'Azienda Agraria Anfossi sita in Bastia di Albenga , via Paccini, 39.

giovedì 8 marzo 2012

Visita alla Tenuta Montelio Codevilla (PV)




La collina porta un nome che significa “il monte del sole”,a testimonianza della felice esposizione dei vigneti.


 Il territorio aziendale copre una superficie totale di 78 ettari, di cui 30 sono coltivati a vigneto specializzato: gli impianti prevedono circa 4800 ceppi per ettaro, le viti sono allevate per la maggior parte a spalliera tradizionale con potatura parte a guyot e parte a cordone speronato basso.
 Le gemme per pianta sono in genere 11-12 per pianta con interventi di diradamento in 12 ettari su 27.
La resa media è di circa 80 q.di uva all’ettaro, dei quali il 40%vinificabile in bianco, il resto in rosso.



I vigneti,disposti parte a ritto chino e parte a giro poggio, vanno da un’altitudine di 180 ms.l.m.sino a 280 m s.l.m.


 I vitigni coltivati sono sia a bacca bianca sia a bacca nera: tra i primi il Cortese, il Riesling Italico, il Riesling Renano e il Muller Thurgau la Malvasia ed il Moscato; tra i secondi la Barbera, la Croatina, il Merlot, il Pinot Nero e l'Uva Rara.
L’azienda opera in regime di viticoltura integrata, con gestione del suolo con inerbimento e pacciamatura, un numero limitato di trattamenti, favorito anche da scarsa piovosità e utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale.La piantumazione con siepi ed alberi e la collocazione nei vigneti di 230 nidi di uccelli rafforzano ancora di più questa scelta imprenditoriale.

STORIA

In origine sede della grangia di un monastero,già nel 1200 vi si coltivava la vite come si legge nei documenti d’epoca.
 Nel 1802 Angelo Domenico Mazza acquistò i primi terreni che nel 1848 diedero inizio all'esperienza produttiva vitivinicola, ancora oggi portata avanti dagli eredi della famiglia .




L’ing. Mazza si faceva regolarmente spedire dalla Francia copie del Journal Vinicole per essere sempre informato nel settore  e , dopo di lui, il figlio e i nipoti continuarono  a conservare i segreti aziendali senza trascurare le innovazioni  (il Muller Thurgau ed il Merlot sono abbastanza nuovi per la zona).

Le cantine "storiche" dell'azienda, ricavate in caratteristici ambienti sotterranei, ospitano le botti di rovere francese (barriques e tonneaux) per l'affinamento dei prodotti di maggior pregio e le bottiglie di vino destinate alla commercializzazione.
 Particolarmente caratteristico risulta l’ Infernot, un ambiente facente parte dell'antico monastero utilizzato nei secoli scorsi come "ghiacciaia" e oggi luogo destinato alla conservazione della riserva privata della famiglia. 

PRODUZIONE:

  • 1)OLTREPO PAVESE CORTESE DOP

   12°tit.alc.
   Ottenuto da vinificazione di uva cortese in purezza
    Giallo paglierino
    Bella miscela floreale e fruttata al naso, mela renetta e       
    mandorla
    Sapido e fresco al palato
    Abbinabile , fresco, a verdure, pesce, risotti.

  • 2)OLTREPO PAVESE RIESLING DOP

    12°tit.alc.
   Ottenuto da vinificazione di Riesling Italico e Riesling Renano
    Paglierino con riflessi verdolini
    Ampio al naso, fruttato alla mela, minerale
    Sapido , fresco ed armonico
    Fresco con verdure, pesce,formaggi freschi,salumi speziati.

  • 3)BONARDA OLTREPO PAVESE FRIZZANTE DOP

   12,5°tit.alc.
   Vinificato da Croatina e uve rosse miste
   Rosso rubino-violaceo alla vista
   Vinoso al naso, con piccoli frutti rossi
   Corposo e già equilibrato, nonostante la giovane età.



  • 4)MULLER THURGAU IGT

   11,5°tit.alc.
  
Muller Thurgau 100% 

All'esame visivo si presenta di un colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati
Al naso è abbastanza intenso e abbastanza complesso, elegante e leggermente aromatico, floreale e fruttato di mela matura.
 In bocca fresco ,con un buon equilibrio, glicerico e con una discreta persistenza. 

  • 5)OLTREPO PAVESE BONARDA FRIZZANTE DOC

   12°tit.alc.
Uva Rara 40%, Croatina 30%, Barbera 25% 

All'esame visivo si presenta di un colore rosa cerasuolo brillante; al naso è intenso, abbastanza complesso, fine e delicato, con note floreali di viola mammola e fruttate di lamponi, fragoline di bosco, piccoli frutti, pesca noce.
In bocca è morbido, sapido, asciutto, con una buona persistenza aromatica. 

  • 6)OLTREPO PAVESE PINOT NERO COSTARSA DOC

12,5°tit.alc.
Pinot Nero 100% 

Alla vista si presenta di un colore rosso rubino scarico con leggeri riflessi aranciati.
 Al naso è abbastanza intenso, complesso e abbastanza fine, con note di frutta matura (ribes e marasca), leggermente speziate di vaniglia, chiodi di garofano e pepe, dovute all'affinamento per un 50% in botti da 25 hl. e per il restante 50% in piccole botti di rovere per circa 1 anno.
In bocca è secco, caldo, morbido, con una discreta freschezza, abbastanza tannico, abbastanza sapido, equilibrato, intenso e persistente.

  • 7) COMPRINO MIROSA ROSSO I.G.T.

13,5°tit.alc.
Merlot
Colore rosso granato leggeri riflessi aranciati.
 Al naso è intenso, complesso e abbastanza fine, con note di frutta matura (prugna e amarena), speziate di vaniglia, cannella, chiodi di garofano e pepe nero, leggermente erbacee e pungenti.
 In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, abbastanza tannico, con una buona sapidità, abbastanza equilibrato, intenso e persistente. Ha un affinamento tra 12 e 16 mesi in piccole botti di rovere francese.  

    

mercoledì 7 marzo 2012

LA riscoperta del vitigno autoctono Timorasso


Il Timorasso è un vitigno autoctono delle Colline Tortonesi e viene coltivato nelle valli Curone, Grue ed Ossona ed in val Borbera accomunate dalla conformazione del terreno argilloso e da una buona esposizione.
Le prime notizie sono molto antiche e sembrano potersi collegare a Leonardo da Vinci che omaggiò Isabella di Aragona , in occasione delle sue nozze, con un antico e famoso formaggio ,il Montebore,accompagnato da un vino bianco con cui veniva solitamente abbinato nei banchetti del tempo, il Timuras.

Parte del patrimonio ampelografico di Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e denominato in vari modi , come Timoraccio, Timorosso, Timuassa, Timorazza, Morasso,questo antico vitigno era originario della zona tra Novi Ligure e Tortona e, nel Bollettino Ampelografico del 1885 era segnalato nel Tortonese , insieme al vitigno Cortese , tra le uve bianche più coltivate della zona.
Abbandonato a causa della filossera, fu riscoperto da alcuni produttori che, guidati da Walter Massa, investirono sulla potenzialità di questo vitigno e crearono un grande bianco, oggi D.O.C. Colli Tortonesi Timorasso.
Il VITIGNO

Il germoglio è di color bianco, leggermente rosato e cotonoso con foglioline apicali piegate a coppa, bianco verdastre con sfumature ramate.
Il tralcio erbaceo è particolarmente eretto e di sviluppo rapido con viticci molto sviluppati e robusti; di color verde a sfumature rosse.
La foglia adulta è grande ,tri o penta lobata, di color verde chiaro.

Il grappolo a maturità è di media grandezza o medio-grande, a forma piramidale con due o tre ali, mediamente compatto o compatto, con peduncolo medio-corto, robusto, verde, semilegnoso.

L’acino è grande, generalmente sferoidale ma spesso deformato per la compattezza del grappolo: la buccia è spessa , molto pruinosa e di colore giallo; la polpa mediamente consistente, di sapore neutro.

L’uva è facilmente riconoscibile perché perché, nello stesso grappolo, si trovano acini grossi ed acini piccoli e va incontro ad un buon numero di aborti floreali spontanei, con conseguente incidenza del tenore zuccherino, abbastanza elevato.
La buccia è molto spessa e pruinosa,consistente e di colore verde-giallastro, la polpa densa e succosa.
GERMOGLIAMENTO E MATURAZIONE

Il timorasso ha un germogliamento ed una fioritura precoci,ma un periodo di invaiatura tardivo,dopo la metà di agosto ed anche tardiva è la maturazione, a fine settembre.
La produzione è circa 5 kg /ceppo, con un peso medio dei grappoli di 250 ceppi.
Il vitigno richiede terreni argillosi chiari, buone esposizioni, buone ventilazioni, diradamenti in luglio, agosto e settembre.
Scarsamente adattabile in ambienti pedoclimatici diversi dall’abituale.


LA RISCOPERTA

Verso la meta’ degli anni 80 il vitigno del Timorasso fu riscoperto da alcuni produttori che capirono che aveva delle grandi potenzialità e decisero di investirvi tempo, sperimentazione e denaro.
Guidati e stimolati da Walter Massa, oggi i produttori di Timorasso sono una ventina, con una superficie vitata di 40 ettari circa; la produzione limitata colloca il vino nella categoria dei vini di nicchia,considerato oggi uno degli autoctoni più significativi d’Italia.
Anno dopo anno,, dal 1990 al 2010, si può dire che Walter Massa abbia sempre cercato di migliorare il “suo “ Timorasso, tanto da esserne definito il papà.
Nel 1990 ne era riconosciuto il potenziale, fra note dolci e ossidative, nel 92 era stato definito “trebbianesco”, nel 95 di “maggior profondità gustativa” con note di anice stellato ed idrocarburi, nel 97 caldo e generoso,nel 98 leggermente evoluto , con note classiche e idrocarburiche e aromi più dolci di miele e liquerizia.
Ma è da 2000 che il Timorasso raggiunge la sua maturità:
agrumi ed anice stellato, timo, rosmarino e liquerizia, con un buon equilibrio ed una alcolicità tenuta a bada, succoso e convincente in una degustazione del 2005:
lattico, mielato e dolce, con profonda mineralità, elegante e sapido , nel 2006.
Ormai Walter Massa sa gestire le calde vendemmie che si succedono sulle Colline Tortonesi e , dopo varie sperimentazioni, in Friuli è venuto anche a conoscenza di un nuovo tipo di vinificazione , con macerazione sulle fecce fini,migliorativa in profondità e finezza di estrazione.Ha, poi, imparato e diffuso la microfiltrazione, pratica per ottenere vini puliti e stabili.
Oltre a Walter Massa di Monleale , le aziende produttrici della zona sono:
Azienda agricola Mutti Dino- Claudio Mariotto- La Colombera- Carlo Daniele Ricci- Maurizio Bruno- Boveri Luigi- Clemente Mogni- i F.lli Mandibola- Enio Ferretti- Enzo Canegallo- Roberto Semino- Stefano Daffonchio- L'azienda Morgassi Superiore di Gavi- la Cooperativa Valle Nostra- L'azienda Valli Unite Coop- L'azienda Cascina degli Ulivi- Cascina Montagnola.



IL VINO
Le caratteristiche principali del vino :

all’esame visivo si mostra colore giallo paglierino più o meno intenso che, con l'evoluzione ,vira sul dorato,
all’olfattivo, manifesta profumi complessi che, nei primi anni di affinamento in bottiglia, ricordano i fiori di acacia e biancospino, pera e foglie di pomodoro, si avvertono leggermente note di miele così come quelle minerali, ma è dopo 4-5 anni di affinamento che si evidenziano le potenzialità con un'evoluzione manifestate in note di pera matura, miele di fiori di campo molto percettibile, così come molto percettibili emergono le note minerali e di idrocarburi, che sono le caratteristiche di questo vitigno.

In bocca di sapore è asciutto, caldo e morbido, la notevole struttura sostiene l'alcolicità, e la decisa acidità rimane nel dar freschezza a questo vino anche dopo molti anni.

Il Timorasso che migliora con un lungo affinamento in bottiglia può offrire una vasta gamma di abbinamenti, e a seconda dello stadio
evolutivo può essere sia un valido aperitivo,sia un ottimo compagno con antipasti come i peperoni ripieni con tonno e capperi,la carne cruda e alcuni salumi poco stagionati.
È ottimo con molti primi piatti, con carni bianche soprattutto se tra gli ingredienti sono presenti erbe aromatiche,con il pesce cotto in vari modi, con formaggi caprini freschi e naturalmente il Montebore, formaggio storico della zona. Stupendo con il tartufo bianco delle valli, semplicemente grattato sui tajerin al burro.
Da giovane si serve ad una temperatura di 10-12°, mentre per bottiglie con 4/5 anni d'invecchiamento e oltre, 12-14°.