Blog di interesse enologico, con degustazioni e note di viaggi alla ricerca di aziende vinicole ed approfondimento su vitigni e terroir, caratteristiche ambientali e pedoclimatiche.
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mercoledì 14 febbraio 2018
I BAROLI DELL'AZIENDA SORDO DI CASTIGLIONE FALLETTO
La storia dell’Azienda Sordo comincia all’inizio del ‘900, al tempo di nonno Giuseppe, quando esisteva solo una cascina classica di Langa, di poco più di un ettaro e mezzo a Castiglione Falletto. Col figlio Giovanni, frutta e bestiame non bastavano più, c’era la voglia di fare il vino e, da allora, appunto, con grande lungimiranza e capacità di selezione sono state acquistate tante terre in un momento poco favorevole per il Piemonte quando tutti vendevano le terre e Giovanni comprava e produceva le sue prime bottiglie di vino. Dal 2001 la cantina è guidata dal figlio, Giorgio Sordo. In sedici anni di attività la vigna ha oggi una superficie di cinquantatré ettari spalmati nelle aree comunali di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour e Vezza d’Alba e può produrre, quindi, i fantastici 8 Crus di Barolo, vini prodotti ciascuno da un terroir unico e diverso.
Dal punto di vista tecnico l’Azienda Sordo dagli anni novanta si è avvalsa della collaborazione esterna dell’Enologo Armando Cordero, oggi non più tra noi, che ha impostato la produzione verso una alta qualità: separazione delle uve in cantina e scelta di usare solo le botti grandi.Una serata di degustazione delle otto tipologie di Barolo è stata organizzata ad Onav Milano con una impostazione data alla serata dal Presidente Intini riguardante soprattutto l’analisi del terroir delle diverse zone di produzione e, quindi, la degustazione delle varie tipologie di Barolo.
La storia delle Langhe è, infatti, iniziata 130 milioni di anni fa, quando l’intera zona costituiva il mare Padano. La regione del Barolo puo essere schematicamente divisa in due zone: a sinistra il territorio giovane risalente al Tortoniano, a destra il più vecchio, risalente all’Elveziano. Ci sono anche zone intermedie ma le più antiche in assoluto dal punto di vista geologico risultano essere: Monforte, Serralunga e Castiglione Falletto.Per la degustazione è stata scelta l’annata 2013, annata complessa con un inverno caldo e asciutto, un freddo marzo con le vigne coperte dalla neve e con un germogliamento indietro di 2 settimane ma con un periodo felice, senza precipitazioni, durante l’ allegagione. Poi, grazie ai mesi soleggiati di settembre ed ottobre si sono raccolte uve con una bella concentrazione di polifenoli e tannini. Quindi, in complesso, un’ ottima annata.
I vini degustati sono 8 Crus, vini con tannini importanti che hanno ancora bisogno di affinamento. E’ possibile, quindi, una panoramica di diversi tipi di Barolo da aree di diversa origine geologica.
Degustazione:
1) Barolo Monvigliero 2013
È un vino prodotto da un piccolo vigneto di Verduno, estremo nord della Langa di Barolo con territorio ricco e asciutto composto da marne chiare, terreno sciolto con sabbie, non molto compatto, risalente al Tortoniano. Ci aspettiamo un vino elegante, verticale privo di tannini forti. Le vigne di 35/40 anni d’età sono esposte a Sud, Sud-Est.
Colore elegantissimo.
Naso: floreale, un fiore secco e appassito molto gradevole, con percezione fruttata e acidica e note di marasca, prugna, leggera speziatura. Chiodo di garofano e sottile balsamicità. Pulito ed elegante, franco.
Bocca: vino morbido ed elegante, quasi pronto da bere, piacevole, tattile. Il gusto è vivo, si arrotonda, e diventa amabile per la sua persistenza e pulizia. Frutto di terreni che producono soprattutto florealità ed eleganza.
2) Barolo Ravera 2013
Da un vigneto a 450 metri s.l.m. ed esposto a Sud, Sud-Est, su terreno sciolto del Tortoniano su strati di marne grigio-bluastre.
Naso: piu secco, con note balsamiche del legno, percezione pepata e mentolata, più aggressivo e verticale del precedente. Alla rotazione dona un impatto potente con florealità meno sottile e note di frutto maturo più accentuate.
Bocca: molto diverso dal precedente, con maggior vigore e potenza. Vino che presenta forza e energia nei tannini da struttura marnosa bluastra. Finale leggermente più amarotico. Meno verticalità ma più struttura.
3) Barolo Gabutti 2013
Gabutti è una delle più prestigiose zone di Serralunga d’Alba, protetta dal vento, su terreno del periodo Lequio, epoca antica e complessa con marne argilloso - calcaree non compattissime e con ottimo microclima. Dovrebbe darci un vino di struttura con energia, potenza ed eleganza.
Naso: forte e spallato, con struttura organolettica energica e potente, floreale tendente al marmellatoso, meno ampio ma molto ricco e intenso; si percepiscono sentori di: terra, pepe nero, humus e energia, grafite, tostatura, caffè, note che virano al tabacco.
Bocca: grande vino, intenso e quasi masticabile, tattile con tannini fini ma percettibili, sapido che si impadronisce di tutto il cavo orale con una gradevole sensazione di liquirizia nera; finale molto lungo con una percezione amarotica di rabarbaro.
Uno dei primi vini prodotti dall’azienda, uno dei vini più premiati.
4) Barolo Parussi 2013
È un vino prodotto da vigneto situato nei pressi della cantina, nel comune di Castiglione Falletto, su terreni di marne chiare con argilla e calcare e buona presenza di sabbia. Terreno Elveziano cioè antico.
Vigna che gode di un’eccellente esposizione, Ovest, Sud-Ovest.
Naso: straordinario, mentolato, con note di frutto rosso, balsamicità, ribes e liquirizia. Molto diverso dai precedenti e molto elegante. Alla rotazione si presenta sottile, verticale, pulito con una bella nota di legno aromatico e grande balsamicità.
Bocca: equilibrato, piacevole, rotondo e garbato, denota una grande armonia tattile e un tannino garbato.
Una bella florealità finale e una bella persistenza, legate all’ armonia di tannini eleganti, lo rendono uno del Baroli migliori.
5) Barolo Rocche di Castiglione 2013
Da Castiglione Falletto, uno dei più importanti crù, in terreno Elveziano, con terreni argillosi con grande ricchezza di ferro.
Naso: Naso importante con energia e sentori di pepe nero, intenso ed orizzontale, con molta liquirizia, frutto macerato, floreale da viola appassita quasi tattile. Note di grafite e terra. Alla rotazione con eleganza si apre nel sentore di tabacco, di intensa macerazione.
Naso intenso, complesso e bellissimo.
Bocca: imponente e ricchissimo in bocca con struttura, eleganza e grande potenzialità. Il tannino affonda e porta con sé un gusto mentolato e persistente. Nel finale il palato rimane pulito e secco.
Grandissimo crù di Castiglion Falletto, il cuore dell’energia dell’Elveziano, periodo di rocce antiche.
6) Barolo Villero 2013
Vigna su suolo argilloso-sabbioso, calcareo, composto da marne grigie, argille brune e sabbie grigie di origine marina, di periodo Elveziano con ricchezza di ferro. Come zona, vicino al vino precedente.
Naso: mentolato, con note floreali e connotazioni balsamiche; bella eleganza e minore struttura del precedente.
Bocca: fresco e tannico, bella liquirizia allo stato puro, intenso, amarotico e molto gradevole. Lunghissima persistenza, cioccolato, caffè e cacao. In bocca più importante che al naso.
Anche questo vino notevole.
7) Barolo Monprivato 2013
Uno dei vigneti top del Barolo su terreni Elveziani, calcarei e di marna bluastra di origine marina.
Zona di antica denominazione che produce da tempo vini di eleganza e struttura, zona di antica storia geologica e di grande esposizione.
Naso: pasticceria gradevole e grande florealità, con frutti rossi e lampone, alla rotazione morbido, elegante, burroso e piacevole, eccellente sentore di mentolato, di
pepe bianco, chiodo di garofano, noce moscata. Eleganza assoluta. Molto diverso dagli altri.
Bocca: rivela un equilibrio assoluto, una tattilità elegante; mostra morbidezza e viscosità, vino eccellente.
Barolo di equilibrio ed armonia, diverso da tutti.
Si tratta del prodotto di un crù straordinario, una delle aree più famose del Barolo con una presenza calcarea che favorisce l’eleganza del vino. Eccellente, il migliore.
8) Barolo Perno 2013
Da terra rossa marnosa in zona più compatta con connotazione argillosa e presenza di roccia, sassi, argilla e sabbia; terra rossa con ferro del periodo Elveziano. Ci aspettiamo un vino forte e strutturato.
Naso: energia, tattilità olfattiva, alla rotazione traccia animale, carne macerata e cuoio, tabacco.
Vino molto maschio, con sentori di prugne nere, pepe nero.
Bocca: liquirizia, polverosità, pepe, tannini potenti e gradevoli. Vino generoso e tattile. Ottima annata.
giovedì 16 febbraio 2017
L'IMPORTANZA DEL TERROIR NELLA VERTICALE DI BAROLO ANNATA 2012
Una serata dedicata ai grandi crù del Barolo: una degustazione orizzontale dell’annata 2012, ottima per clima e temperature, analizzata attraverso i vini dei alcuni dei più grandi produttori della zona.
La serata, guidata da Vito Intini, inizia con la storia del Nebbiolo che nasce nel cuore delle colline di Langa e produce uno dei vini più importanti del patrimonio enologico italiano in undici comuni tra cui quello di Barolo che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.Il vitigno Nebbiolo, storico e indigeno già dai tempi dei Romani, in quanto non si hanno tracce in altre aree se non in Valtellina, trasportato dai Liguri, e in alto Piemonte, è in effetti uva di allevamento impegnativo che ha bisogno di molta cura, buona e tarda maturazione e di un certo tipo di terroir, esposizione eccellente, drenaggio e pendenza e una altitudine che può variare dai 150 ai 400 m.slm. Tre sono i suoi cloni: Lampia, Michet e Rosè e la sua resa è di 80 quintali per ettaro. Benchè molto importante, il Nebbiolo costituisce, tuttavia, meno del 5% della produzione enologica del Piemonte, è uva rara, povera di pigmenti e produce vini di poco colore, elegantemente aranciati perché ricco di peonina, la maggiore delle sue componenti antocianiche.
Fu la marchesa Giulia Colbert Falletto che, insieme al Conte di Cavour, contribuì a creare con questa uva il mito del Barolo che non esisteva in precedenza, con l’aiuto dell’enologo francese Oudard che consigliò di ricostruire completamente la tecnica di allevamento e di modificare quella di vinificazione. Fu così che, a fine Ottocento, fu creato uno dei più grandi vini italiani di cui, nel 2015, si sono prodotte 12 milioni e mezzo di bottiglie.Meritevole di attenzione l’analisi dei terreni:
la regione del Barolo è un’area non omogenea di origine marina con tre formazioni geologiche del Miocene molto diverse tra loro:
a sud est prevalgono le marne giallastre con elementi ferrosi (Serralunga e Monforte);
nelle aree ad ovest prevalgono marne più vecchie e compatte che danno vini sostanziosi di grande corpo( La Morra, Barolo);
nelle parti intermedie c’è presenza di materiale sabbioso, soprattutto nella zona a nord est (Grinzane)
Dalla composizione geologica più o meno recente deriva la composizione metallifera diversa e quindi la resa diversa del processo di vinificazione.
Leggere e interpretare il Barolo è quindi un processo complesso perché la zona comprende ben 177 crù, delineati dal mappale della zona, con diverse componenti metallifere e geologiche e diverse tipologie di terroir, di allevamento e di vinificazione.
Il 2012 è stato preso come anno di analisi perchè annata positiva con temperature base a gennaio, fioritura giusta a maggio, agosto non troppo caldo e giusta quantità di piogge; poi, bel tempo alla vendemmia verso il 10/15 ottobre.
La serata si manifesta molto significativa per l’ottima scelta dei vini da parte di Enzo Brambilla, vero esperto del Barolo, che conosce tutti gli angoli delle Langhe e tutte le famiglie che, da generazioni, si dedicano alla produzione del vino.
Il taglio degustativo della serata consiste nell’assaggiare molti vini di crù di aree geologicamente differenti, di diverso allevamento e vinificazione ma della stessa annata, per cercare di analizzare le somiglianze e le diversità dei vari prodotti del territorio.Annata interessante il 2012, anche se il vino è relativamente giovane.
In degustazione dieci grandi Barolo 2012:
1) Le Strette Cru "Corini Pallaretta" Novello
Siamo in zona sud ovest area in area geologicamente giovane con terreni non particolarmente ricchi.
Bottiglie prodotte 1500, piccolo crù.
Colore aranciato da Nebbiolo limpido ed elegante.
Il naso è pulito, franco e floreale con connotazione balsamica, note mentolate e un bel frutto. Alla rotazione il vino si mostra sottile, elegante e balsamico con note di liquirizia e chiodo di garofano, pino e sentore mentolato.
In bocca tanta e intensa liquirizia, tannini fitti e sottili, piacevoli, terra, humus, talco, frutto rosso. Vino di struttura importante che si percepisce soprattutto in bocca.
Bella struttura, acido e tannico. 85
2) Montaribaldi Cru "Borzoni" Grinzane
Siamo a 230 metri, a Grinzane Cavour a nord con marne compattate con conglomerati di sabbia infiltrata. Barrique per due anni e poi in botte grande. Stiamo parlando del nord est, terreno medio sottile con presenza di marne.
Il naso è fruttato con frutta rossa e note terrose, pepe; alla rotazione esce una marasca intensa e matura molto gradevole, moto diverso dal vino precedente, con frutto pieno rotondo e maturo, ciliegioso con spezie e noce moscata.
In bocca potentissimo ma un pò disarmonico per tannicità marcata. Il naso sembra maturo e in bocca ancora non è pronto. 82/83
3) Bartolo Mascarello Barolo
Cantina storica che rappresenta un po’ la cultura dell’antico Barolo tradizionale. Uve Cannubi, San Lorenzo e di altre aree straordinarie. Uve di crù diversi. Mascarello è uomo che ha fatto la storia del Barolo.
Al naso elegante e pulito e, se mosso, dichiara marasca, ciliegia matura e prugna, terra, talco, percezioni di spezie, grafite, liquirizia e nota mentolata.
In bocca fresco elegante con bella verticalità in bocca, leggera nota di anice e di menta, unita a note di grafite; tannino morbido. Finale terroso con liquirizia. Non ancora pronto. 86/87
4) Giovanni Rocca Cru’ " Bricco Ravera" Monforte d'Alba
Terreno sabbioso marnoso di Monforte, zona sud, con marne solide e compattate.
Prodotte 9.000 bottiglie, in barrique e in legno grande.
Al naso emerge l’energia più che l’eleganza, con tanto frutto ma meno verticalità. Frutto ricco e polposo, intenso; frutti rossi, ciliegie, fiori appassiti, pepe bianco e qualche spezia. Verticali note eteree mescolate a frutto grasso ricco e potente.
In bocca vino ricco, maschio e potente con tannini tattili, unbel vino ben strutturato. Vino giovane ma grande vino.
5) Guido Porro Cru "Gianetto" Serralunga d'Alba
Zona con vini strutturati in zona ricca ad est; vigneto argillo- calcareo con sabbia, viti giovani, fermentazione in vasche di cemento, 6.500 bottiglie prodotte. Guido Porro è uno dei giovane emergenti del Barolo, attua una vinificazione tradizionale, si tratta di una piccola azienda familiare. Al naso marasca, note olfattive di frutto, note forti di selvaggina, pepe, chiodi di garofano, nota dolce; buona energia olfattiva.
In bocca buona corrispondenza con l’olfatto, bella struttura, morbido e rotondo, liquirizia e tannino con note incenso e di balsamo, note di alloro, legno aromatico. Vino notevole. 90
6) Cadia di Bruno Giachino Cru " Monvigliero" Verduno
Parte alta, zona più sottile con argilla e zone sabbiose.
Terreno calcareo con sabbia. Barrique.
Al naso terroso, orizzontale con frutta, molta terra e liquirizia, non grande eleganza. Esposizione ottima del terreno.
In bocca vino più banale dei precedenti, non con difetti ma meno originale.
7) Silvano Bolmida Cru’ "Bussia" Monforte d'Alba
Zona intorno a Barolo in uno dei crù più vocati in assoluto, nel cuore del territorio: la parte della Bussia che si chiama Manescoto . Unico vinificatore di questo posto. Cura maniacale in cantina e in vigna: 24 mesi barrique, 12 mesi di botte grande. Al naso impatto di bella balsamicità con salvia e timo, erbe aromatiche secche, piacevole, un bel frutto. Alla rotazione ciliegia e spezia: molta l’eleganza, la potenza e la morbidezza.
In bocca grande vino morbido e con corrispondenza naso/ bocca con nota piccante e piacevole, note evolute. Lunga e potente la persistenza, elegante e morbido. 86/87
8) Cascina Ballarin Cru’ "Bricco Rocca" La Morra
Zona centrale con grande vista sulle colline del Barolo.
Terreni a composizione media, botte media. Al naso elegante con sentori di viola passita, frutto macerato, odore speziate e chiodi di garofano, vino tipico del territorio ben costruito. In bocca sintesi del Barolo, beverino positivo equilibrato ed elegante. Bella liquirizia, bel vino, pronto e bevibile. 87
9) Giacomo Fenocchio Cru’ "Villero" Castiglione Falletto
Siamo a Castiglione, un crù nella parte sud est, terreno elveziano con marne di nota rossa. Argilla ricca di ferro.
Al naso gradevole con frutto rossa e note piccanti spezie, chiodi di garofano, non intenso ma ben costruito.
Alla rotazione nota di ciliegia tesa alla macerazione, nota costante.
In bocca è molto elegante e buono, grande tattilità, glicerico e persistente. Naso un po’ sopito ma in bocca si rivela vino di bella costruzione, con equilibrio e struttura. Vino armonico e ben costruito. 90
10) Fratelli Negretti Cru’ "Bricco Ambrogio" Roddi
Zona meno significativa, suolo calcareo, vino barrique e botte grande. Naso sottile non particolarmente originale, più semplice, sentori di spezie. In bocca meglio che al naso ben strutturato con tannino gradevole, tattile e polposo. Consistente ma ancora giovane.
La serata, guidata da Vito Intini, inizia con la storia del Nebbiolo che nasce nel cuore delle colline di Langa e produce uno dei vini più importanti del patrimonio enologico italiano in undici comuni tra cui quello di Barolo che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.Il vitigno Nebbiolo, storico e indigeno già dai tempi dei Romani, in quanto non si hanno tracce in altre aree se non in Valtellina, trasportato dai Liguri, e in alto Piemonte, è in effetti uva di allevamento impegnativo che ha bisogno di molta cura, buona e tarda maturazione e di un certo tipo di terroir, esposizione eccellente, drenaggio e pendenza e una altitudine che può variare dai 150 ai 400 m.slm. Tre sono i suoi cloni: Lampia, Michet e Rosè e la sua resa è di 80 quintali per ettaro. Benchè molto importante, il Nebbiolo costituisce, tuttavia, meno del 5% della produzione enologica del Piemonte, è uva rara, povera di pigmenti e produce vini di poco colore, elegantemente aranciati perché ricco di peonina, la maggiore delle sue componenti antocianiche.
Fu la marchesa Giulia Colbert Falletto che, insieme al Conte di Cavour, contribuì a creare con questa uva il mito del Barolo che non esisteva in precedenza, con l’aiuto dell’enologo francese Oudard che consigliò di ricostruire completamente la tecnica di allevamento e di modificare quella di vinificazione. Fu così che, a fine Ottocento, fu creato uno dei più grandi vini italiani di cui, nel 2015, si sono prodotte 12 milioni e mezzo di bottiglie.Meritevole di attenzione l’analisi dei terreni:
la regione del Barolo è un’area non omogenea di origine marina con tre formazioni geologiche del Miocene molto diverse tra loro:
a sud est prevalgono le marne giallastre con elementi ferrosi (Serralunga e Monforte);
nelle aree ad ovest prevalgono marne più vecchie e compatte che danno vini sostanziosi di grande corpo( La Morra, Barolo);
nelle parti intermedie c’è presenza di materiale sabbioso, soprattutto nella zona a nord est (Grinzane)
Dalla composizione geologica più o meno recente deriva la composizione metallifera diversa e quindi la resa diversa del processo di vinificazione.
Leggere e interpretare il Barolo è quindi un processo complesso perché la zona comprende ben 177 crù, delineati dal mappale della zona, con diverse componenti metallifere e geologiche e diverse tipologie di terroir, di allevamento e di vinificazione.
Il 2012 è stato preso come anno di analisi perchè annata positiva con temperature base a gennaio, fioritura giusta a maggio, agosto non troppo caldo e giusta quantità di piogge; poi, bel tempo alla vendemmia verso il 10/15 ottobre.
La serata si manifesta molto significativa per l’ottima scelta dei vini da parte di Enzo Brambilla, vero esperto del Barolo, che conosce tutti gli angoli delle Langhe e tutte le famiglie che, da generazioni, si dedicano alla produzione del vino.
Il taglio degustativo della serata consiste nell’assaggiare molti vini di crù di aree geologicamente differenti, di diverso allevamento e vinificazione ma della stessa annata, per cercare di analizzare le somiglianze e le diversità dei vari prodotti del territorio.Annata interessante il 2012, anche se il vino è relativamente giovane.
In degustazione dieci grandi Barolo 2012:
1) Le Strette Cru "Corini Pallaretta" Novello
Siamo in zona sud ovest area in area geologicamente giovane con terreni non particolarmente ricchi.
Bottiglie prodotte 1500, piccolo crù.
Colore aranciato da Nebbiolo limpido ed elegante.
Il naso è pulito, franco e floreale con connotazione balsamica, note mentolate e un bel frutto. Alla rotazione il vino si mostra sottile, elegante e balsamico con note di liquirizia e chiodo di garofano, pino e sentore mentolato.
In bocca tanta e intensa liquirizia, tannini fitti e sottili, piacevoli, terra, humus, talco, frutto rosso. Vino di struttura importante che si percepisce soprattutto in bocca.
Bella struttura, acido e tannico. 85
2) Montaribaldi Cru "Borzoni" Grinzane
Siamo a 230 metri, a Grinzane Cavour a nord con marne compattate con conglomerati di sabbia infiltrata. Barrique per due anni e poi in botte grande. Stiamo parlando del nord est, terreno medio sottile con presenza di marne.
Il naso è fruttato con frutta rossa e note terrose, pepe; alla rotazione esce una marasca intensa e matura molto gradevole, moto diverso dal vino precedente, con frutto pieno rotondo e maturo, ciliegioso con spezie e noce moscata.
In bocca potentissimo ma un pò disarmonico per tannicità marcata. Il naso sembra maturo e in bocca ancora non è pronto. 82/83
3) Bartolo Mascarello Barolo
Cantina storica che rappresenta un po’ la cultura dell’antico Barolo tradizionale. Uve Cannubi, San Lorenzo e di altre aree straordinarie. Uve di crù diversi. Mascarello è uomo che ha fatto la storia del Barolo.
Al naso elegante e pulito e, se mosso, dichiara marasca, ciliegia matura e prugna, terra, talco, percezioni di spezie, grafite, liquirizia e nota mentolata.
In bocca fresco elegante con bella verticalità in bocca, leggera nota di anice e di menta, unita a note di grafite; tannino morbido. Finale terroso con liquirizia. Non ancora pronto. 86/87
4) Giovanni Rocca Cru’ " Bricco Ravera" Monforte d'Alba
Terreno sabbioso marnoso di Monforte, zona sud, con marne solide e compattate.
Prodotte 9.000 bottiglie, in barrique e in legno grande.
Al naso emerge l’energia più che l’eleganza, con tanto frutto ma meno verticalità. Frutto ricco e polposo, intenso; frutti rossi, ciliegie, fiori appassiti, pepe bianco e qualche spezia. Verticali note eteree mescolate a frutto grasso ricco e potente.
In bocca vino ricco, maschio e potente con tannini tattili, unbel vino ben strutturato. Vino giovane ma grande vino.
5) Guido Porro Cru "Gianetto" Serralunga d'Alba
Zona con vini strutturati in zona ricca ad est; vigneto argillo- calcareo con sabbia, viti giovani, fermentazione in vasche di cemento, 6.500 bottiglie prodotte. Guido Porro è uno dei giovane emergenti del Barolo, attua una vinificazione tradizionale, si tratta di una piccola azienda familiare. Al naso marasca, note olfattive di frutto, note forti di selvaggina, pepe, chiodi di garofano, nota dolce; buona energia olfattiva.
In bocca buona corrispondenza con l’olfatto, bella struttura, morbido e rotondo, liquirizia e tannino con note incenso e di balsamo, note di alloro, legno aromatico. Vino notevole. 90
6) Cadia di Bruno Giachino Cru " Monvigliero" Verduno
Parte alta, zona più sottile con argilla e zone sabbiose.
Terreno calcareo con sabbia. Barrique.
Al naso terroso, orizzontale con frutta, molta terra e liquirizia, non grande eleganza. Esposizione ottima del terreno.
In bocca vino più banale dei precedenti, non con difetti ma meno originale.
7) Silvano Bolmida Cru’ "Bussia" Monforte d'Alba
Zona intorno a Barolo in uno dei crù più vocati in assoluto, nel cuore del territorio: la parte della Bussia che si chiama Manescoto . Unico vinificatore di questo posto. Cura maniacale in cantina e in vigna: 24 mesi barrique, 12 mesi di botte grande. Al naso impatto di bella balsamicità con salvia e timo, erbe aromatiche secche, piacevole, un bel frutto. Alla rotazione ciliegia e spezia: molta l’eleganza, la potenza e la morbidezza.
In bocca grande vino morbido e con corrispondenza naso/ bocca con nota piccante e piacevole, note evolute. Lunga e potente la persistenza, elegante e morbido. 86/87
8) Cascina Ballarin Cru’ "Bricco Rocca" La Morra
Zona centrale con grande vista sulle colline del Barolo.
Terreni a composizione media, botte media. Al naso elegante con sentori di viola passita, frutto macerato, odore speziate e chiodi di garofano, vino tipico del territorio ben costruito. In bocca sintesi del Barolo, beverino positivo equilibrato ed elegante. Bella liquirizia, bel vino, pronto e bevibile. 87
9) Giacomo Fenocchio Cru’ "Villero" Castiglione Falletto
Siamo a Castiglione, un crù nella parte sud est, terreno elveziano con marne di nota rossa. Argilla ricca di ferro.
Al naso gradevole con frutto rossa e note piccanti spezie, chiodi di garofano, non intenso ma ben costruito.
Alla rotazione nota di ciliegia tesa alla macerazione, nota costante.
In bocca è molto elegante e buono, grande tattilità, glicerico e persistente. Naso un po’ sopito ma in bocca si rivela vino di bella costruzione, con equilibrio e struttura. Vino armonico e ben costruito. 90
10) Fratelli Negretti Cru’ "Bricco Ambrogio" Roddi
Zona meno significativa, suolo calcareo, vino barrique e botte grande. Naso sottile non particolarmente originale, più semplice, sentori di spezie. In bocca meglio che al naso ben strutturato con tannino gradevole, tattile e polposo. Consistente ma ancora giovane.
lunedì 20 aprile 2015
Il Barolo di Mauro Mascarello in degustazione all'Onav di Milano
Allo Starhotel Ritz, giovedì 16 aprile 2015, Mauro Mascarello ha presentato e illustrato alcuni dei suoi vini più prestigiosi in una serata entusiasmante condotta da Franco Ziliani e da Vito Intini.
Protagonisti indiscussi della serata, oltre a Monsù Monprivato, come ama definirlo Ziliani, le Langhe e il Nebbiolo “ figlio della terra che lo produce e che non ha bisogno, per esprimersi, di eccessivi trattamenti ma che, da solo, rende omaggio al territorio di appartenenza” come, secondo le parole di Veronelli “un canto della terra verso il cielo"
StoriaLo stesso Mauro, in prima persona, ha raccontato la storia della sua famiglia che è certamente un simbolo della viticoltura di grande qualità nelle Langhe fin dalle origini, quando il Barolo si vendeva sfuso e il nonno Maurizio acquistò la prima terra nel 1902, la Cascina Falletto in regione Monprivato con vigne vecchie di sessant’anni.
Ora la proprietà è di circa 15 ettari di vigneto, tutti situati nella zona del Barolo e il fiore all’occhiello è proprio il mitico vigneto Monprivato, di sei ettari in collina, a 280 metri sul livello del mare, al centro della zona d’origine del Barolo. Si tratta di un vigneto storico, addirittura documentato negli archivi catastali del 1666 che è stato anche elencato tra gli undici vigneti storici di prima categoria della zona del Barolo da Renato Ratti, grande studioso della storia di Langa.Ma importanti sono anche altri vigneti come Villero, Santo Stefano, posto in territorio di Monforte d’Alba in frazione Perno, e poi Bricco e Scudetto di cui ha portato un’ottima Barbera in degustazione.
Mauro ci spiega che la zona del Barolo è ampia, si estende su 11 comuni e c’è enorme differenza tra i vari terroir per composizione del terreno, per esposizione, altitudine e per questo i vini prodotti sono diversissimi tra loro.
Ribadendo che il Barolo è un vino unico ed inimitabile, ricorda con noi quegli anni difficili quando, dal 2000 in poi, il mondo del Barolo tradizionale era stato travolto dalla moda seguita da molti dei produttori locali spinti a usare la barrique che snaturava il Nebbiolo che è” quella cosa speciale e unica con poco colore che si fa amare come pochi altri perché è figlio di un territorio”.Avevano tentato di farlo cambiare, ci racconta, mentre Il vero produttore del Barolo sa di non essere lui il protagonista ma che deve solo lasciare che la terra esprimersi. Per fortuna, in quegli anni, alcuni tennero la situazione salda con rispetto per la terra e con la trasmissione delle antiche esperienze e, in contrapposizione ai cosiddetti “Barolo boys”, amanti della barrique, continuarono a fare quel vino che è figlio della migliore tradizione, quello che nasce da fermentazioni che hanno bisogno di tempo, da affinamenti lunghi e meditati in botti grandi di rovere di Slavonia, con tempi lenti e procedimenti tradizionali: quei pochi furono, appunto, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Mauro Mascarello, Baldo Cappellano, Giovanni Conterno e Aldo Conterno, poi definiti “ Gli ultimi dei Mohicani”.
Degustazione
Mentre Mauro Mascarello afferma che è il momento di lasciar parlare il suo vino, si inizia la degustazione col primo vino :
1) Dolcetto D’Alba Bricco Mirasole del 2013Dolcetto importante con uve che provengono da Castiglione Falletto, di grado zuccherino non elevatissimo, Bricco Mirasole si rivela corposo e terroso con naso ricco, denso e complesso, con sentori di viola, ciliegia selvatica e di prugna e, in bocca, ricco, polposo e fresco, succoso e di sostanza ma lineare, con tannino leggero, di bella acidità e con lieve sentore di mandorla. Definito “ vino quotidiano” da Ziliani che, per tutta la serata, ha fatto da intervistatore e commentatore alle parole di Mauro Mascarello, ma anche vino da vitigno esigente, che deve essere coltivato in terreni particolarmente vocati per ottenere un ottimo risultato, che predilige le terre bianche, non ama il legno e si deve bere entro i 5 o 6 anni perché mantenga intatte le sue caratteristiche di profumo ed eleganza. Il Dolcetto è certamente un vino da riscoprire.
Il secondo vino è:
2) Barbera D’Alba 2010
Chiamata anche Barbera Scudetto perché le uve provengono da quel terreno argilloso e con una piccola parte di calcare che ha, in effetti, la forma di un piccolo scudo.
Barbera del 2010, quindi di ottima annata e che, come tutte le Barbere antiche, non ha fatto legno; si rivela veramente eccezionale, gradevole e profumata, con una bella acidità, un grande equilibrio ed una bella armonia, nonostante i 15 gradi di titolo alcolometrico.
Il terzo vino è
3) Freisa Langhe 2011
Dal vitigno Freisa che, come dimostrato dalle ricerche genetiche, è un progenitore del Nebbiolo e che è uva difficile, di bassa resa, la cui origine è da ricercarsi nelle Langhe. In questo caso la Freisa ha avuto una maturazione di 16 mesi in legno ed è vino dai tannini piacevoli, di profumo intenso e originale e di grande eleganza al naso e in bocca; in generale è vino che richiede una prolungata maturazione in legno per il suo elevato grado di tannicità originale ed è quindi poco remunerativo ed è ormai prodotto solo da una decina di Aziende in Langa.
La degustazione dei tre Baroli in programma per la serata inizia con:
4) Barolo Villero 2010
Questo vino è prodotto da uve di provenienza da Castiglione Falletto, zona Villero, il cui terreno è composto da calcare al 40%, da argilla al 40% e da sabbia per un 20%, quindi da una miscela ottimamente equilibrata; al naso esprime immediate finezza ed eleganza con sentori gradevolissimi di fiori e frutti ed, in particolare, il lampone, la rosa e il cacao, con, in più, una percezione terrosa e raffinata e, in bocca, una suadenza e una dolcezza naturale di tannini eleganti ed armoniosi. Barolo di fascino immediato, Barolo “femminile”, come viene definito perché è vellutato, morbido, elegante e suadente, una vera armonia.
5) Barolo Monprivato 2010
Da terra che è di esclusiva proprietà di Mauro Mascarello, un preziosissimo crù costituito da calcare al 92% e da argilla e sabbia per il restante 8% e dove, negli strati più profondi, emerge la ricchezza dei fossili e delle alghe provenienti da antico fondale marino. Le uve Nebbiolo che vi crescono maturano più lentamente ma danno al vino struttura e complessità e una grande capacità di invecchiamento.
Il Barolo Monprivato proprio grazie al terroir di provenienza e alla bassissima ed intensa resa per ettaro, esprime un’armonia ed una ricchezza di sentori al naso e una perfezione in bocca di difficile descrizione, con una caratteristica nota olfattiva e gustativa di rosmarino che lo caratterizza. Si può solo definire la sua degustazione un’esperienza entusiasmante.
6) Barolo Monforte Perno Santo Stefano 2010
Terzo Barolo in degustazione prodotto da uve allevate su terreno rosso e argilloso; il colore risulta più acceso ed intenso, i sentori al naso più marcati in generale e, in particolare, balsamici e lievemente mentolati ed, in bocca, caldo, ricco, largo, intenso e terroso, benchè si tratti di un vino, come i suoi predecessori, particolarmente giovane.
Tre capolavori di Mauro Mascarello che lasciano intravedere il lavoro e la passione che li ha prodotti e che ci hanno regalato emozioni davvero molto intense.
La conclusione della serata è avvenuta con le parole di Franco Ziliani che, salutando il gradito ospite, ha affermato che “ se si ama il vino di Langa, non si può non voler bene a quest’uomo” che ha sempre sostenuto la tradizione e ha riversato nella terra la sua grande passione.
Protagonisti indiscussi della serata, oltre a Monsù Monprivato, come ama definirlo Ziliani, le Langhe e il Nebbiolo “ figlio della terra che lo produce e che non ha bisogno, per esprimersi, di eccessivi trattamenti ma che, da solo, rende omaggio al territorio di appartenenza” come, secondo le parole di Veronelli “un canto della terra verso il cielo"
StoriaLo stesso Mauro, in prima persona, ha raccontato la storia della sua famiglia che è certamente un simbolo della viticoltura di grande qualità nelle Langhe fin dalle origini, quando il Barolo si vendeva sfuso e il nonno Maurizio acquistò la prima terra nel 1902, la Cascina Falletto in regione Monprivato con vigne vecchie di sessant’anni.
Ora la proprietà è di circa 15 ettari di vigneto, tutti situati nella zona del Barolo e il fiore all’occhiello è proprio il mitico vigneto Monprivato, di sei ettari in collina, a 280 metri sul livello del mare, al centro della zona d’origine del Barolo. Si tratta di un vigneto storico, addirittura documentato negli archivi catastali del 1666 che è stato anche elencato tra gli undici vigneti storici di prima categoria della zona del Barolo da Renato Ratti, grande studioso della storia di Langa.Ma importanti sono anche altri vigneti come Villero, Santo Stefano, posto in territorio di Monforte d’Alba in frazione Perno, e poi Bricco e Scudetto di cui ha portato un’ottima Barbera in degustazione.
Mauro ci spiega che la zona del Barolo è ampia, si estende su 11 comuni e c’è enorme differenza tra i vari terroir per composizione del terreno, per esposizione, altitudine e per questo i vini prodotti sono diversissimi tra loro.
Ribadendo che il Barolo è un vino unico ed inimitabile, ricorda con noi quegli anni difficili quando, dal 2000 in poi, il mondo del Barolo tradizionale era stato travolto dalla moda seguita da molti dei produttori locali spinti a usare la barrique che snaturava il Nebbiolo che è” quella cosa speciale e unica con poco colore che si fa amare come pochi altri perché è figlio di un territorio”.Avevano tentato di farlo cambiare, ci racconta, mentre Il vero produttore del Barolo sa di non essere lui il protagonista ma che deve solo lasciare che la terra esprimersi. Per fortuna, in quegli anni, alcuni tennero la situazione salda con rispetto per la terra e con la trasmissione delle antiche esperienze e, in contrapposizione ai cosiddetti “Barolo boys”, amanti della barrique, continuarono a fare quel vino che è figlio della migliore tradizione, quello che nasce da fermentazioni che hanno bisogno di tempo, da affinamenti lunghi e meditati in botti grandi di rovere di Slavonia, con tempi lenti e procedimenti tradizionali: quei pochi furono, appunto, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Mauro Mascarello, Baldo Cappellano, Giovanni Conterno e Aldo Conterno, poi definiti “ Gli ultimi dei Mohicani”.
Degustazione
Mentre Mauro Mascarello afferma che è il momento di lasciar parlare il suo vino, si inizia la degustazione col primo vino :
1) Dolcetto D’Alba Bricco Mirasole del 2013Dolcetto importante con uve che provengono da Castiglione Falletto, di grado zuccherino non elevatissimo, Bricco Mirasole si rivela corposo e terroso con naso ricco, denso e complesso, con sentori di viola, ciliegia selvatica e di prugna e, in bocca, ricco, polposo e fresco, succoso e di sostanza ma lineare, con tannino leggero, di bella acidità e con lieve sentore di mandorla. Definito “ vino quotidiano” da Ziliani che, per tutta la serata, ha fatto da intervistatore e commentatore alle parole di Mauro Mascarello, ma anche vino da vitigno esigente, che deve essere coltivato in terreni particolarmente vocati per ottenere un ottimo risultato, che predilige le terre bianche, non ama il legno e si deve bere entro i 5 o 6 anni perché mantenga intatte le sue caratteristiche di profumo ed eleganza. Il Dolcetto è certamente un vino da riscoprire.
Il secondo vino è:
2) Barbera D’Alba 2010
Chiamata anche Barbera Scudetto perché le uve provengono da quel terreno argilloso e con una piccola parte di calcare che ha, in effetti, la forma di un piccolo scudo.
Barbera del 2010, quindi di ottima annata e che, come tutte le Barbere antiche, non ha fatto legno; si rivela veramente eccezionale, gradevole e profumata, con una bella acidità, un grande equilibrio ed una bella armonia, nonostante i 15 gradi di titolo alcolometrico.
Il terzo vino è
3) Freisa Langhe 2011
Dal vitigno Freisa che, come dimostrato dalle ricerche genetiche, è un progenitore del Nebbiolo e che è uva difficile, di bassa resa, la cui origine è da ricercarsi nelle Langhe. In questo caso la Freisa ha avuto una maturazione di 16 mesi in legno ed è vino dai tannini piacevoli, di profumo intenso e originale e di grande eleganza al naso e in bocca; in generale è vino che richiede una prolungata maturazione in legno per il suo elevato grado di tannicità originale ed è quindi poco remunerativo ed è ormai prodotto solo da una decina di Aziende in Langa.
La degustazione dei tre Baroli in programma per la serata inizia con:
4) Barolo Villero 2010
Questo vino è prodotto da uve di provenienza da Castiglione Falletto, zona Villero, il cui terreno è composto da calcare al 40%, da argilla al 40% e da sabbia per un 20%, quindi da una miscela ottimamente equilibrata; al naso esprime immediate finezza ed eleganza con sentori gradevolissimi di fiori e frutti ed, in particolare, il lampone, la rosa e il cacao, con, in più, una percezione terrosa e raffinata e, in bocca, una suadenza e una dolcezza naturale di tannini eleganti ed armoniosi. Barolo di fascino immediato, Barolo “femminile”, come viene definito perché è vellutato, morbido, elegante e suadente, una vera armonia.
5) Barolo Monprivato 2010
Da terra che è di esclusiva proprietà di Mauro Mascarello, un preziosissimo crù costituito da calcare al 92% e da argilla e sabbia per il restante 8% e dove, negli strati più profondi, emerge la ricchezza dei fossili e delle alghe provenienti da antico fondale marino. Le uve Nebbiolo che vi crescono maturano più lentamente ma danno al vino struttura e complessità e una grande capacità di invecchiamento.
Il Barolo Monprivato proprio grazie al terroir di provenienza e alla bassissima ed intensa resa per ettaro, esprime un’armonia ed una ricchezza di sentori al naso e una perfezione in bocca di difficile descrizione, con una caratteristica nota olfattiva e gustativa di rosmarino che lo caratterizza. Si può solo definire la sua degustazione un’esperienza entusiasmante.
6) Barolo Monforte Perno Santo Stefano 2010
Terzo Barolo in degustazione prodotto da uve allevate su terreno rosso e argilloso; il colore risulta più acceso ed intenso, i sentori al naso più marcati in generale e, in particolare, balsamici e lievemente mentolati ed, in bocca, caldo, ricco, largo, intenso e terroso, benchè si tratti di un vino, come i suoi predecessori, particolarmente giovane.
Tre capolavori di Mauro Mascarello che lasciano intravedere il lavoro e la passione che li ha prodotti e che ci hanno regalato emozioni davvero molto intense.
La conclusione della serata è avvenuta con le parole di Franco Ziliani che, salutando il gradito ospite, ha affermato che “ se si ama il vino di Langa, non si può non voler bene a quest’uomo” che ha sempre sostenuto la tradizione e ha riversato nella terra la sua grande passione.
lunedì 24 marzo 2014
CAPPELLANO, UN BAROLO D'ANTAN
“Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasswerman di non pubblicare il punteggio dei miei vini.Così fece, ma non solo, sul libro “Italian Noble Wines” scrisse che non chiedevo di far parte di classifiche ove il confronto,dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica.Non ho cambiato idea, interesso una ristretta fascia di amici clienti, sono una piccola azienda agricola da 20.000 bottiglie l’anno…..”
Queste le parole che si leggono sul retro della bottiglia del Barolo D.O.C.G. Piè Rupestris, parole di Teobaldo Cappellano che, sul finire degli anni Sessanta, arrivò a Serralunga dall’Eritrea dove era nato e cresciuto e ricostruì l’azienda di famiglia fondata da Filippo Cappellano in un terreno particolarmente vocato di 40 ettari.
LA STORIA
La storia della Cantina Cappellano ebbe inizio nel 1870, quando venne fondata dal notaio Filippo Cappellano per poi , alla sua morte, passare al figlio Giovanni, enologo fantasioso che incrementò l’attività, inventando la cura dell’uva e realizzando impianti alberghieri ad Alba e a Serralunga. All’Esposizione Universale di Parigi del 1889, la Cantina Cappellano conquistò la medaglia di bronzo per i suoi vini.
Ma l’invenzione più originale è da attribuirsi a Giuseppe, fratello di Giovanni, che, in quanto farmacista, confezionò la sapiente ricetta del Barolo Chinato, aggiungendo spezie al vino di famiglia.
Dopo un periodo di divisione, fu Teobaldo che, sul finire degli anni Sessanta, riprese il cammino dell’Azienda che si era arrestato con l’aiuto del figlio Augusto che ora ne è divenuto il titolare seguendo i dettami del padre e cioè producendo vino da vigne che non conoscono diserbanti e che prosperano nel pieno rispetto della natura, vino che viene fatto secondo i sistemi di vinificazione più tradizionali.
I vini di Augusto Cappellano, come quelli prodotti dal padre, non sono presenti nelle guide.
I VINI
In linea con la filosofia dell’Azienda i vini Cappellano nascono da uve trattate solo con zolfo e verderame, concimate con le vinacce spremute, secondo la concezione che deve ritornare alla terra ciò che la terra ha dato.
Le uve migliori crescono sulla collina Gabutti,vengono raccolte a piena maturazione e poi subiscono lunghe fermentazioni e affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia che donano morbidezza ed aromi delicati senza, però, il sentore di tostatura proprio della barrique.Il Nebbiolo diventa armonico e vellutato con una bella struttura e con morbidi tannini, in bocca una vera sinfonia.
Insieme ad altri due produttori famosi, Beppe Rinaldi e Mariateresa Mascarello, Augusto Cappellano fa parte del gruppo di viticultori legati da una comune filosofia di produzione sia in vigna che in cantina al fine di realizzare “ i profumi ed i sapori che esprimono il territorio e l’idea di quanto si può fare rispettando il più possibile la natura “.
PRODUZIONE
L’Azienda Cappellano è oggi di 5 ettari e i vigneti si estendono in terreni in prevalenza tufacei a 300 m.s.l.m.
I vitigni impiantati sono:
Nebbiolo
Barbera
Dolcetto
I crù sono Gabutti e Novello e la forma di allevamento è a guyot.L’invecchiamento avviene in cemento e botti di rovere.La produzione è di 20.000 bottiglie annue.
I VINI
BAROLO RUPESTRIS
BAROLO FRANCO
NEBIOLO
BARBERA
DOLCETTO
BAROLO CHINATO
Il Barolo Chinato è un vino aromatizzato prodotto con aggiunta al Barolo di zucchero ed alcool etilico nel quale precedentemente sono state poste in lenta macerazione diverse spezie tra cui la corteccia di China Calissaia, la radice di Genziana e il seme di Cardamomo. Segue un affinamento in botte per un anno.
Queste le parole che si leggono sul retro della bottiglia del Barolo D.O.C.G. Piè Rupestris, parole di Teobaldo Cappellano che, sul finire degli anni Sessanta, arrivò a Serralunga dall’Eritrea dove era nato e cresciuto e ricostruì l’azienda di famiglia fondata da Filippo Cappellano in un terreno particolarmente vocato di 40 ettari.
LA STORIA
La storia della Cantina Cappellano ebbe inizio nel 1870, quando venne fondata dal notaio Filippo Cappellano per poi , alla sua morte, passare al figlio Giovanni, enologo fantasioso che incrementò l’attività, inventando la cura dell’uva e realizzando impianti alberghieri ad Alba e a Serralunga. All’Esposizione Universale di Parigi del 1889, la Cantina Cappellano conquistò la medaglia di bronzo per i suoi vini.
Ma l’invenzione più originale è da attribuirsi a Giuseppe, fratello di Giovanni, che, in quanto farmacista, confezionò la sapiente ricetta del Barolo Chinato, aggiungendo spezie al vino di famiglia.
Dopo un periodo di divisione, fu Teobaldo che, sul finire degli anni Sessanta, riprese il cammino dell’Azienda che si era arrestato con l’aiuto del figlio Augusto che ora ne è divenuto il titolare seguendo i dettami del padre e cioè producendo vino da vigne che non conoscono diserbanti e che prosperano nel pieno rispetto della natura, vino che viene fatto secondo i sistemi di vinificazione più tradizionali.
I vini di Augusto Cappellano, come quelli prodotti dal padre, non sono presenti nelle guide.
I VINI
In linea con la filosofia dell’Azienda i vini Cappellano nascono da uve trattate solo con zolfo e verderame, concimate con le vinacce spremute, secondo la concezione che deve ritornare alla terra ciò che la terra ha dato.
Le uve migliori crescono sulla collina Gabutti,vengono raccolte a piena maturazione e poi subiscono lunghe fermentazioni e affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia che donano morbidezza ed aromi delicati senza, però, il sentore di tostatura proprio della barrique.Il Nebbiolo diventa armonico e vellutato con una bella struttura e con morbidi tannini, in bocca una vera sinfonia.
Insieme ad altri due produttori famosi, Beppe Rinaldi e Mariateresa Mascarello, Augusto Cappellano fa parte del gruppo di viticultori legati da una comune filosofia di produzione sia in vigna che in cantina al fine di realizzare “ i profumi ed i sapori che esprimono il territorio e l’idea di quanto si può fare rispettando il più possibile la natura “.
PRODUZIONE
L’Azienda Cappellano è oggi di 5 ettari e i vigneti si estendono in terreni in prevalenza tufacei a 300 m.s.l.m.
I vitigni impiantati sono:
Nebbiolo
Barbera
Dolcetto
I crù sono Gabutti e Novello e la forma di allevamento è a guyot.L’invecchiamento avviene in cemento e botti di rovere.La produzione è di 20.000 bottiglie annue.
I VINI
BAROLO RUPESTRIS
BAROLO FRANCO
NEBIOLO
BARBERA
DOLCETTO
BAROLO CHINATO
Il Barolo Chinato è un vino aromatizzato prodotto con aggiunta al Barolo di zucchero ed alcool etilico nel quale precedentemente sono state poste in lenta macerazione diverse spezie tra cui la corteccia di China Calissaia, la radice di Genziana e il seme di Cardamomo. Segue un affinamento in botte per un anno.
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