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mercoledì 14 febbraio 2018

I BAROLI DELL'AZIENDA SORDO DI CASTIGLIONE FALLETTO


La storia dell’Azienda Sordo comincia all’inizio del ‘900, al tempo di nonno Giuseppe, quando esisteva solo una cascina classica di Langa, di poco più di un ettaro e mezzo a Castiglione Falletto. Col figlio Giovanni, frutta e bestiame non bastavano più, c’era la voglia di fare il vino e, da allora, appunto, con grande lungimiranza e capacità di selezione sono state acquistate tante terre in un momento poco favorevole per il Piemonte quando tutti vendevano le terre e Giovanni comprava e produceva le sue prime bottiglie di vino. Dal 2001 la cantina è guidata dal figlio, Giorgio Sordo. In sedici anni di attività la vigna ha oggi una superficie di cinquantatré ettari spalmati nelle aree comunali di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Barolo, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour e Vezza d’Alba e può produrre, quindi, i fantastici 8 Crus di Barolo, vini prodotti ciascuno da un terroir unico e diverso.
Dal punto di vista tecnico l’Azienda Sordo dagli anni novanta si è avvalsa della collaborazione esterna dell’Enologo Armando Cordero, oggi non più tra noi, che ha impostato la produzione verso una alta qualità: separazione delle uve in cantina e scelta di usare solo le botti grandi.
Una serata di degustazione delle otto tipologie di Barolo è stata organizzata ad Onav Milano con una impostazione data alla serata dal Presidente Intini riguardante soprattutto l’analisi del terroir delle diverse zone di produzione e, quindi, la degustazione delle varie tipologie di Barolo.
La storia delle Langhe è, infatti, iniziata 130 milioni di anni fa, quando l’intera zona costituiva il mare Padano. La regione del Barolo puo essere schematicamente divisa in due zone: a sinistra il territorio giovane risalente al Tortoniano, a destra il più vecchio, risalente all’Elveziano. Ci sono anche zone intermedie ma le più antiche in assoluto dal punto di vista geologico risultano essere: Monforte, Serralunga e Castiglione Falletto.
Per la degustazione è stata scelta l’annata 2013, annata complessa con un inverno caldo e asciutto, un freddo marzo con le vigne coperte dalla neve e con un germogliamento indietro di 2 settimane ma con un periodo felice, senza precipitazioni, durante l’ allegagione. Poi, grazie ai mesi soleggiati di settembre ed ottobre si sono raccolte uve con una bella concentrazione di polifenoli e tannini. Quindi, in complesso, un’ ottima annata.
I vini degustati sono 8 Crus, vini con tannini importanti che hanno ancora bisogno di affinamento. E’ possibile, quindi, una panoramica di diversi tipi di Barolo da aree di diversa origine geologica.

Degustazione:

1) Barolo Monvigliero 2013
È un vino prodotto da un piccolo vigneto di Verduno, estremo nord della Langa di Barolo con territorio ricco e asciutto composto da marne chiare, terreno sciolto con sabbie, non molto compatto, risalente al Tortoniano. Ci aspettiamo un vino elegante, verticale privo di tannini forti. Le vigne di 35/40 anni d’età sono esposte a Sud, Sud-Est.
Colore elegantissimo.
Naso: floreale, un fiore secco e appassito molto gradevole, con percezione fruttata e acidica e note di marasca, prugna, leggera speziatura. Chiodo di garofano e sottile balsamicità. Pulito ed elegante, franco.
Bocca: vino morbido ed elegante, quasi pronto da bere, piacevole, tattile. Il gusto è vivo, si arrotonda, e diventa amabile per la sua persistenza e pulizia. Frutto di terreni che producono soprattutto florealità ed eleganza.

2) Barolo Ravera 2013
Da un vigneto a 450 metri s.l.m. ed esposto a Sud, Sud-Est, su terreno sciolto del Tortoniano su strati di marne grigio-bluastre.
Naso: piu secco, con note balsamiche del legno, percezione pepata e mentolata, più aggressivo e verticale del precedente. Alla rotazione dona un impatto potente con florealità meno sottile e note di frutto maturo più accentuate.
Bocca: molto diverso dal precedente, con maggior vigore e potenza. Vino che presenta forza e energia nei tannini da struttura marnosa bluastra. Finale leggermente più amarotico. Meno verticalità ma più struttura.

3) Barolo Gabutti 2013
Gabutti è una delle più prestigiose zone di Serralunga d’Alba, protetta dal vento, su terreno del periodo Lequio, epoca antica e complessa con marne argilloso - calcaree non compattissime e con ottimo microclima. Dovrebbe darci un vino di struttura con energia, potenza ed eleganza.
Naso: forte e spallato, con struttura organolettica energica e potente, floreale tendente al marmellatoso, meno ampio ma molto ricco e intenso; si percepiscono sentori di: terra, pepe nero, humus e energia, grafite, tostatura, caffè, note che virano al tabacco.
Bocca: grande vino, intenso e quasi masticabile, tattile con tannini fini ma percettibili, sapido che si impadronisce di tutto il cavo orale con una gradevole sensazione di liquirizia nera; finale molto lungo con una percezione amarotica di rabarbaro.
Uno dei primi vini prodotti dall’azienda, uno dei vini più premiati.

4) Barolo Parussi 2013
È un vino prodotto da vigneto situato nei pressi della cantina, nel comune di Castiglione Falletto, su terreni di marne chiare con argilla e calcare e buona presenza di sabbia. Terreno Elveziano cioè antico.
Vigna che gode di un’eccellente esposizione, Ovest, Sud-Ovest.
Naso: straordinario, mentolato, con note di frutto rosso, balsamicità, ribes e liquirizia. Molto diverso dai precedenti e molto elegante. Alla rotazione si presenta sottile, verticale, pulito con una bella nota di legno aromatico e grande balsamicità.
Bocca: equilibrato, piacevole, rotondo e garbato, denota una grande armonia tattile e un tannino garbato.
Una bella florealità finale e una bella persistenza, legate all’ armonia di tannini eleganti, lo rendono uno del Baroli migliori.

5) Barolo Rocche di Castiglione 2013
Da Castiglione Falletto, uno dei più importanti crù, in terreno Elveziano, con terreni argillosi con grande ricchezza di ferro.
Naso: Naso importante con energia e sentori di pepe nero, intenso ed orizzontale, con molta liquirizia, frutto macerato, floreale da viola appassita quasi tattile. Note di grafite e terra. Alla rotazione con eleganza si apre nel sentore di tabacco, di intensa macerazione.
Naso intenso, complesso e bellissimo.
Bocca: imponente e ricchissimo in bocca con struttura, eleganza e grande potenzialità. Il tannino affonda e porta con sé un gusto mentolato e persistente. Nel finale il palato rimane pulito e secco.
Grandissimo crù di Castiglion Falletto, il cuore dell’energia dell’Elveziano, periodo di rocce antiche.

6) Barolo Villero 2013
Vigna su suolo argilloso-sabbioso, calcareo, composto da marne grigie, argille brune e sabbie grigie di origine marina, di periodo Elveziano con ricchezza di ferro. Come zona, vicino al vino precedente.
Naso: mentolato, con note floreali e connotazioni balsamiche; bella eleganza e minore struttura del precedente.
Bocca: fresco e tannico, bella liquirizia allo stato puro, intenso, amarotico e molto gradevole. Lunghissima persistenza, cioccolato, caffè e cacao. In bocca più importante che al naso.
Anche questo vino notevole.

7) Barolo Monprivato 2013
Uno dei vigneti top del Barolo su terreni Elveziani, calcarei e di marna bluastra di origine marina.
Zona di antica denominazione che produce da tempo vini di eleganza e struttura, zona di antica storia geologica e di grande esposizione.
Naso: pasticceria gradevole e grande florealità, con frutti rossi e lampone, alla rotazione morbido, elegante, burroso e piacevole, eccellente sentore di mentolato, di
pepe bianco, chiodo di garofano, noce moscata. Eleganza assoluta. Molto diverso dagli altri.
Bocca: rivela un equilibrio assoluto, una tattilità elegante; mostra morbidezza e viscosità, vino eccellente.
Barolo di equilibrio ed armonia, diverso da tutti.
Si tratta del prodotto di un crù straordinario, una delle aree più famose del Barolo con una presenza calcarea che favorisce l’eleganza del vino. Eccellente, il migliore.

8) Barolo Perno 2013
Da terra rossa marnosa in zona più compatta con connotazione argillosa e presenza di roccia, sassi, argilla e sabbia; terra rossa con ferro del periodo Elveziano. Ci aspettiamo un vino forte e strutturato.
Naso: energia, tattilità olfattiva, alla rotazione traccia animale, carne macerata e cuoio, tabacco.
Vino molto maschio, con sentori di prugne nere, pepe nero.
Bocca: liquirizia, polverosità, pepe, tannini potenti e gradevoli. Vino generoso e tattile. Ottima annata.






















giovedì 16 febbraio 2017

L'IMPORTANZA DEL TERROIR NELLA VERTICALE DI BAROLO ANNATA 2012

Una serata dedicata ai grandi crù del Barolo: una degustazione orizzontale dell’annata 2012, ottima per clima e temperature, analizzata attraverso i vini dei alcuni dei più grandi produttori della zona.
La serata, guidata da Vito Intini, inizia con la storia del Nebbiolo che nasce nel cuore delle colline di Langa e produce uno dei vini più importanti del patrimonio enologico italiano in undici comuni tra cui quello di Barolo che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.
Il vitigno Nebbiolo, storico e indigeno già dai tempi dei Romani, in quanto non si hanno tracce in altre aree se non in Valtellina, trasportato dai Liguri, e in alto Piemonte, è in effetti uva di allevamento impegnativo che ha bisogno di molta cura, buona e tarda maturazione e di un certo tipo di terroir, esposizione eccellente, drenaggio e pendenza e una altitudine che può variare dai 150 ai 400 m.slm. Tre sono i suoi cloni: Lampia, Michet e Rosè e la sua resa è di 80 quintali per ettaro. Benchè molto importante, il Nebbiolo costituisce, tuttavia, meno del 5% della produzione enologica del Piemonte, è uva rara, povera di pigmenti e produce vini di poco colore, elegantemente aranciati perché ricco di peonina, la maggiore delle sue componenti antocianiche.
Fu la marchesa Giulia Colbert Falletto che, insieme al Conte di Cavour, contribuì a creare con questa uva il mito del Barolo che non esisteva in precedenza, con l’aiuto dell’enologo francese Oudard che consigliò di ricostruire completamente la tecnica di allevamento e di modificare quella di vinificazione. Fu così che, a fine Ottocento, fu creato uno dei più grandi vini italiani di cui, nel 2015, si sono prodotte 12 milioni e mezzo di bottiglie.
Meritevole di attenzione l’analisi dei terreni:
la regione del Barolo è un’area non omogenea di origine marina con tre formazioni geologiche del Miocene molto diverse tra loro:
a sud est prevalgono le marne giallastre con elementi ferrosi (Serralunga e Monforte);
nelle aree ad ovest prevalgono marne più vecchie e compatte che danno vini sostanziosi di grande corpo( La Morra, Barolo);
nelle parti intermedie c’è presenza di materiale sabbioso, soprattutto nella zona a nord est (Grinzane)
Dalla composizione geologica più o meno recente deriva la composizione metallifera diversa e quindi la resa diversa del processo di vinificazione.
Leggere e interpretare il Barolo è quindi un processo complesso perché la zona comprende ben 177 crù, delineati dal mappale della zona, con diverse componenti metallifere e geologiche e diverse tipologie di terroir, di allevamento e di vinificazione.
Il 2012 è stato preso come anno di analisi perchè annata positiva con temperature base a gennaio, fioritura giusta a maggio, agosto non troppo caldo e giusta quantità di piogge; poi, bel tempo alla vendemmia verso il 10/15 ottobre.
La serata si manifesta molto significativa per l’ottima scelta dei vini da parte di Enzo Brambilla, vero esperto del Barolo, che conosce tutti gli angoli delle Langhe e tutte le famiglie che, da generazioni, si dedicano alla produzione del vino.
Il taglio degustativo della serata consiste nell’assaggiare molti vini di crù di aree geologicamente differenti, di diverso allevamento e vinificazione ma della stessa annata, per cercare di analizzare le somiglianze e le diversità dei vari prodotti del territorio.
Annata interessante il 2012, anche se il vino è relativamente giovane.
In degustazione dieci grandi Barolo 2012:

1) Le Strette Cru "Corini Pallaretta" Novello
Siamo in zona sud ovest area in area geologicamente giovane con terreni non particolarmente ricchi.
Bottiglie prodotte 1500, piccolo crù.
Colore aranciato da Nebbiolo limpido ed elegante.
Il naso è pulito, franco e floreale con connotazione balsamica, note mentolate e un bel frutto. Alla rotazione il vino si mostra sottile, elegante e balsamico con note di liquirizia e chiodo di garofano, pino e sentore mentolato.
In bocca tanta e intensa liquirizia, tannini fitti e sottili, piacevoli, terra, humus, talco, frutto rosso. Vino di struttura importante che si percepisce soprattutto in bocca.
Bella struttura, acido e tannico. 85

2) Montaribaldi Cru "Borzoni" Grinzane
Siamo a 230 metri, a Grinzane Cavour a nord con marne compattate con conglomerati di sabbia infiltrata. Barrique per due anni e poi in botte grande. Stiamo parlando del nord est, terreno medio sottile con presenza di marne.
Il naso è fruttato con frutta rossa e note terrose, pepe; alla rotazione esce una marasca intensa e matura molto gradevole, moto diverso dal vino precedente, con frutto pieno rotondo e maturo, ciliegioso con spezie e noce moscata.
In bocca potentissimo ma un pò disarmonico per tannicità marcata. Il naso sembra maturo e in bocca ancora non è pronto. 82/83
3) Bartolo Mascarello Barolo
Cantina storica che rappresenta un po’ la cultura dell’antico Barolo tradizionale. Uve Cannubi, San Lorenzo e di altre aree straordinarie. Uve di crù diversi. Mascarello è uomo che ha fatto la storia del Barolo.
Al naso elegante e pulito e, se mosso, dichiara marasca, ciliegia matura e prugna, terra, talco, percezioni di spezie, grafite, liquirizia e nota mentolata.
In bocca fresco elegante con bella verticalità in bocca, leggera nota di anice e di menta, unita a note di grafite; tannino morbido. Finale terroso con liquirizia. Non ancora pronto. 86/87

4) Giovanni Rocca Cru’ " Bricco Ravera" Monforte d'Alba
Terreno sabbioso marnoso di Monforte, zona sud, con marne solide e compattate.
Prodotte 9.000 bottiglie, in barrique e in legno grande.
Al naso emerge l’energia più che l’eleganza, con tanto frutto ma meno verticalità. Frutto ricco e polposo, intenso; frutti rossi, ciliegie, fiori appassiti, pepe bianco e qualche spezia. Verticali note eteree mescolate a frutto grasso ricco e potente.
In bocca vino ricco, maschio e potente con tannini tattili, unbel vino ben strutturato. Vino giovane ma grande vino.

5) Guido Porro Cru "Gianetto" Serralunga d'Alba
Zona con vini strutturati in zona ricca ad est; vigneto argillo- calcareo con sabbia, viti giovani, fermentazione in vasche di cemento, 6.500 bottiglie prodotte. Guido Porro è uno dei giovane emergenti del Barolo, attua una vinificazione tradizionale, si tratta di una piccola azienda familiare. Al naso marasca, note olfattive di frutto, note forti di selvaggina, pepe, chiodi di garofano, nota dolce; buona energia olfattiva.
In bocca buona corrispondenza con l’olfatto, bella struttura, morbido e rotondo, liquirizia e tannino con note incenso e di balsamo, note di alloro, legno aromatico. Vino notevole. 90

6) Cadia di Bruno Giachino Cru " Monvigliero" Verduno

Parte alta, zona più sottile con argilla e zone sabbiose.
Terreno calcareo con sabbia. Barrique.
Al naso terroso, orizzontale con frutta, molta terra e liquirizia, non grande eleganza. Esposizione ottima del terreno.
In bocca vino più banale dei precedenti, non con difetti ma meno originale.
7) Silvano Bolmida Cru’ "Bussia" Monforte d'Alba
Zona intorno a Barolo in uno dei crù più vocati in assoluto, nel cuore del territorio: la parte della Bussia che si chiama Manescoto . Unico vinificatore di questo posto. Cura maniacale in cantina e in vigna: 24 mesi barrique, 12 mesi di botte grande. Al naso impatto di bella balsamicità con salvia e timo, erbe aromatiche secche, piacevole, un bel frutto. Alla rotazione ciliegia e spezia: molta l’eleganza, la potenza e la morbidezza.
In bocca grande vino morbido e con corrispondenza naso/ bocca con nota piccante e piacevole, note evolute. Lunga e potente la persistenza, elegante e morbido. 86/87

8) Cascina Ballarin Cru’ "Bricco Rocca" La Morra

Zona centrale con grande vista sulle colline del Barolo.
Terreni a composizione media, botte media. Al naso elegante con sentori di viola passita, frutto macerato, odore speziate e chiodi di garofano, vino tipico del territorio ben costruito. In bocca sintesi del Barolo, beverino positivo equilibrato ed elegante. Bella liquirizia, bel vino, pronto e bevibile. 87

9) Giacomo Fenocchio Cru’ "Villero" Castiglione Falletto
Siamo a Castiglione, un crù nella parte sud est, terreno elveziano con marne di nota rossa. Argilla ricca di ferro.
Al naso gradevole con frutto rossa e note piccanti spezie, chiodi di garofano, non intenso ma ben costruito.
Alla rotazione nota di ciliegia tesa alla macerazione, nota costante.
In bocca è molto elegante e buono, grande tattilità, glicerico e persistente. Naso un po’ sopito ma in bocca si rivela vino di bella costruzione, con equilibrio e struttura. Vino armonico e ben costruito. 90

10) Fratelli Negretti Cru’ "Bricco Ambrogio" Roddi
Zona meno significativa, suolo calcareo, vino barrique e botte grande. Naso sottile non particolarmente originale, più semplice, sentori di spezie. In bocca meglio che al naso ben strutturato con tannino gradevole, tattile e polposo. Consistente ma ancora giovane.






lunedì 20 aprile 2015

Il Barolo di Mauro Mascarello in degustazione all'Onav di Milano

Allo Starhotel Ritz, giovedì 16 aprile 2015, Mauro Mascarello ha presentato e illustrato alcuni dei suoi vini più prestigiosi in una serata entusiasmante condotta da Franco Ziliani e da Vito Intini.
Protagonisti indiscussi della serata, oltre a Monsù Monprivato, come ama definirlo Ziliani, le Langhe e il Nebbiolo “ figlio della terra che lo produce e che non ha bisogno, per esprimersi, di eccessivi trattamenti ma che, da solo, rende omaggio al territorio di appartenenza” come, secondo le parole di Veronelli “un canto della terra verso il cielo"
Storia
Lo stesso Mauro, in prima persona, ha raccontato la storia della sua famiglia che è certamente un simbolo della viticoltura di grande qualità nelle Langhe fin dalle origini, quando il Barolo si vendeva sfuso e il nonno Maurizio acquistò la prima terra nel 1902, la Cascina Falletto in regione Monprivato con vigne vecchie di sessant’anni.
Ora la proprietà è di circa 15 ettari di vigneto, tutti situati nella zona del Barolo e il fiore all’occhiello è proprio il mitico vigneto Monprivato, di sei ettari in collina, a 280 metri sul livello del mare, al centro della zona d’origine del Barolo. Si tratta di un vigneto storico, addirittura documentato negli archivi catastali del 1666 che è stato anche elencato tra gli undici vigneti storici di prima categoria della zona del Barolo da Renato Ratti, grande studioso della storia di Langa.
Ma importanti sono anche altri vigneti come Villero, Santo Stefano, posto in territorio di Monforte d’Alba in frazione Perno, e poi Bricco e Scudetto di cui ha portato un’ottima Barbera in degustazione.
Mauro ci spiega che la zona del Barolo è ampia, si estende su 11 comuni e c’è enorme differenza tra i vari terroir per composizione del terreno, per esposizione, altitudine e per questo i vini prodotti sono diversissimi tra loro.
Ribadendo che il Barolo è un vino unico ed inimitabile, ricorda con noi quegli anni difficili quando, dal 2000 in poi, il mondo del Barolo tradizionale era stato travolto dalla moda seguita da molti dei produttori locali spinti a usare la barrique che snaturava il Nebbiolo che è” quella cosa speciale e unica con poco colore che si fa amare come pochi altri perché è figlio di un territorio”.
Avevano tentato di farlo cambiare, ci racconta, mentre Il vero produttore del Barolo sa di non essere lui il protagonista ma che deve solo lasciare che la terra esprimersi. Per fortuna, in quegli anni, alcuni tennero la situazione salda con rispetto per la terra e con la trasmissione delle antiche esperienze e, in contrapposizione ai cosiddetti “Barolo boys”, amanti della barrique, continuarono a fare quel vino che è figlio della migliore tradizione, quello che nasce da fermentazioni che hanno bisogno di tempo, da affinamenti lunghi e meditati in botti grandi di rovere di Slavonia, con tempi lenti e procedimenti tradizionali: quei pochi furono, appunto, Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Mauro Mascarello, Baldo Cappellano, Giovanni Conterno e Aldo Conterno, poi definiti “ Gli ultimi dei Mohicani”.

Degustazione

Mentre Mauro Mascarello afferma che è il momento di lasciar parlare il suo vino, si inizia la degustazione col primo vino :
1) Dolcetto D’Alba Bricco Mirasole del 2013
Dolcetto importante con uve che provengono da Castiglione Falletto, di grado zuccherino non elevatissimo, Bricco Mirasole si rivela corposo e terroso con naso ricco, denso e complesso, con sentori di viola, ciliegia selvatica e di prugna e, in bocca, ricco, polposo e fresco, succoso e di sostanza ma lineare, con tannino leggero, di bella acidità e con lieve sentore di mandorla. Definito “ vino quotidiano” da Ziliani che, per tutta la serata, ha fatto da intervistatore e commentatore alle parole di Mauro Mascarello, ma anche vino da vitigno esigente, che deve essere coltivato in terreni particolarmente vocati per ottenere un ottimo risultato, che predilige le terre bianche, non ama il legno e si deve bere entro i 5 o 6 anni perché mantenga intatte le sue caratteristiche di profumo ed eleganza. Il Dolcetto è certamente un vino da riscoprire.
Il secondo vino è:

2) Barbera D’Alba 2010
Chiamata anche Barbera Scudetto perché le uve provengono da quel terreno argilloso e con una piccola parte di calcare che ha, in effetti, la forma di un piccolo scudo.
Barbera del 2010, quindi di ottima annata e che, come tutte le Barbere antiche, non ha fatto legno; si rivela veramente eccezionale, gradevole e profumata, con una bella acidità, un grande equilibrio ed una bella armonia, nonostante i 15 gradi di titolo alcolometrico.

Il terzo vino è

3) Freisa Langhe 2011

Dal vitigno Freisa che, come dimostrato dalle ricerche genetiche, è un progenitore del Nebbiolo e che è uva difficile, di bassa resa, la cui origine è da ricercarsi nelle Langhe. In questo caso la Freisa ha avuto una maturazione di 16 mesi in legno ed è vino dai tannini piacevoli, di profumo intenso e originale e di grande eleganza al naso e in bocca; in generale è vino che richiede una prolungata maturazione in legno per il suo elevato grado di tannicità originale ed è quindi poco remunerativo ed è ormai prodotto solo da una decina di Aziende in Langa.

La degustazione dei tre Baroli in programma per la serata inizia con:

4) Barolo Villero 2010


Questo vino è prodotto da uve di provenienza da Castiglione Falletto, zona Villero, il cui terreno è composto da calcare al 40%, da argilla al 40% e da sabbia per un 20%, quindi da una miscela ottimamente equilibrata; al naso esprime immediate finezza ed eleganza con sentori gradevolissimi di fiori e frutti ed, in particolare, il lampone, la rosa e il cacao, con, in più, una percezione terrosa e raffinata e, in bocca, una suadenza e una dolcezza naturale di tannini eleganti ed armoniosi. Barolo di fascino immediato, Barolo “femminile”, come viene definito perché è vellutato, morbido, elegante e suadente, una vera armonia.

5) Barolo Monprivato 2010


Da terra che è di esclusiva proprietà di Mauro Mascarello, un preziosissimo crù costituito da calcare al 92% e da argilla e sabbia per il restante 8% e dove, negli strati più profondi, emerge la ricchezza dei fossili e delle alghe provenienti da antico fondale marino. Le uve Nebbiolo che vi crescono maturano più lentamente ma danno al vino struttura e complessità e una grande capacità di invecchiamento.
Il Barolo Monprivato proprio grazie al terroir di provenienza e alla bassissima ed intensa resa per ettaro, esprime un’armonia ed una ricchezza di sentori al naso e una perfezione in bocca di difficile descrizione, con una caratteristica nota olfattiva e gustativa di rosmarino che lo caratterizza. Si può solo definire la sua degustazione un’esperienza entusiasmante.

6) Barolo Monforte Perno Santo Stefano 2010

Terzo Barolo in degustazione prodotto da uve allevate su terreno rosso e argilloso; il colore risulta più acceso ed intenso, i sentori al naso più marcati in generale e, in particolare, balsamici e lievemente mentolati ed, in bocca, caldo, ricco, largo, intenso e terroso, benchè si tratti di un vino, come i suoi predecessori, particolarmente giovane.

Tre capolavori di Mauro Mascarello che lasciano intravedere il lavoro e la passione che li ha prodotti e che ci hanno regalato emozioni davvero molto intense.
La conclusione della serata è avvenuta con le parole di Franco Ziliani che, salutando il gradito ospite, ha affermato che “ se si ama il vino di Langa, non si può non voler bene a quest’uomo” che ha sempre sostenuto la tradizione e ha riversato nella terra la sua grande passione.























mercoledì 1 maggio 2013

L'ANTICA NOBILTA' DEL BARBARESCO



Barbaresco, in provincia di Cuneo, antico territorio di langa abitato da Liguri e Celti già tre secoli prima di Cristo, fu conquistato dai Romani che vi fondarono un loro avamposto militare di difesa ed un primo nucleo abitativo.
Definito allora “Barbarica Silva”per il contatto con le popolazioni barbariche, era luogo coperto da una grande foresta di querce dedicata al Dio Marte che i Romani provvidero a tagliare per piantare le prime viti.
Altra opinione è che il toponimo derivi dai Barbari che presero possesso del territorio alla caduta dell’Impero romano.

La terra geologicamente ha origine nell’era terziaria ed è costituita da colline di strati in prevalenza marnosi e tufacei frammisti a lastre di composizione sabbiosa,di altitudine tra i 300 e i 400 metri s.l.m.
La coltivazione vitivinicola iniziata con i Romani continuò in epoca barbarica e medievale e il vitigno di eccellenza di queste terre pare fosse fin da allora il Nebbiolo, vitigno nobile , antico, forse di origine greca, che qui aveva la sua zona di elezione per terreno e clima.

Anche sull’origine del nome del vitigno si sono fatte diverse ipotesi:
si dice che fu chiamato Nebbiolo per la pruina, sostanza bianca come un velo di nebbia che copre l’acino d’uva o perché tale vitigno matura tardi e ha vendemmia quasi tardiva, appunto già al tempo delle nebbie.(Lorenzo Tablino)
Sicuramente vi fu notizia di vini di queste terre a base di Nebbiolo nell’Ottocento quando l’enologo francese Louis Oudart insegnò a produrre un vino secco sulla scia dei vini borgognoni, al posto dei vini zuccherini allora in commercio che pare piacessero molto alla nobiltà del tempo ed uno di questi vini, col nome di Neive, vinse un premio all’ esposizione di Londra del 1862.
Con la stessa tecnica, trent’anni più tardi, fu prodotto il Barbaresco del Castello di Barbaresco.

Il Nebbiolo può essere di tre qualità:
Lampia con grappoli allungati e polpa dolce e acidula
Michet con grappolo piccolo
Rosè meno coltivato
Si coltiva nei territori delimitati con D.M. del 1933 nei soli comuni di Barbaresco, Neive , Treiso ed Alba (per la sola frazione San Rocco) con una densità di 3500 ceppi/ ha., in zone che devono avere esposizione a sud, sud/ovest o sud/ est, in forme di allevamento a spalliera e a guyot.
Si produce un ottimo rosso che richiede almeno 26 mesi di invecchiamento in legno e che ottenne la DOC nel 1966 e la DOCG nel 1980.
Il territorio di Barbaresco, fin dal 2006,è stato uno dei primi a definire i suoi crù principali, cioè i terroir di eccellenza per la coltivazione e la produzione del vino.
Si possono ricordare:Rabajà, Asili, Martinenga, Montestefano, Montefico,San Lorenzo, Rio Sordo, Secondine, Paglieri, Pora.
A Treiso:Caso, Marcarini, Paiorè, Rombon, Giacosa.
Ad Alba:Montersino e Rizzi.
A Neive:Gallina,Albesani, Basarin,Cottà e Currà.

Il Barbaresco è uno dei vini d’eccellenza piemontesi che , insieme al Barolo,mantengono alta la richiesta ed il gradimento a livello mondiale.
Rosso granato , colore dovuto al vitigno non ricco di antociani, ha nel bouquet floreale ed etereo, speziato e complesso la sua massima caratteristica. Il sapore è forte , asciutto, pieno, tannico e robusto.
Vino longevo,può essere prodotto con tipi di vinificazione differenti:
La più tradizionale prevede una fermentazione con lunga macerazione sulle bucce:con cappello sommerso durante il processo fermentativo e con macerazione a freddo per 20/30 giorni.Segue la maturazione in grandi botti di rovere.
La tecnica più innovativa prevede , invece, l’utilizzazione di rotofermentatori onde estrarre rapidamente gli antociani dalle bucce in 3/ 4 giorni, con sistemi computerizzati onde favorire rapidamente il processo di estrazione.Poi barrique per lungo periodo ed affinamento in bottiglia.
Due stili diversi e diversamente validi per produrre un ottimo Barbaresco, a seconda delle preferenze.
Il vino si serve a 18°/20° e si accompagna benissimo con piatti ricchi ed elaborati quali i tipici piatti della cucina piemontese, dalla selvaggina ai ragù, dagli agnolotti ai brasati, ma è è ottimo con salumi dal sapore consistente e con formaggi stagionati dolci e sapidi, nonché con frutta secca e dolci a base di mandorle e noci.


venerdì 28 settembre 2012

La Favorita, un bianco piemontese.

Le Langhe, in provincia di Cuneo,costituiscono, insieme al Roero, una zona del Piemonte enologicamente molto vocata ed anche se si tratta di terre note soprattutto per la produzione di rossi importanti, non va comunque dimenticata la produzione di alcuni bianchi di pregio che , potendo contare su un clima secco, si presentano con aromi e sapori particolarmente gradevoli.
Il vitigno Favorita produce vini gradevoli ed interessanti, dal colore giallo paglierino, cun un bouquet delicato, floreale e agrumato, con un sapore secco, vivace,acido e salato al tempo stesso, lievemente mandorlato e morbido nel finale.
Vino da bersi giovane, col titolo alcolometrico che supera raramente gli 11°,viene usato spesso in uvaggio ma quando viene vinificato in purezza produce un vino che ne porta il nome "La Favorita", appunto.
Ottimo l'abbinamento con piatti a base di pesce, di mare e di fiume, con antipasti tipicamente piemontesi quali la "bagna cauda",l'insalata russa ed il vitello tonnato,ma anche con torte salate e sughi a base di verdure, nonchè con caprini freschi e robiole di produzione locale.Accostamento felice anche con risotti delicati.

Il vitigno presenta foglie grandi e grappolo piramidale,acino medio ed abbastanza pruinoso, un bel colore dorato.Allevato col sistema del guyot, si adatta bene anche alla potatura corta ed ha produzione elevata e costante.
Secondo alcuni ampelografi, l'origine del vitigno sarebbe da ricercarsinelle terre aride ed assolate della Liguria da cui sarebbe giunto nelle Langhe e nel Roero attraverso la famosa "via del sale", colegamento antichissimo tra Piemonte e Liguria per lo scambio di prodotti di terra e di mare.
Dopo un periodo di anonimato, il vitigno venne identificato ed apprezzato a metà del Seicento e conobbe un periodo di grande favore nell'Ottocento, sia come uva da mensa che come uva adatta a produrre spumanti.
Cresce in maniera ottimale nelle colline sabbiose ed asciutte del Roero che ne frenano la forte vigoria vegetativa per portare a maturazione ottimale i grappoli dorati.Dai vignaioli viene affettuosamente chiamata anche "Furmentin" per quel suo colore di un bel giallo dorato che ricorda il grano al momento della mietitura.