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mercoledì 14 febbraio 2018

I BAROLI DELL'AZIENDA SORDO DI CASTIGLIONE FALLETTO


La storia dell’Azienda Sordo comincia all’inizio del ‘900, al tempo di nonno Giuseppe, quando esisteva solo una cascina classica di Langa, di poco più di un ettaro e mezzo a Castiglione Falletto. Col figlio Giovanni, frutta e bestiame non bastavano più, c’era la voglia di fare il vino e, da allora, appunto, con grande lungimiranza e capacità di selezione sono state acquistate tante terre in un momento poco favorevole per il Piemonte quando tutti vendevano le terre e Giovanni comprava e produceva le sue prime bottiglie di vino. Dal 2001 la cantina è guidata dal figlio, Giorgio Sordo. In sedici anni di attività la vigna ha oggi una superficie di cinquantatré ettari spalmati nelle aree comunali di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour e Vezza d’Alba e può produrre, quindi, i fantastici 8 Crus di Barolo, vini prodotti ciascuno da un terroir unico e diverso.
Dal punto di vista tecnico l’Azienda Sordo dagli anni novanta si è avvalsa della collaborazione esterna dell’Enologo Armando Cordero, oggi non più tra noi, che ha impostato la produzione verso una alta qualità: separazione delle uve in cantina e scelta di usare solo le botti grandi.
Una serata di degustazione delle otto tipologie di Barolo è stata organizzata ad Onav Milano con una impostazione data alla serata dal Presidente Intini riguardante soprattutto l’analisi del terroir delle diverse zone di produzione e, quindi, la degustazione delle varie tipologie di Barolo.
La storia delle Langhe è, infatti, iniziata 130 milioni di anni fa, quando l’intera zona costituiva il mare Padano. La regione del Barolo puo essere schematicamente divisa in due zone: a sinistra il territorio giovane risalente al Tortoniano, a destra il più vecchio, risalente all’Elveziano. Ci sono anche zone intermedie ma le più antiche in assoluto dal punto di vista geologico risultano essere: Monforte, Serralunga e Castiglione Falletto.
Per la degustazione è stata scelta l’annata 2013, annata complessa con un inverno caldo e asciutto, un freddo marzo con le vigne coperte dalla neve e con un germogliamento indietro di 2 settimane ma con un periodo felice, senza precipitazioni, durante l’ allegagione. Poi, grazie ai mesi soleggiati di settembre ed ottobre si sono raccolte uve con una bella concentrazione di polifenoli e tannini. Quindi, in complesso, un’ ottima annata.
I vini degustati sono 8 Crus, vini con tannini importanti che hanno ancora bisogno di affinamento. E’ possibile, quindi, una panoramica di diversi tipi di Barolo da aree di diversa origine geologica.

Degustazione:

1) Barolo Monvigliero 2013
È un vino prodotto da un piccolo vigneto di Verduno, estremo nord della Langa di Barolo con territorio ricco e asciutto composto da marne chiare, terreno sciolto con sabbie, non molto compatto, risalente al Tortoniano. Ci aspettiamo un vino elegante, verticale privo di tannini forti. Le vigne di 35/40 anni d’età sono esposte a Sud, Sud-Est.
Colore elegantissimo.
Naso: floreale, un fiore secco e appassito molto gradevole, con percezione fruttata e acidica e note di marasca, prugna, leggera speziatura. Chiodo di garofano e sottile balsamicità. Pulito ed elegante, franco.
Bocca: vino morbido ed elegante, quasi pronto da bere, piacevole, tattile. Il gusto è vivo, si arrotonda, e diventa amabile per la sua persistenza e pulizia. Frutto di terreni che producono soprattutto florealità ed eleganza.

2) Barolo Ravera 2013
Da un vigneto a 450 metri s.l.m. ed esposto a Sud, Sud-Est, su terreno sciolto del Tortoniano su strati di marne grigio-bluastre.
Naso: piu secco, con note balsamiche del legno, percezione pepata e mentolata, più aggressivo e verticale del precedente. Alla rotazione dona un impatto potente con florealità meno sottile e note di frutto maturo più accentuate.
Bocca: molto diverso dal precedente, con maggior vigore e potenza. Vino che presenta forza e energia nei tannini da struttura marnosa bluastra. Finale leggermente più amarotico. Meno verticalità ma più struttura.

3) Barolo Gabutti 2013
Gabutti è una delle più prestigiose zone di Serralunga d’Alba, protetta dal vento, su terreno del periodo Lequio, epoca antica e complessa con marne argilloso - calcaree non compattissime e con ottimo microclima. Dovrebbe darci un vino di struttura con energia, potenza ed eleganza.
Naso: forte e spallato, con struttura organolettica energica e potente, floreale tendente al marmellatoso, meno ampio ma molto ricco e intenso; si percepiscono sentori di: terra, pepe nero, humus e energia, grafite, tostatura, caffè, note che virano al tabacco.
Bocca: grande vino, intenso e quasi masticabile, tattile con tannini fini ma percettibili, sapido che si impadronisce di tutto il cavo orale con una gradevole sensazione di liquirizia nera; finale molto lungo con una percezione amarotica di rabarbaro.
Uno dei primi vini prodotti dall’azienda, uno dei vini più premiati.

4) Barolo Parussi 2013
È un vino prodotto da vigneto situato nei pressi della cantina, nel comune di Castiglione Falletto, su terreni di marne chiare con argilla e calcare e buona presenza di sabbia. Terreno Elveziano cioè antico.
Vigna che gode di un’eccellente esposizione, Ovest, Sud-Ovest.
Naso: straordinario, mentolato, con note di frutto rosso, balsamicità, ribes e liquirizia. Molto diverso dai precedenti e molto elegante. Alla rotazione si presenta sottile, verticale, pulito con una bella nota di legno aromatico e grande balsamicità.
Bocca: equilibrato, piacevole, rotondo e garbato, denota una grande armonia tattile e un tannino garbato.
Una bella florealità finale e una bella persistenza, legate all’ armonia di tannini eleganti, lo rendono uno del Baroli migliori.

5) Barolo Rocche di Castiglione 2013
Da Castiglione Falletto, uno dei più importanti crù, in terreno Elveziano, con terreni argillosi con grande ricchezza di ferro.
Naso: Naso importante con energia e sentori di pepe nero, intenso ed orizzontale, con molta liquirizia, frutto macerato, floreale da viola appassita quasi tattile. Note di grafite e terra. Alla rotazione con eleganza si apre nel sentore di tabacco, di intensa macerazione.
Naso intenso, complesso e bellissimo.
Bocca: imponente e ricchissimo in bocca con struttura, eleganza e grande potenzialità. Il tannino affonda e porta con sé un gusto mentolato e persistente. Nel finale il palato rimane pulito e secco.
Grandissimo crù di Castiglion Falletto, il cuore dell’energia dell’Elveziano, periodo di rocce antiche.

6) Barolo Villero 2013
Vigna su suolo argilloso-sabbioso, calcareo, composto da marne grigie, argille brune e sabbie grigie di origine marina, di periodo Elveziano con ricchezza di ferro. Come zona, vicino al vino precedente.
Naso: mentolato, con note floreali e connotazioni balsamiche; bella eleganza e minore struttura del precedente.
Bocca: fresco e tannico, bella liquirizia allo stato puro, intenso, amarotico e molto gradevole. Lunghissima persistenza, cioccolato, caffè e cacao. In bocca più importante che al naso.
Anche questo vino notevole.

7) Barolo Monprivato 2013
Uno dei vigneti top del Barolo su terreni Elveziani, calcarei e di marna bluastra di origine marina.
Zona di antica denominazione che produce da tempo vini di eleganza e struttura, zona di antica storia geologica e di grande esposizione.
Naso: pasticceria gradevole e grande florealità, con frutti rossi e lampone, alla rotazione morbido, elegante, burroso e piacevole, eccellente sentore di mentolato, di
pepe bianco, chiodo di garofano, noce moscata. Eleganza assoluta. Molto diverso dagli altri.
Bocca: rivela un equilibrio assoluto, una tattilità elegante; mostra morbidezza e viscosità, vino eccellente.
Barolo di equilibrio ed armonia, diverso da tutti.
Si tratta del prodotto di un crù straordinario, una delle aree più famose del Barolo con una presenza calcarea che favorisce l’eleganza del vino. Eccellente, il migliore.

8) Barolo Perno 2013
Da terra rossa marnosa in zona più compatta con connotazione argillosa e presenza di roccia, sassi, argilla e sabbia; terra rossa con ferro del periodo Elveziano. Ci aspettiamo un vino forte e strutturato.
Naso: energia, tattilità olfattiva, alla rotazione traccia animale, carne macerata e cuoio, tabacco.
Vino molto maschio, con sentori di prugne nere, pepe nero.
Bocca: liquirizia, polverosità, pepe, tannini potenti e gradevoli. Vino generoso e tattile. Ottima annata.






















giovedì 16 febbraio 2017

L'IMPORTANZA DEL TERROIR NELLA VERTICALE DI BAROLO ANNATA 2012

Una serata dedicata ai grandi crù del Barolo: una degustazione orizzontale dell’annata 2012, ottima per clima e temperature, analizzata attraverso i vini dei alcuni dei più grandi produttori della zona.
La serata, guidata da Vito Intini, inizia con la storia del Nebbiolo che nasce nel cuore delle colline di Langa e produce uno dei vini più importanti del patrimonio enologico italiano in undici comuni tra cui quello di Barolo che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.
Il vitigno Nebbiolo, storico e indigeno già dai tempi dei Romani, in quanto non si hanno tracce in altre aree se non in Valtellina, trasportato dai Liguri, e in alto Piemonte, è in effetti uva di allevamento impegnativo che ha bisogno di molta cura, buona e tarda maturazione e di un certo tipo di terroir, esposizione eccellente, drenaggio e pendenza e una altitudine che può variare dai 150 ai 400 m.slm. Tre sono i suoi cloni: Lampia, Michet e Rosè e la sua resa è di 80 quintali per ettaro. Benchè molto importante, il Nebbiolo costituisce, tuttavia, meno del 5% della produzione enologica del Piemonte, è uva rara, povera di pigmenti e produce vini di poco colore, elegantemente aranciati perché ricco di peonina, la maggiore delle sue componenti antocianiche.
Fu la marchesa Giulia Colbert Falletto che, insieme al Conte di Cavour, contribuì a creare con questa uva il mito del Barolo che non esisteva in precedenza, con l’aiuto dell’enologo francese Oudard che consigliò di ricostruire completamente la tecnica di allevamento e di modificare quella di vinificazione. Fu così che, a fine Ottocento, fu creato uno dei più grandi vini italiani di cui, nel 2015, si sono prodotte 12 milioni e mezzo di bottiglie.
Meritevole di attenzione l’analisi dei terreni:
la regione del Barolo è un’area non omogenea di origine marina con tre formazioni geologiche del Miocene molto diverse tra loro:
a sud est prevalgono le marne giallastre con elementi ferrosi (Serralunga e Monforte);
nelle aree ad ovest prevalgono marne più vecchie e compatte che danno vini sostanziosi di grande corpo( La Morra, Barolo);
nelle parti intermedie c’è presenza di materiale sabbioso, soprattutto nella zona a nord est (Grinzane)
Dalla composizione geologica più o meno recente deriva la composizione metallifera diversa e quindi la resa diversa del processo di vinificazione.
Leggere e interpretare il Barolo è quindi un processo complesso perché la zona comprende ben 177 crù, delineati dal mappale della zona, con diverse componenti metallifere e geologiche e diverse tipologie di terroir, di allevamento e di vinificazione.
Il 2012 è stato preso come anno di analisi perchè annata positiva con temperature base a gennaio, fioritura giusta a maggio, agosto non troppo caldo e giusta quantità di piogge; poi, bel tempo alla vendemmia verso il 10/15 ottobre.
La serata si manifesta molto significativa per l’ottima scelta dei vini da parte di Enzo Brambilla, vero esperto del Barolo, che conosce tutti gli angoli delle Langhe e tutte le famiglie che, da generazioni, si dedicano alla produzione del vino.
Il taglio degustativo della serata consiste nell’assaggiare molti vini di crù di aree geologicamente differenti, di diverso allevamento e vinificazione ma della stessa annata, per cercare di analizzare le somiglianze e le diversità dei vari prodotti del territorio.
Annata interessante il 2012, anche se il vino è relativamente giovane.
In degustazione dieci grandi Barolo 2012:

1) Le Strette Cru "Corini Pallaretta" Novello
Siamo in zona sud ovest area in area geologicamente giovane con terreni non particolarmente ricchi.
Bottiglie prodotte 1500, piccolo crù.
Colore aranciato da Nebbiolo limpido ed elegante.
Il naso è pulito, franco e floreale con connotazione balsamica, note mentolate e un bel frutto. Alla rotazione il vino si mostra sottile, elegante e balsamico con note di liquirizia e chiodo di garofano, pino e sentore mentolato.
In bocca tanta e intensa liquirizia, tannini fitti e sottili, piacevoli, terra, humus, talco, frutto rosso. Vino di struttura importante che si percepisce soprattutto in bocca.
Bella struttura, acido e tannico. 85

2) Montaribaldi Cru "Borzoni" Grinzane
Siamo a 230 metri, a Grinzane Cavour a nord con marne compattate con conglomerati di sabbia infiltrata. Barrique per due anni e poi in botte grande. Stiamo parlando del nord est, terreno medio sottile con presenza di marne.
Il naso è fruttato con frutta rossa e note terrose, pepe; alla rotazione esce una marasca intensa e matura molto gradevole, moto diverso dal vino precedente, con frutto pieno rotondo e maturo, ciliegioso con spezie e noce moscata.
In bocca potentissimo ma un pò disarmonico per tannicità marcata. Il naso sembra maturo e in bocca ancora non è pronto. 82/83
3) Bartolo Mascarello Barolo
Cantina storica che rappresenta un po’ la cultura dell’antico Barolo tradizionale. Uve Cannubi, San Lorenzo e di altre aree straordinarie. Uve di crù diversi. Mascarello è uomo che ha fatto la storia del Barolo.
Al naso elegante e pulito e, se mosso, dichiara marasca, ciliegia matura e prugna, terra, talco, percezioni di spezie, grafite, liquirizia e nota mentolata.
In bocca fresco elegante con bella verticalità in bocca, leggera nota di anice e di menta, unita a note di grafite; tannino morbido. Finale terroso con liquirizia. Non ancora pronto. 86/87

4) Giovanni Rocca Cru’ " Bricco Ravera" Monforte d'Alba
Terreno sabbioso marnoso di Monforte, zona sud, con marne solide e compattate.
Prodotte 9.000 bottiglie, in barrique e in legno grande.
Al naso emerge l’energia più che l’eleganza, con tanto frutto ma meno verticalità. Frutto ricco e polposo, intenso; frutti rossi, ciliegie, fiori appassiti, pepe bianco e qualche spezia. Verticali note eteree mescolate a frutto grasso ricco e potente.
In bocca vino ricco, maschio e potente con tannini tattili, unbel vino ben strutturato. Vino giovane ma grande vino.

5) Guido Porro Cru "Gianetto" Serralunga d'Alba
Zona con vini strutturati in zona ricca ad est; vigneto argillo- calcareo con sabbia, viti giovani, fermentazione in vasche di cemento, 6.500 bottiglie prodotte. Guido Porro è uno dei giovane emergenti del Barolo, attua una vinificazione tradizionale, si tratta di una piccola azienda familiare. Al naso marasca, note olfattive di frutto, note forti di selvaggina, pepe, chiodi di garofano, nota dolce; buona energia olfattiva.
In bocca buona corrispondenza con l’olfatto, bella struttura, morbido e rotondo, liquirizia e tannino con note incenso e di balsamo, note di alloro, legno aromatico. Vino notevole. 90

6) Cadia di Bruno Giachino Cru " Monvigliero" Verduno

Parte alta, zona più sottile con argilla e zone sabbiose.
Terreno calcareo con sabbia. Barrique.
Al naso terroso, orizzontale con frutta, molta terra e liquirizia, non grande eleganza. Esposizione ottima del terreno.
In bocca vino più banale dei precedenti, non con difetti ma meno originale.
7) Silvano Bolmida Cru’ "Bussia" Monforte d'Alba
Zona intorno a Barolo in uno dei crù più vocati in assoluto, nel cuore del territorio: la parte della Bussia che si chiama Manescoto . Unico vinificatore di questo posto. Cura maniacale in cantina e in vigna: 24 mesi barrique, 12 mesi di botte grande. Al naso impatto di bella balsamicità con salvia e timo, erbe aromatiche secche, piacevole, un bel frutto. Alla rotazione ciliegia e spezia: molta l’eleganza, la potenza e la morbidezza.
In bocca grande vino morbido e con corrispondenza naso/ bocca con nota piccante e piacevole, note evolute. Lunga e potente la persistenza, elegante e morbido. 86/87

8) Cascina Ballarin Cru’ "Bricco Rocca" La Morra

Zona centrale con grande vista sulle colline del Barolo.
Terreni a composizione media, botte media. Al naso elegante con sentori di viola passita, frutto macerato, odore speziate e chiodi di garofano, vino tipico del territorio ben costruito. In bocca sintesi del Barolo, beverino positivo equilibrato ed elegante. Bella liquirizia, bel vino, pronto e bevibile. 87

9) Giacomo Fenocchio Cru’ "Villero" Castiglione Falletto
Siamo a Castiglione, un crù nella parte sud est, terreno elveziano con marne di nota rossa. Argilla ricca di ferro.
Al naso gradevole con frutto rossa e note piccanti spezie, chiodi di garofano, non intenso ma ben costruito.
Alla rotazione nota di ciliegia tesa alla macerazione, nota costante.
In bocca è molto elegante e buono, grande tattilità, glicerico e persistente. Naso un po’ sopito ma in bocca si rivela vino di bella costruzione, con equilibrio e struttura. Vino armonico e ben costruito. 90

10) Fratelli Negretti Cru’ "Bricco Ambrogio" Roddi
Zona meno significativa, suolo calcareo, vino barrique e botte grande. Naso sottile non particolarmente originale, più semplice, sentori di spezie. In bocca meglio che al naso ben strutturato con tannino gradevole, tattile e polposo. Consistente ma ancora giovane.






giovedì 21 gennaio 2016

L'ELEGANZA DEI NEBBIOLI DI GATTINARA

Se è vero che il vino racchiude in se’ l’anima di un territorio, qui il sapore si lega, oltre alle caratteristiche del vitigno, non solo alla terra, granitica e vulcanica ma anche alle correnti d’aria che giungono dal Monte Rosa che, come scrisse Mario Soldati, “ una volta avanzava fin qui e queste colline, oggi coltivate a vite, erano gli orli estremi che lo contenevano”
Il Nebbiolo dell’Alto Piemonte, austero e aristocratico come le sue montagne era qui chiamato Spanna già dalla seconda metà del XIII secolo con un soprannome riferibile non ad un vitigno ma probabilmente ad un sistema di coltivazione e fu grazie alla sua presenza che la produzione vinicola si rivelò presto essenziale per l’economia di queste terre.
Il Gattinara è un vino piemontese cristallino dall’elegante colore granato – aranciato, dal profumo elegante e intenso, le cui zone di produzione si estendono a parte del territorio del comune di Gattinara, in provincia di Vercelli.
Il suo nome, Gattinara, probabilmente deriva da Catuli Ara, ossia Ara di Catulo, proconsole romano che sconfisse qui l’esercito dei Cimbri nel 101 A.c. e, a conferma di ciò, ci sono stati dei ritrovamenti archeologici che testimoniano come, in questa zona, si producesse vino sin dai tempi dell’antica Roma.
Come altri prestigiosi vini piemontesi, anche il Gattinara viene prodotto da uve Nebbiolo con aggiunta, per un massimo del 10% della quantità totale, di altre uve da vitigni locali come la Vespolina e/o la Bonarda di Gattinara.
Il Vitigno Spanna è di difficile coltivazione, esigente e molto delicato, tra i primi a germogliare ed esposto quindi ai danni delle brine e dei freddi primaverili ma è anche il vitigno più coltivato su queste colline da sempre ed intensificato in particolare dagli inizi dell’Ottocento in poi, quando si erano diffuse ed apprezzate le sue caratteristiche come quelle di una grande ricchezza locale, del prezioso generatore di un grande vino tipico dell’Alto Piemonte, non riproducibile altrove, vino di particolare personalità, creato con uve che qui crescono meravigliosamente,
come afferma Cinzia Travaglini:” abbiamo avuto la fortuna di avere un vitigno come il Nebbiolo che in tanti vorrebbero impiantare ma che dà i migliori risultati solo in pochissime zone e nel nostro territorio ha trovato da secoli il suo habitat ideale”.
Qui il Nebbiolo che dà luogo al Gattinara è particolarmente sabbioso e asciutto ed è prodotto della terra, terra amata e coltivata spesso in prima persona.
Nell’Ottocento il trasporto del vino da Gattinara si faceva con botti di media capacità; dove si dovevano percorrere solo mulattiere, si impiegavano piccole botti piatte che venivano collocate una per parte sul dorso dei muli.
Nel periodo di maggior produttività, verso la fine del XIX secolo, l'estensione dei vigneti raggiunse circa 800 ettari.
Nel 1872 il governo con decreto reale in data 17 maggio, istituiva a Gattinara la regia stazione enologica sperimentale, che era un centro di studi e di analisi dei vini, per dare un miglior indirizzo alla viticoltura.
La stazione sorse come scuola enologica, con vigneti e cantina sperimentale, stazione meteorologica, gabinetto di analisi, sala di lettura, museo di macchinari agricoli e venne impiantata a Gattinara perché qui si produceva uno dei migliori vini del Piemonte.
Il Gattinara, come il passato ci racconta, ha sempre rivestito un ruolo importante per questo territorio ed è storia di aziende grandi e medie ma anche quella di piccoli vignaioli, tutti tenacemente legati alla terra e alla vigna.
L’Azienda Travaglino è quasi un sinonimo nel mondo di Gattinara per l’eccellenza dei suoi vini e anche per l’originale forma della sua bottiglia scura ed asimmetrica che Giancarlo Travaglini volle già nel 1958 e la riprodusse quasi come un’opera d’arte, come una bottiglia che permette con la “decantazione” o “scaraffatura” di trattenere l’eventuale sedimento naturale che un grande Gattinara, riposando negli anni, può formare.
Una bottiglia elegante e perfettamente studiata per la conservazione e l’invecchiamento in cantina.
Cinzia Travaglini, figlia di Giancarlo, oggi e conduce, insieme al marito Massimo, appassionato ed esperto del mondo vitivinicolo, una splendida Azienda immersa nel verde tra prati e colline che si estende per 59 ettari di cui 44 vitati ed ha una produzione di circa 250.000 bottiglie, una importante realtà vinicola dell’Alto Piemonte fondata dal nonno ma consolidata dal padre.
Racconta: “Ho iniziato giovanissima a seguire il papà, nei suoi viaggi e anche e soprattutto in vigna e in cantina, specialmente in tempo di vendemmia e poi, la domenica, quando mancava il personale e gli serviva un aiuto per i travasi e allora mi chiamava..ed era un mondo che già da piccola mi appassionava…”
Sarà per lo splendido terroir della zona, roccioso e ricco di minerali dovuti ai sedimenti del Monte Rosa, di porfido e di scheletro leggero, sarà per il clima, mite e ventilato ma con marcate escursioni termiche, sarà soprattutto per la passione di tutta l’attuale quarta generazione ma la Travaglini, negli ultimi quindici anni, si è ampliata, ha piantato nuovi vigneti e l’esportazione internazionale è una delle sue voci principali.
“ La nostra cantina è innovativa nel rispetto della tradizione e la vinificazione del Nebbiolo, per le tre etichette del Gattinara base, del Tre Vigne e del Gattinara Riserva, avviene rigorosamente in purezza e prevede una lunga fermentazione in serbatoi di acciaio a temperatura controllata, poi, dopo la svinatura, il vino viene trasportato in botti di rovere di Slavonia nel marzo successivo alla vendemmia, dove inizia l’affinamento di diversa durata a seconda della tipologia”- spiega Cinzia e ci ricorda che, oltre alle tre etichette prodotte in passato, si è aggiunto un nuovo vino di grande valore affettivo “Il Sogno” che era l’ultimo progetto di papà Giancarlo rimasto incompiuto, un sogno appunto. Si tratta di un vino di grande struttura, di colore intenso e dagli aromi complessi, ottenuto dall’appassimento delle uve Nebbiolo.
Gli altri due prodotti dell’Azienda sono il Cinzia, vino da tavola e il Nebolè, metodo classico di Nebbiolo.
Una bella cantina con produzione di vini fini ed eleganti, accuratamente elaborati e tutti, rigorosamente, a base Nebbiolo perché, come afferma la produttrice “ Chi arriva ad amare il Nebbiolo, non lo dimentica più”.
Ma Gattinara non è solo questo, questa terra è anche terra di piccoli produttori, di gente che non ha mai abbandonato la vigna e ha continuato a coltivare anche i pochi ettari come il padre e come, prima ancora, aveva fatto il nonno...un mondo di tradizione, di saggezza, di amore per la terra, di vecchi ricordi…un mondo vinicolo, per dirla tutta, insolito e commovente.
Mi riferisco alla Cantina dei fratelli Petterino che mi è capitato di visitare e a quelli che, come loro, coltivano anche solo pochi ettari.
Marco e Giancarlo Petterino hanno ereditato dai vecchi la loro terra e continuano a vinificare le uve dei loro vitigni uno a tempo pieno, l’altro come aiutante perché, ci tiene a ricordare che lavorava allo Stabilimento Zacchetti e dedicava alla vigna solo il tempo libero dal lavoro.
Devo ammettere che si prova un’emozione a visitare questa cantina e a parlare con lui.
Giancarlo Petterino ti accoglie nella sala buona di una dimora di campagna che pare restata ferma agli anni Cinquanta con mobili e soprammobili d’epoca, ben tenuti e spolverati, nella sala della casa patriarcale dove pranzavano tutti. Peccato che manchi il riscaldamento e, nonostante la bottiglia aperta di Gattinara e i bicchieri, non ci si possa fermare a lungo per il freddo.
Ma quel poco basta per sentirsi immersi in un’atmosfera del tempo passato, tra persone che non conoscono l’uso di internet e comunicano con il telefono a filo posto su uno sgabello del cortile.
“Facevamo vino che vendevamo agli altri ma qualche amico ci ha spinto ad imbottigliare e a venderlo direttamente : la prima bottiglia con etichetta Petterino è del 1982. In tutto produciamo circa 10.000 bottiglie.
Ancora oggi la vendita delle nostre bottiglie avviene attraverso il passaparola”.
Racconta del nonno emigrato in America che, tornato nel 1908, aveva reimpiantato la vigna e i vigneti che ancora sussistono sono sempre nella stessa posizione, in collina, 2 ettari iscritti alla D.O.C.G. e divisi in diversi appezzamenti, che coltivano solo loro due fratelli ormai soli, secondo i vecchi sistemi:
“ Non diserbiamo, non concimiamo e quello che fa il vigneto resta lì, non portiamo via niente, a parte i sarmenti delle viti malate, cerchiamo di fare il minimo indispensabile di trattamenti in vigna, perché costosi e faticosi”.
Il vino che ci offre in degustazione, annata 2003, ha un colore brillante, luminoso, lindo, di un bel rubino caldo e i profumi sono puliti, nitidi, floreali, nebbioleschi tipici dai profumi autunnali alle rose appassite, dalle foglie di sottobosco alle violette secche. In bocca questo Gattinara che ci fa assaggiare è incredibilmente vivo, fresco e sapido, ben equilibrato e gradevolissimo…e il prezzo è solo di 9 euro!!
Cito qui Franco Ziliani (http://www.vinoalvino.org/blog/2010/03/gattinara-vigneti-permolone-marco-petterino-un-old-style-che-quasi-commuove.html)
che, anni fa, nel suo blog aveva commentato dopo una visita alla Cantina dei fratelli Petterino:
“Vini che mi hanno colpito e quasi commosso, come il loro prezzo in cantina, 7 euro, avete capito bene, sette, che farebbe venire voglia, come spero venga anche a voi, di andare a trovare Petterino a Gattinara (niente indirizzo e-mail solo un numero di telefono 0163 835613), stringergli la mano e dirgli grazie.
Perché c’è ancora salvezza e speranza in questo mondo del vino grazie a belle persone a viticoltori e vignaioli schietti, figli di un altro tempo e di un’altra civiltà, come lui…
Sono d’accordo con lui.


Aziende citate:

Travaglini Giancarlo
via delle Vigne 36
Gattinara
0163 833588

Petterino Marco
Via P. Micca 14
Gattinara
0163 865313

lunedì 20 aprile 2015

Il Barolo di Mauro Mascarello in degustazione all'Onav di Milano

Allo Starhotel Ritz, giovedì 16 aprile 2015, Mauro Mascarello ha presentato e illustrato alcuni dei suoi vini più prestigiosi in una serata entusiasmante condotta da Franco Ziliani e da Vito Intini.
Protagonisti indiscussi della serata, oltre a Monsù Monprivato, come ama definirlo Ziliani, le Langhe e il Nebbiolo “ figlio della terra che lo produce e che non ha bisogno, per esprimersi, di eccessivi trattamenti ma che, da solo, rende omaggio al territorio di appartenenza” come, secondo le parole di Veronelli “un canto della terra verso il cielo"
Storia
Lo stesso Mauro, in prima persona, ha raccontato la storia della sua famiglia che è certamente un simbolo della viticoltura di grande qualità nelle Langhe fin dalle origini, quando il Barolo si vendeva sfuso e il nonno Maurizio acquistò la prima terra nel 1902, la Cascina Falletto in regione Monprivato con vigne vecchie di sessant’anni.
Ora la proprietà è di circa 15 ettari di vigneto, tutti situati nella zona del Barolo e il fiore all’occhiello è proprio il mitico vigneto Monprivato, di sei ettari in collina, a 280 metri sul livello del mare, al centro della zona d’origine del Barolo. Si tratta di un vigneto storico, addirittura documentato negli archivi catastali del 1666 che è stato anche elencato tra gli undici vigneti storici di prima categoria della zona del Barolo da Renato Ratti, grande studioso della storia di Langa.
Ma importanti sono anche altri vigneti come Villero, Santo Stefano, posto in territorio di Monforte d’Alba in frazione Perno, e poi Bricco e Scudetto di cui ha portato un’ottima Barbera in degustazione.
Mauro ci spiega che la zona del Barolo è ampia, si estende su 11 comuni e c’è enorme differenza tra i vari terroir per composizione del terreno, per esposizione, altitudine e per questo i vini prodotti sono diversissimi tra loro.
Ribadendo che il Barolo è un vino unico ed inimitabile, ricorda con noi quegli anni difficili quando, dal 2000 in poi, il mondo del Barolo tradizionale era stato travolto dalla moda seguita da molti dei produttori locali spinti a usare la barrique che snaturava il Nebbiolo che è” quella cosa speciale e unica con poco colore che si fa amare come pochi altri perché è figlio di un territorio”.
Avevano tentato di farlo cambiare, ci racconta, mentre Il vero produttore del Barolo sa di non essere lui il protagonista ma che deve solo lasciare che la terra esprimersi. Per fortuna, in quegli anni, alcuni tennero la situazione salda con rispetto per la terra e con la trasmissione delle antiche esperienze e, in contrapposizione ai cosiddetti “Barolo boys”, amanti della barrique, continuarono a fare quel vino che è figlio della migliore tradizione, quello che nasce da fermentazioni che hanno bisogno di tempo, da affinamenti lunghi e meditati in botti grandi di rovere di Slavonia, con tempi lenti e procedimenti tradizionali: quei pochi furono, appunto, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Mauro Mascarello, Baldo Cappellano, Giovanni Conterno e Aldo Conterno, poi definiti “ Gli ultimi dei Mohicani”.

Degustazione

Mentre Mauro Mascarello afferma che è il momento di lasciar parlare il suo vino, si inizia la degustazione col primo vino :
1) Dolcetto D’Alba Bricco Mirasole del 2013
Dolcetto importante con uve che provengono da Castiglione Falletto, di grado zuccherino non elevatissimo, Bricco Mirasole si rivela corposo e terroso con naso ricco, denso e complesso, con sentori di viola, ciliegia selvatica e di prugna e, in bocca, ricco, polposo e fresco, succoso e di sostanza ma lineare, con tannino leggero, di bella acidità e con lieve sentore di mandorla. Definito “ vino quotidiano” da Ziliani che, per tutta la serata, ha fatto da intervistatore e commentatore alle parole di Mauro Mascarello, ma anche vino da vitigno esigente, che deve essere coltivato in terreni particolarmente vocati per ottenere un ottimo risultato, che predilige le terre bianche, non ama il legno e si deve bere entro i 5 o 6 anni perché mantenga intatte le sue caratteristiche di profumo ed eleganza. Il Dolcetto è certamente un vino da riscoprire.
Il secondo vino è:

2) Barbera D’Alba 2010
Chiamata anche Barbera Scudetto perché le uve provengono da quel terreno argilloso e con una piccola parte di calcare che ha, in effetti, la forma di un piccolo scudo.
Barbera del 2010, quindi di ottima annata e che, come tutte le Barbere antiche, non ha fatto legno; si rivela veramente eccezionale, gradevole e profumata, con una bella acidità, un grande equilibrio ed una bella armonia, nonostante i 15 gradi di titolo alcolometrico.

Il terzo vino è

3) Freisa Langhe 2011

Dal vitigno Freisa che, come dimostrato dalle ricerche genetiche, è un progenitore del Nebbiolo e che è uva difficile, di bassa resa, la cui origine è da ricercarsi nelle Langhe. In questo caso la Freisa ha avuto una maturazione di 16 mesi in legno ed è vino dai tannini piacevoli, di profumo intenso e originale e di grande eleganza al naso e in bocca; in generale è vino che richiede una prolungata maturazione in legno per il suo elevato grado di tannicità originale ed è quindi poco remunerativo ed è ormai prodotto solo da una decina di Aziende in Langa.

La degustazione dei tre Baroli in programma per la serata inizia con:

4) Barolo Villero 2010


Questo vino è prodotto da uve di provenienza da Castiglione Falletto, zona Villero, il cui terreno è composto da calcare al 40%, da argilla al 40% e da sabbia per un 20%, quindi da una miscela ottimamente equilibrata; al naso esprime immediate finezza ed eleganza con sentori gradevolissimi di fiori e frutti ed, in particolare, il lampone, la rosa e il cacao, con, in più, una percezione terrosa e raffinata e, in bocca, una suadenza e una dolcezza naturale di tannini eleganti ed armoniosi. Barolo di fascino immediato, Barolo “femminile”, come viene definito perché è vellutato, morbido, elegante e suadente, una vera armonia.

5) Barolo Monprivato 2010


Da terra che è di esclusiva proprietà di Mauro Mascarello, un preziosissimo crù costituito da calcare al 92% e da argilla e sabbia per il restante 8% e dove, negli strati più profondi, emerge la ricchezza dei fossili e delle alghe provenienti da antico fondale marino. Le uve Nebbiolo che vi crescono maturano più lentamente ma danno al vino struttura e complessità e una grande capacità di invecchiamento.
Il Barolo Monprivato proprio grazie al terroir di provenienza e alla bassissima ed intensa resa per ettaro, esprime un’armonia ed una ricchezza di sentori al naso e una perfezione in bocca di difficile descrizione, con una caratteristica nota olfattiva e gustativa di rosmarino che lo caratterizza. Si può solo definire la sua degustazione un’esperienza entusiasmante.

6) Barolo Monforte Perno Santo Stefano 2010

Terzo Barolo in degustazione prodotto da uve allevate su terreno rosso e argilloso; il colore risulta più acceso ed intenso, i sentori al naso più marcati in generale e, in particolare, balsamici e lievemente mentolati ed, in bocca, caldo, ricco, largo, intenso e terroso, benchè si tratti di un vino, come i suoi predecessori, particolarmente giovane.

Tre capolavori di Mauro Mascarello che lasciano intravedere il lavoro e la passione che li ha prodotti e che ci hanno regalato emozioni davvero molto intense.
La conclusione della serata è avvenuta con le parole di Franco Ziliani che, salutando il gradito ospite, ha affermato che “ se si ama il vino di Langa, non si può non voler bene a quest’uomo” che ha sempre sostenuto la tradizione e ha riversato nella terra la sua grande passione.























lunedì 8 dicembre 2014

I NEBBIOLI DELL'ALTO PIEMONTE

La cultura del vino è di vecchia data nell’Alto Piemonte, zona che si estende dal Vercellese al Novarese per risalire a Verbania verso nord e toccare ad ovest Biella e dintorni.
In queste terre, il vino ha tradizione millenaria come testimonia la famosa Coppa Trivulzio, un calice vinario del IV secolo, rinvenuto nel 1675 nelle campagne intorno a Castellazzo, in provincia di Novara e oggi custodita al Civico Museo Archeologico di Milano.
Su questa coppa in vetro eseguita finemente con una tecnica raffinata di lavorazione a traforo e chiamata Trivulzio dal cognome dell’Abate Carlo che ne fu il proprietario, venne incisa una frase augurale: “Bibe vivas multis annis” (Bevi, vivrai molti anni).
La cultura del vino era diffusa allora, è viva e importante oggi nel territorio che comprende
due DOCG:
Ghemme nel Novarese e Gattinara nel Vercellese
sei DOC:
Fara, Sizzano e Boca nel Novarese,

Lessona nel Biellese, Bramaterra divisa tra le province di Biella e Vercelli ed infine la nuova Valli Ossolane.
Unitamente a queste denominazioni, troviamo Colline Novaresi, riferita all'intera provincia di Novara, e Coste della Sesia, ubicata tra le province di Biella e Vercelli.

Di queste colline già scriveva Plinio nel I sec. d.C, ricordandone le singolari caratteristiche nella sua Naturalis Historia e forse non è dovuto al caso che il nome del vino proprio qui si identifichi con quello dei luoghi di origine perché in queste zone la coltura della vigna è parte della cultura di una civiltà dove tradizione ed economia sono ancora oggi indissolubilmente legate al ciclo della vendemmia.
Ai piedi delle Alpi tra i fiumi Sesia e Ticino si estendono colline moreniche che, grazie al microclima favorevole, sono particolarmente vocate alla coltivazione della vite ed alla produzione di alcuni tra i più prestigiosi vini del Piemonte.
Le “colline novaresi”, che hanno come sfondo l’immensa parete del Monte Rosa e che sono di origine fluvio-glaciale, si ergono imponenti su un’area che arriva a Romagnano Sesia, sale a Boca per scendere a Ghemme, Sizzano e Fara Novarese.
In questo territorio formatosi circa cinquanta milioni di anni fa dallo scioglimento dei ghiacciai, tra tutti i vitigni, il Nebbiolo è il favorito, quello che ha trovato il suo habitat più idoneo e le sue uve, assemblate in diversi dosaggi alla Vespolina, alla Croatina e alla Bonarda Novarese o Uva Rara, danno tipicità ai vini di questa terra.
Un grande vitigno, il Nebbiolo, in purezza oppure in uvaggio con altre varietà storiche quali Vespolina, Croatina e Uva Rara, in territori geologicamente differenti, produce vini di finezza ed eleganza e di notevole longevità.
Lucio Columella, scrittore romano di agricoltura, così definiva il Nebbiolo, nel I secolo d.C., nel suo trattato De re rustica: “grappoli di uva nera che danno vino da località fredde”.
Il nome sembra derivare da "nebbia" ma due sono le principali teorie in merito, la prima richiama l'aspetto dell'acino, scuro ma appannato, annebbiato dalla pruina e la seconda si riferisce alla maturazione molto tardiva delle uve, che fa sì che molto spesso la vendemmia sia in concomitanza con il periodo delle nebbie autunnali.
Organoletticamente i Nebbioli dell’Alto Piemonte, noti anche con il nome di “Spanna” sono ricchi di acido malico, contrassegnati da un carattere più minerale, meno voluminosi dei vini prodotti in Langa, ma altrettanto raffinati e preziosi.
ONAV Lombardia, in collaborazione con il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, ha organizzato un banco di assaggio dei Nebbioli dell’Alto Piemonte, vini di grande carattere e di elevata qualità, presentati presso il Ritz Starhotel di Milano. Stupefacenti i vini per il grande temperamento e le piccole sfumature, interessante e gradevole la presenza di tanti giovani produttori intervenuti a presentare i loro vini, figli e nipoti di parenti più anziani, segnando davvero una mirevole continuità tra generazioni.
Luca Ioppa ci ha spiegato le caratteristiche della Vespolina, vitigno autoctono dell’Alto Piemonte, ancora più antico della Spanna che, affinato in legno regala sentori speziati di pepe nero ed impreziosisce il vino.
Organoletticamente i Nebbioli di queste zone sono ricchi di acido malico, con un carattere più minerale, dei vini prodotti in Langa, ma risultano nel complesso molto raffinati nella trama tannica e nel varietale.
Mattia Antoniotti ci ha parlato del suo terroir su roccia
di origine vulcanica ricchissima di minerali che dona ai vini una eccezionale sapidità e ci ha raccontato la storia della sua cantina che ha iniziato la sua attività con una vigna reimpiantata in zona storica gia nel 1860.
Maria Reda ci ha fatto degustare il vino della sua cantina ricavata da antiche scuderie, con una piccola ed accurata produzione e Leonardo Montà, dell’Azienda La Palazzina, presente con il figlio Paolo ci ha raccontato con un certo orgoglio di come il suo Bramaterra stia avendo all’estero molto successo.
Nel corso della serata, in degustazione vini di aziende storiche e di realtà emergenti.
Questo l'elenco delle Aziende presenti con i loro vini:

FRANCESCA CASTALDI
CANTINE DEL CASTELLO CONTI
ANTONIO VALLANA E FIGLIO
BIANCHI CECILIA
CANTINA DELSIGNORE
IOPPA F.LLI
TORRACCIA DEL PIANTAVIGNA
PLATINETTI
LA TORRETTA
BARBAGLIA SERGIO
MAZZONI TIZIANO
CHIARA REDA
ANTONIOTTI ODILIO
CANTINE GARRONE
PODERE AI VALLONI
PIETRO CASSINA
CA' NOVA
TRAVAGLINI
CASA VINICOLA PARIDE
COLOMBERA CARLO
LEONARDO MONTA'
ANTONIOLO
FILADORA
PARIDE IARETTI
GILBERTO BONIPERTI