I quattordici produttori del Consorzio del Buttafuoco Storico hanno festeggiato a Milano il ventitreesimo compleanno di questo vino morbido e strutturato, ambasciatore dei valori originali dell’Oltrepò Pavese. Condotta da un simpaticissimo Gene Gnocchi, la conferenza stampa ha visto il susseguirsi di numerosi interventi da parte di molti personaggi influenti del mondo vitivinicolo, che hanno raccontato il successo del progetto portato avanti da giovani produttori e aziende storiche, iniziato in Oltrepò Pavese nel 1996.Il Club del Buttafuoco Storico è una libera associazione, nata col fine di tutelare il prodotto, il cui prestigio era da tempo riconosciuto dalla provincia di Pavia e dintorni ma che, da vino della tradizione è diventato un vino nuovo proprio per il lavoro portato avanti dalle undici aziende iniziali, oggi diventate quattordici, che hanno condotto insieme un attento lavoro di ricerca e di collaborazione, dall’analisi delle caratteristiche storiche della produzione, alla scelta delle vigne più vocate, per raggiungere una vinificazione sempre più controllata e certificata di cui si producono oggi 70.000 bottiglie annue, sotto un unico marchio, tracciato nel vetro per distinguerne originalità e autenticità.Il Veliero è anche il logo del Club, contenuto in un ovale - botte tipica dell’Oltrepò Pavese, e sostenuto dalla scritta Buttafuoco. Da qui si dipartono due nastri rossi che rappresentano il Versa e lo Scuropasso, i due torrenti tra cui tradizionalmente si produce il Buttafuoco Storico: la primissima fascia collinare dell’Oltrepò Pavese denominata “Sperone di Stradella”.
Ed è appunto qui che nasce il nostro vino, su una lingua di terreno collinare protesa nella pianura padana di cui si può affermare che sia la punta più a nord della catena degli Appennini.
La zona è caratterizzata da un sottosuolo particolare, in cui la formazione appenninica si incontra con le derive di origine alpina creando un ambiente unico che marchia indissolubilmente i vini che qui nascono.
Le fantastiche esposizioni al sole dei ripidi versanti di queste colline e le sapienti mani dei vignaioli assieme alla forte mineralità del suolo, donano al Buttafuoco Storico una originalità irripetibile sul quarantacinquesimo parallelo che taglia a metà la zona di produzione.
Una posizione geografica che obbligava i condottieri, i pellegrini e i mercanti ad attraversarla e che,nel corso della storia, ha permesso al territorio di diventare grande sbocco commerciale del vino qui prodotto. Fra storia e leggenda Peter Schenk narra che nel 1859 una compagnia di marinai Austriaci impegnata a traghettare le truppe sul fiume Po, invece di andare in battaglia in terraferma si fermò a fare strage di botti e bottiglie di un vino locale chiamato Buttafuoco. Lo scrittore lega questa storia ad un fatto però realmente accaduto: la marina Austro-ungarica dopo alcuni anni varò una nave chiamandola “Buttafuoco“. E’ da questo racconto che il Club del Buttafuoco Storico decise di adottare il veliero come loro simbolo: una grande nave dalle vele infuocate.
Il Buttafuoco Storico è un vino di grande struttura, capace di invecchiare per molto tempo, ben 36 mesi dalla vendemmia, raggiungendo un sempre maggiore grado di intensità. Vino di grande struttura e armonia, è capace di grande invecchiamento.
In degustazione per il compleanno tutti i vini nati dalle vigne di Buttafuoco Storico: Bricco in Versira, Cà Cagnoni, Canne, Casa Barnaba, Casa del Corno, Costera, Catelotta, Frach, Garlenzo, Montarzolo, Pitturina, Pregana e Sacca del Prete.
Blog di interesse enologico, con degustazioni e note di viaggi alla ricerca di aziende vinicole ed approfondimento su vitigni e terroir, caratteristiche ambientali e pedoclimatiche.
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domenica 10 febbraio 2019
martedì 21 ottobre 2014
VIGNE OLCRU, VITICOLTURA D'AVANGUARDIA
Massimiliano Brambilla e il fratello Matteo hanno scelto il vino e l’Oltrepò, l’area italiana più vocata per il Pinot Nero e hanno raggruppato una notevole schiera di professionisti, geologi, biologi, pedologi, climatologi, enologi, ricercatori, architetti e agronomi per realizzare, a Santa Maria della Versa, una cantina decisamente avvenieristica, inaugurata il 5 ottobre del 2013.
Il progetto, nato nel 2004, è stato impostato sulla produzione e vinificazione del Pinot Nero, vitigno principe della zona, che produce ottimi vini rossi e superbi spumanti con giusto rapporto tra acidità e grado zuccherino.Se è vero che non esiste in altre parti d’Italia una zona come l’Oltrepò Pavese che possa vantare storicamente un legame così consolidato nel tempo tra terroir e coltivazione nè una tale estensione di vigneti coltivati a Pinot Nero, l’Azienda Vigne Olcru, con la consulenza dell’enologo, il prof. Valenti dell’Università di Milano, ha voluto creare in questa terra, incuneata tra Lombardia, Emilia e Piemonte, la terza area di produzione mondiale del Pinot Nero, dopo lo Champagne e la Borgogna.I vigneti sono stati disposti su ben cinque comuni, quattro oltre a Santa Maria della Versa e cioè Montecalvo, Versiggia, Montescano, Borgo Priolo e Ruino dove diversi microclimi dovuti ad una altitudine variabile dai 100 ai 650 m. s.l.m. intorno al 45°parallelo nord, rendono le condizioni locali ideali e uniche per poter produrre, nelle zone più basse, fantastici vini rossi e, oltre i 400 m.s.l.m., su terreni prevalentamente sassosi e tufacei spumanti di ottima acidità. Il clima ventilato e l’area di mare proveniente dal golfo ligure che si abbatte su questo crocevia collinoso regala, inoltre, mineralità e sapidità alle vigne.Le varietà allevate, oltre al Pinot Nero, che costituisce l’80% della produzione, sono quelle tipiche della zona come Croatina, Barbera, Moscato, Malvasia e Chardonnay.
I vigneti e la cantina
La cantina è stata costruita dall’architetto Cecilia Olivieri all’interno di una collina sbancata e, pur apparendo perfettamente integrata trai vigneti che la circondano, è una costruzione moderna e ariosa ottenuta scavando per sei metri sotto il livello del suolo al fine di posizionare le pigiadiraspatrici in alto e le vasche di acciaio nella zona sottostante e sfruttare così il principio dell’uva in caduta durante la fase di vendemmia.Per salvaguardare l’uva da eventuali processi ossidativi ed effettuare una pressatura soffice viene utilizzata una pressa inertizzata con CO2 ma, a questo proposito, secondo un criterio di ecosostenibilità ed attenzione all’ambiente, finito il ciclo di pressatura, un pallone aerostatico immagazzina nuovamente il gas tutelando l’atmosfera e riutilizzando il medesimo gas per molteplici pressature.Per quanto riguarda i vigneti si è partiti con lavori di mappatura delle zone vitate che hanno condotto a una zonazione e alla coltivazione di vitigni idonei in base al terreno e al microclima e hanno portato a procedere con operazioni di inerbimento differenziato del terreno stesso, in base alle sostanze di base presenti o carenti in esso. Oltre a ciò, una mappatura satellitare ha permesso l’installazione di stazioni meteo nei vigneti per intervenire in tempo reale sulla coltivazione e su eventuali malattie della vite in stretta e costante collaborazione con l’Università di Milano.Su tutti i vigneti si attua viticoltura “di precisione” che prevede anche un piano di concimazione differenziato ed ecosostenibile attuato utilizzando una diversificazione della tipologia e della quantità del concime in base alle necessità del terreno. Allo stesso modo, i trattamenti fitosanitari sulle piante avvengono solo in caso di stretta necessità e solo se i comunicati dalle stazioni meteo che prevedono l’andamento dei venti, delle precipitazioni e l’indice di umidità ne rendono consigliabile l’applicazione. Di ogni pianta viene, inoltre, verificato l’indice di vigoria per stabilire la quantità e qualità necessaria di concimazione.
Tutto questo apparato ad alta tecnologia, attuato peraltro in sistema ecocompatibile e con energia prodotta da pannelli solari, lascia a dir poco strabiliati per il notevole impianto di coltivazione all’avanguardia attuato nelle Vigne Olcru, uno dei pochi sistemi innovativi mondiali di questo tipo.Ma il processo innovativo non finisce qui.
Con l’aiuto dell’apporto e del costante collegamento con ricercatori e rilevatori universitari si procede a fotografare ogni singola pianta prima della fase di invaiatura per conoscere l’indice di vigoria dell’apparato vegetale e creare un differente sistema di concimazione pianta per pianta.
L’uva, in epoca di vendemmia, è raccolta a mano dalle 5,30 alle 8,30 A.m. in cassette forate da 15 kg e viene lavata asciugata e posta per 24 ore in una camera climatica a 7°celsius per evitare processi ossidativi che potrebbero comprometterne gli aromi, al fine di preservarne il quadro aromatico.
E’ stato, inoltre, organizzato un vigneto sperimentale nell’ambito del progetto definito Olcru Academy di natura scientifica e didattica, al fine di riprodurre diversi tipi di Pinot Nero, con sette diverse forme di allevamento, utilizzate in ogni parte del mondo e con portainnesti differenziati; per tale sperimentazione si utilizzano 15 cloni tra le diverse centinaia esistenti, sia adatti alla vinificazione in rosso che alla spumantizzazione, provenienti soprattutto da Francia e Italia dove da sempre sono stati riprodotti i cloni di miglior qualità.
Alla fine del processo vengono vinificati trenta tipi di uve Pinot Nero sperimentali ottenute con cloni e portainnesti diversi e di differente provenienza, con i quali si attuano successivamente, in cantina, meso e micro vinificazioni e si riproducono in piccole quantità le tipologie migliori di Pinot Nero di tutto il mondo, sottoposte poi ad analisi, degustazioni e valutazioni da parte di esperti del settore.
La vinificazione e l’affinamento in barriques.
Nell’anno in corso, primo anno di vendita, sono state prodotte 110.000 bottiglie ma viene sottolineato che al massimo la produzione potrà raggiungere le 300.000 bottiglie perché l’intenzione dell’Azienda è quella di non bisogna superare tale quantità per restare “artigiani del vino” e mantenere un ottimo livello di qualità.Dopo le operazioni di vinificazione, fase di estrema importanza è quella dell’affinamento.
La barricaia è costituita da barriques nuove e solo di primo passaggio acquistate in Francia e prodotte con le migliori querce. In questa sede sono anche condotti studi circa i diversi tipi di tostatura del legno e la ripercussione che tale processo può procurare nel vino prodotto.
Il legno con differenti tostature regala al vino note diverse che possono venire amalgamate in un successivo processo di assemblaggio finale.Per finire, ecco un caveau che contiene la collezione privata di Vigne Olcru, composta da mille Jeroboam di Pinot Nero Metodo Classico provenienti da una cantina storica della zona di annate dal 1985 al 1995.
La degustazione1)
GOTHA DIVINO
OLTREPO PAVESE CHARDONNAY DOC 2008
Chardonnay 100%
Vigneti in terreno argilloso- marnoso con venature di tufo
Titolo alcolometrico 13°
Annata 2012
Affinamento in acciaio per 6 mesi e in bottiglia per 6 mesi.
Colore giallo paglierino.
Al naso manifesta sentori di ginestra, camomilla, banana, mango e miele di tiglio.
In bocca mostra una complessità di sensazioni floreali, molta persistenza, freschezza e morbidezza.
Vino sapido, morbido e elegante con bella corrispondenza gusto olfattiva.
Ottimo come aperitivo, con piatti a base di pesce, crostacei, carni bianche.
2)
VIRTUS
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE DOCG 2008
Vitigni allevati a 450 metri s.l.m.
Pinot nero 85% Chardonnay 15%
Fermentazione lenta a basse temperature
Affinamento per 48 mesi sui lieviti e 6 mesi in bottiglia
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Perlage sottile, fine e persistente.
Al naso sono percepibili sentori di fiori gialli e frutti a polpa bianca.
In bocca cremoso e minerale
Ottimo come aperitivo, con cucina di mare ma anche con antipasti, tartare e risotti.
3)
VICTORIA
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE ROSE’ DOCG 2008
Vitigni allevati a 450 metri s.l.m.
Pinot Nero 100%
Fermentazione lenta a basse temperature.
Affinamento per 48 mesi in sui lieviti e 6 mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore rosa antico.
Perlage fine e persistente.
Al naso sentori di rosa e di fragoline di bosco.
In bocca delicato, armonioso e consistente al tempo stesso.
Ottimo aperitivo ma anche con piatti importanti a base di salmone e tonno.
4)
VERVEBLANC DE NOIR
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE DOCG
MILLESIMATO 2008
Vitigni allevati a 650 metri s.l.m.
Pinot Nero al 100% vinificato in bianco.
Lieviti indigeni.
Extra brut.
Fermentazione a basse temperature.
Affinamento per 48 mesi sui lieviti e 6 mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Al naso frutti gialli e note minerali
In bocca complesso e armonico, intenso e sapido, con note fruttate e minerali.
Vino a tutto pasto ma particolarmente adatto a crostacei, fritture di pesce, aragoste, sughi e zuppe di mare.
5)
BUCCIA ROSSA
BONARDA DOC
Vigneti allevati a 300 m.s.l.m.
Croatina al 100%.
Affinamento di sei mesi in acciaio e sei mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 13,5°.
Colore Rosso Rubino.
Al naso sentori di marasca, mora, mirtilli e, in generale, piccoli frutti rossi.
In bocca bella armonia di frutti rossi, freschi e speziati.
Vino da salumi, da carni rosse, da risotti e da formaggi.
6)
ANTICO TRALCIO
OLTREPO PAVESE ROSSO DOC
Croatina, Barbera, Uva Rara e Vespolina.
Affinamento per 12 mesi in barrique di rovere francese a media tostatura e per sei mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 13,5°.
Colore Rosso Rubino.
Al naso sentori di marasca, ciliegia, viola e pepe.
In bocca frutti rossi, speziatura, pepe.
Vino per carni rosse, grigliate e formaggi.
Complessivamente la qualità dei vini prodotti è ottima e manifesta nei profumi e nei sapori la cura che abbiamo osservato in vigna e in cantina.
Il progetto, nato nel 2004, è stato impostato sulla produzione e vinificazione del Pinot Nero, vitigno principe della zona, che produce ottimi vini rossi e superbi spumanti con giusto rapporto tra acidità e grado zuccherino.Se è vero che non esiste in altre parti d’Italia una zona come l’Oltrepò Pavese che possa vantare storicamente un legame così consolidato nel tempo tra terroir e coltivazione nè una tale estensione di vigneti coltivati a Pinot Nero, l’Azienda Vigne Olcru, con la consulenza dell’enologo, il prof. Valenti dell’Università di Milano, ha voluto creare in questa terra, incuneata tra Lombardia, Emilia e Piemonte, la terza area di produzione mondiale del Pinot Nero, dopo lo Champagne e la Borgogna.I vigneti sono stati disposti su ben cinque comuni, quattro oltre a Santa Maria della Versa e cioè Montecalvo, Versiggia, Montescano, Borgo Priolo e Ruino dove diversi microclimi dovuti ad una altitudine variabile dai 100 ai 650 m. s.l.m. intorno al 45°parallelo nord, rendono le condizioni locali ideali e uniche per poter produrre, nelle zone più basse, fantastici vini rossi e, oltre i 400 m.s.l.m., su terreni prevalentamente sassosi e tufacei spumanti di ottima acidità. Il clima ventilato e l’area di mare proveniente dal golfo ligure che si abbatte su questo crocevia collinoso regala, inoltre, mineralità e sapidità alle vigne.Le varietà allevate, oltre al Pinot Nero, che costituisce l’80% della produzione, sono quelle tipiche della zona come Croatina, Barbera, Moscato, Malvasia e Chardonnay.
I vigneti e la cantina
La cantina è stata costruita dall’architetto Cecilia Olivieri all’interno di una collina sbancata e, pur apparendo perfettamente integrata trai vigneti che la circondano, è una costruzione moderna e ariosa ottenuta scavando per sei metri sotto il livello del suolo al fine di posizionare le pigiadiraspatrici in alto e le vasche di acciaio nella zona sottostante e sfruttare così il principio dell’uva in caduta durante la fase di vendemmia.Per salvaguardare l’uva da eventuali processi ossidativi ed effettuare una pressatura soffice viene utilizzata una pressa inertizzata con CO2 ma, a questo proposito, secondo un criterio di ecosostenibilità ed attenzione all’ambiente, finito il ciclo di pressatura, un pallone aerostatico immagazzina nuovamente il gas tutelando l’atmosfera e riutilizzando il medesimo gas per molteplici pressature.Per quanto riguarda i vigneti si è partiti con lavori di mappatura delle zone vitate che hanno condotto a una zonazione e alla coltivazione di vitigni idonei in base al terreno e al microclima e hanno portato a procedere con operazioni di inerbimento differenziato del terreno stesso, in base alle sostanze di base presenti o carenti in esso. Oltre a ciò, una mappatura satellitare ha permesso l’installazione di stazioni meteo nei vigneti per intervenire in tempo reale sulla coltivazione e su eventuali malattie della vite in stretta e costante collaborazione con l’Università di Milano.Su tutti i vigneti si attua viticoltura “di precisione” che prevede anche un piano di concimazione differenziato ed ecosostenibile attuato utilizzando una diversificazione della tipologia e della quantità del concime in base alle necessità del terreno. Allo stesso modo, i trattamenti fitosanitari sulle piante avvengono solo in caso di stretta necessità e solo se i comunicati dalle stazioni meteo che prevedono l’andamento dei venti, delle precipitazioni e l’indice di umidità ne rendono consigliabile l’applicazione. Di ogni pianta viene, inoltre, verificato l’indice di vigoria per stabilire la quantità e qualità necessaria di concimazione.
Tutto questo apparato ad alta tecnologia, attuato peraltro in sistema ecocompatibile e con energia prodotta da pannelli solari, lascia a dir poco strabiliati per il notevole impianto di coltivazione all’avanguardia attuato nelle Vigne Olcru, uno dei pochi sistemi innovativi mondiali di questo tipo.Ma il processo innovativo non finisce qui.
Con l’aiuto dell’apporto e del costante collegamento con ricercatori e rilevatori universitari si procede a fotografare ogni singola pianta prima della fase di invaiatura per conoscere l’indice di vigoria dell’apparato vegetale e creare un differente sistema di concimazione pianta per pianta.
L’uva, in epoca di vendemmia, è raccolta a mano dalle 5,30 alle 8,30 A.m. in cassette forate da 15 kg e viene lavata asciugata e posta per 24 ore in una camera climatica a 7°celsius per evitare processi ossidativi che potrebbero comprometterne gli aromi, al fine di preservarne il quadro aromatico.
E’ stato, inoltre, organizzato un vigneto sperimentale nell’ambito del progetto definito Olcru Academy di natura scientifica e didattica, al fine di riprodurre diversi tipi di Pinot Nero, con sette diverse forme di allevamento, utilizzate in ogni parte del mondo e con portainnesti differenziati; per tale sperimentazione si utilizzano 15 cloni tra le diverse centinaia esistenti, sia adatti alla vinificazione in rosso che alla spumantizzazione, provenienti soprattutto da Francia e Italia dove da sempre sono stati riprodotti i cloni di miglior qualità.
Alla fine del processo vengono vinificati trenta tipi di uve Pinot Nero sperimentali ottenute con cloni e portainnesti diversi e di differente provenienza, con i quali si attuano successivamente, in cantina, meso e micro vinificazioni e si riproducono in piccole quantità le tipologie migliori di Pinot Nero di tutto il mondo, sottoposte poi ad analisi, degustazioni e valutazioni da parte di esperti del settore.
La vinificazione e l’affinamento in barriques.
Nell’anno in corso, primo anno di vendita, sono state prodotte 110.000 bottiglie ma viene sottolineato che al massimo la produzione potrà raggiungere le 300.000 bottiglie perché l’intenzione dell’Azienda è quella di non bisogna superare tale quantità per restare “artigiani del vino” e mantenere un ottimo livello di qualità.Dopo le operazioni di vinificazione, fase di estrema importanza è quella dell’affinamento.
La barricaia è costituita da barriques nuove e solo di primo passaggio acquistate in Francia e prodotte con le migliori querce. In questa sede sono anche condotti studi circa i diversi tipi di tostatura del legno e la ripercussione che tale processo può procurare nel vino prodotto.
Il legno con differenti tostature regala al vino note diverse che possono venire amalgamate in un successivo processo di assemblaggio finale.Per finire, ecco un caveau che contiene la collezione privata di Vigne Olcru, composta da mille Jeroboam di Pinot Nero Metodo Classico provenienti da una cantina storica della zona di annate dal 1985 al 1995.
La degustazione1)
GOTHA DIVINO
OLTREPO PAVESE CHARDONNAY DOC 2008
Chardonnay 100%
Vigneti in terreno argilloso- marnoso con venature di tufo
Titolo alcolometrico 13°
Annata 2012
Affinamento in acciaio per 6 mesi e in bottiglia per 6 mesi.
Colore giallo paglierino.
Al naso manifesta sentori di ginestra, camomilla, banana, mango e miele di tiglio.
In bocca mostra una complessità di sensazioni floreali, molta persistenza, freschezza e morbidezza.
Vino sapido, morbido e elegante con bella corrispondenza gusto olfattiva.
Ottimo come aperitivo, con piatti a base di pesce, crostacei, carni bianche.
2)
VIRTUS
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE DOCG 2008
Vitigni allevati a 450 metri s.l.m.
Pinot nero 85% Chardonnay 15%
Fermentazione lenta a basse temperature
Affinamento per 48 mesi sui lieviti e 6 mesi in bottiglia
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Perlage sottile, fine e persistente.
Al naso sono percepibili sentori di fiori gialli e frutti a polpa bianca.
In bocca cremoso e minerale
Ottimo come aperitivo, con cucina di mare ma anche con antipasti, tartare e risotti.
3)
VICTORIA
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE ROSE’ DOCG 2008
Vitigni allevati a 450 metri s.l.m.
Pinot Nero 100%
Fermentazione lenta a basse temperature.
Affinamento per 48 mesi in sui lieviti e 6 mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore rosa antico.
Perlage fine e persistente.
Al naso sentori di rosa e di fragoline di bosco.
In bocca delicato, armonioso e consistente al tempo stesso.
Ottimo aperitivo ma anche con piatti importanti a base di salmone e tonno.
4)
VERVEBLANC DE NOIR
METODO CLASSICO OLTREPO PAVESE DOCG
MILLESIMATO 2008
Vitigni allevati a 650 metri s.l.m.
Pinot Nero al 100% vinificato in bianco.
Lieviti indigeni.
Extra brut.
Fermentazione a basse temperature.
Affinamento per 48 mesi sui lieviti e 6 mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 12,5°
Colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Al naso frutti gialli e note minerali
In bocca complesso e armonico, intenso e sapido, con note fruttate e minerali.
Vino a tutto pasto ma particolarmente adatto a crostacei, fritture di pesce, aragoste, sughi e zuppe di mare.
5)
BUCCIA ROSSA
BONARDA DOC
Vigneti allevati a 300 m.s.l.m.
Croatina al 100%.
Affinamento di sei mesi in acciaio e sei mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 13,5°.
Colore Rosso Rubino.
Al naso sentori di marasca, mora, mirtilli e, in generale, piccoli frutti rossi.
In bocca bella armonia di frutti rossi, freschi e speziati.
Vino da salumi, da carni rosse, da risotti e da formaggi.
6)
ANTICO TRALCIO
OLTREPO PAVESE ROSSO DOC
Croatina, Barbera, Uva Rara e Vespolina.
Affinamento per 12 mesi in barrique di rovere francese a media tostatura e per sei mesi in bottiglia.
Titolo alcolometrico 13,5°.
Colore Rosso Rubino.
Al naso sentori di marasca, ciliegia, viola e pepe.
In bocca frutti rossi, speziatura, pepe.
Vino per carni rosse, grigliate e formaggi.
Complessivamente la qualità dei vini prodotti è ottima e manifesta nei profumi e nei sapori la cura che abbiamo osservato in vigna e in cantina.
mercoledì 7 marzo 2012
LA riscoperta del vitigno autoctono Timorasso
Il Timorasso è un vitigno autoctono delle Colline Tortonesi e viene coltivato nelle valli Curone, Grue ed Ossona ed in val Borbera accomunate dalla conformazione del terreno argilloso e da una buona esposizione.
Le prime notizie sono molto antiche e sembrano potersi collegare a Leonardo da Vinci che omaggiò Isabella di Aragona , in occasione delle sue nozze, con un antico e famoso formaggio ,il Montebore,accompagnato da un vino bianco con cui veniva solitamente abbinato nei banchetti del tempo, il Timuras.
Parte del patrimonio ampelografico di Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna e denominato in vari modi , come Timoraccio, Timorosso, Timuassa, Timorazza, Morasso,questo antico vitigno era originario della zona tra Novi Ligure e Tortona e, nel Bollettino Ampelografico del 1885 era segnalato nel Tortonese , insieme al vitigno Cortese , tra le uve bianche più coltivate della zona.
Abbandonato a causa della filossera, fu riscoperto da alcuni produttori che, guidati da Walter Massa, investirono sulla potenzialità di questo vitigno e crearono un grande bianco, oggi D.O.C. Colli Tortonesi Timorasso.
Il VITIGNO
Il germoglio è di color bianco, leggermente rosato e cotonoso con foglioline apicali piegate a coppa, bianco verdastre con sfumature ramate.
Il tralcio erbaceo è particolarmente eretto e di sviluppo rapido con viticci molto sviluppati e robusti; di color verde a sfumature rosse.
La foglia adulta è grande ,tri o penta lobata, di color verde chiaro.
Il grappolo a maturità è di media grandezza o medio-grande, a forma piramidale con due o tre ali, mediamente compatto o compatto, con peduncolo medio-corto, robusto, verde, semilegnoso.
L’acino è grande, generalmente sferoidale ma spesso deformato per la compattezza del grappolo: la buccia è spessa , molto pruinosa e di colore giallo; la polpa mediamente consistente, di sapore neutro.
L’uva è facilmente riconoscibile perché perché, nello stesso grappolo, si trovano acini grossi ed acini piccoli e va incontro ad un buon numero di aborti floreali spontanei, con conseguente incidenza del tenore zuccherino, abbastanza elevato.
La buccia è molto spessa e pruinosa,consistente e di colore verde-giallastro, la polpa densa e succosa.
GERMOGLIAMENTO E MATURAZIONE
Il timorasso ha un germogliamento ed una fioritura precoci,ma un periodo di invaiatura tardivo,dopo la metà di agosto ed anche tardiva è la maturazione, a fine settembre.
La produzione è circa 5 kg /ceppo, con un peso medio dei grappoli di 250 ceppi.
Il vitigno richiede terreni argillosi chiari, buone esposizioni, buone ventilazioni, diradamenti in luglio, agosto e settembre.
Scarsamente adattabile in ambienti pedoclimatici diversi dall’abituale.
LA RISCOPERTA
Verso la meta’ degli anni 80 il vitigno del Timorasso fu riscoperto da alcuni produttori che capirono che aveva delle grandi potenzialità e decisero di investirvi tempo, sperimentazione e denaro.
Guidati e stimolati da Walter Massa, oggi i produttori di Timorasso sono una ventina, con una superficie vitata di 40 ettari circa; la produzione limitata colloca il vino nella categoria dei vini di nicchia,considerato oggi uno degli autoctoni più significativi d’Italia.
Anno dopo anno,, dal 1990 al 2010, si può dire che Walter Massa abbia sempre cercato di migliorare il “suo “ Timorasso, tanto da esserne definito il papà.
Nel 1990 ne era riconosciuto il potenziale, fra note dolci e ossidative, nel 92 era stato definito “trebbianesco”, nel 95 di “maggior profondità gustativa” con note di anice stellato ed idrocarburi, nel 97 caldo e generoso,nel 98 leggermente evoluto , con note classiche e idrocarburiche e aromi più dolci di miele e liquerizia.
Ma è da 2000 che il Timorasso raggiunge la sua maturità:
agrumi ed anice stellato, timo, rosmarino e liquerizia, con un buon equilibrio ed una alcolicità tenuta a bada, succoso e convincente in una degustazione del 2005:
lattico, mielato e dolce, con profonda mineralità, elegante e sapido , nel 2006.
Ormai Walter Massa sa gestire le calde vendemmie che si succedono sulle Colline Tortonesi e , dopo varie sperimentazioni, in Friuli è venuto anche a conoscenza di un nuovo tipo di vinificazione , con macerazione sulle fecce fini,migliorativa in profondità e finezza di estrazione.Ha, poi, imparato e diffuso la microfiltrazione, pratica per ottenere vini puliti e stabili.
Oltre a Walter Massa di Monleale , le aziende produttrici della zona sono:
Azienda agricola Mutti Dino- Claudio Mariotto- La Colombera- Carlo Daniele Ricci- Maurizio Bruno- Boveri Luigi- Clemente Mogni- i F.lli Mandibola- Enio Ferretti- Enzo Canegallo- Roberto Semino- Stefano Daffonchio- L'azienda Morgassi Superiore di Gavi- la Cooperativa Valle Nostra- L'azienda Valli Unite Coop- L'azienda Cascina degli Ulivi- Cascina Montagnola.
IL VINO
Le caratteristiche principali del vino :
all’esame visivo si mostra colore giallo paglierino più o meno intenso che, con l'evoluzione ,vira sul dorato,
all’olfattivo, manifesta profumi complessi che, nei primi anni di affinamento in bottiglia, ricordano i fiori di acacia e biancospino, pera e foglie di pomodoro, si avvertono leggermente note di miele così come quelle minerali, ma è dopo 4-5 anni di affinamento che si evidenziano le potenzialità con un'evoluzione manifestate in note di pera matura, miele di fiori di campo molto percettibile, così come molto percettibili emergono le note minerali e di idrocarburi, che sono le caratteristiche di questo vitigno.
In bocca di sapore è asciutto, caldo e morbido, la notevole struttura sostiene l'alcolicità, e la decisa acidità rimane nel dar freschezza a questo vino anche dopo molti anni.
Il Timorasso che migliora con un lungo affinamento in bottiglia può offrire una vasta gamma di abbinamenti, e a seconda dello stadio
evolutivo può essere sia un valido aperitivo,sia un ottimo compagno con antipasti come i peperoni ripieni con tonno e capperi,la carne cruda e alcuni salumi poco stagionati.
È ottimo con molti primi piatti, con carni bianche soprattutto se tra gli ingredienti sono presenti erbe aromatiche,con il pesce cotto in vari modi, con formaggi caprini freschi e naturalmente il Montebore, formaggio storico della zona. Stupendo con il tartufo bianco delle valli, semplicemente grattato sui tajerin al burro.
Da giovane si serve ad una temperatura di 10-12°, mentre per bottiglie con 4/5 anni d'invecchiamento e oltre, 12-14°.
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